un'auto di car2go a piazzale michelangelo a firenze

Due carezze per proteggere l’Ambiente!

Due carezze per proteggere l’Ambiente!

Come raggiungere Villa Donatello con il Car Sharing di Car2Go
e il nostro impegno per utilizzare carta riciclata

Fino a pochi anni fa le parole Sharing Economy Car Sharing sarebbero state prive di senso.

Con la crescita di Internet e della digitalizzazione più in generale, questi sono oggi invece termini tra i più utilizzati nella nostra vita di tutti i giorni.

Si parla di sharing economy quando viene attivato un modello economico improntato sulla condivisione di beni e servizi, e quindi non più basato sull’acquisto e sulla proprietà ma piuttosto sul riuso e sulla condivisione.

Il Car Sharing è proprio uno di questi modelli, che prevede per l’utente la possibilità di utilizzare un mezzo per il solo periodo in cui gli è necessario, per poi lasciarlo a disposizione di utenti successivi.

Siamo lieti di annunciare che, tra le varie modalità con le quali raggiungere la nostra Casa di Cura, si è aggiunta da poco la possibilità di farlo utilizzando una delle vetture del più famoso servizio di car sharing: Car2Go.

I vantaggi del Car Sharing

Perché il car sharing si sta diffondendo in tutto il mondo? Quali sono i vantaggi che mette a disposizione?

  • È amico dell’Ambiente: abbiamo spesso ricordato – per esempio in questo articolo – come uno dei nemici invisibili più terribili per la nostra salute sia l’inquinamento che tiene sotto scacco le nostre città. Il Car Sharing aiuta ad ottimizzare il sistema dei trasporti riducendo il traffico e l’utilizzo di auto private spesso vetuste e non in linea con le attuali richieste sulle emissioni. Si riducono sicuramente sia i consumi che le emissioni di polveri sottili.
  • Allevia la congestione degli spazi pubblici: spesso utilizziamo la nostra vettura per brevi spostamenti, per esempio per recarci al lavoro o a fare una giornata di shopping, lasciandola parcheggiata per ore nelle zone più congestionate delle nostre città. Il Car Sharing permette di muoversi verso le nostre destinazioni preferite per poi lasciare che l’auto venga utilizzata da altri utenti e così via. Secondo una ricerca dell’Anci sulla mobilità urbana, per fare la strada casa-lavoro e casa-studio, nelle nostre città circolano quotidianamente circa 1.9 milioni di autovetture che trasportano una media di 1,33 persone per automobile. Quasi 2 su tre viaggiano con il solo conducente!
  • Si risparmiano denaro, tempo ed energie: grazie al car sharing si possono evitare i costi legati alla gestione e alla manutenzione di un’auto di proprietà. Addio alla necessità di rifornimenti quotidiani, riparazioni, assicurazioni, bollo, revisioni, spese di parcheggio e impossibilità di accedere a molte zone a traffico limitato. Questi costi invece sono condivisi con tutti gli utenti e già compresi nel prezzo di pochi centesimi al minuto che viene applicato da Car2Go (le tariffe variano a seconda del modello di auto che si sceglie di utilizzare).

Utilizzando il banner sottostante sarà possibile evitare il pagamento dei 9€ previsti per la prima iscrizione e ricevere in più un buono di 5€ da spendere con il servizio. Ulteriori vantaggi nell’uso delle auto di Car2Go sono visibili anch’essi cliccando il banner qui sotto.


La carta riciclata

Una struttura come Villa Donatello prevede un abbondate uso di carta, sia per attività di comunicazione e di operatività interne, sia nel rapporto con i pazienti con i quali lavoriamo quotidianamente.

Per questo scegliere di utilizzare carta riciclata è un impegno che permette di preservare nel tempo una quantità enorme di alberi.

Qualcuno potrebbe obiettare che la qualità della grana della carta riciclabile sia inferiore a quella normale. La domanda che dovremmo porci invece è: abbiamo davvero bisogno di fogli bianchissimi per comunicare tra di noi? Ecco perché abbiamo deciso di comunicare la nostra scelta ricordandone la finalità principale…

Quali sono i vantaggi di utilizzare carta riciclata? Ve ne segnaliamo sette

  1. Contribuire ad abbattere i livelli di deforestazione nel mondo
  2. Alleviare il lavoro già affaticato delle discariche
  3. Salvaguardare l’habitat di persone e animali che vivono in zone di deforestazione
  4. La qualità della carta riciclata è migliorata moltissimo negli ultimi anni e funziona benissimo anche con le stampanti
  5. La produzione della carta riciclata richiede una quantità minore di energia rispetto a quella normale
  6. La produzione della carta riciclata richiede una quantità minore di acqua rispetto a quella utilizzata per la carta tradizionale
  7. La carta riciclata è riciclabile a sua volta e può essere recuperata fino a sei volte

Siamo molto orgogliosi di queste scelte, altre sono già allo studio. Riteniamo fondamentale mantenere alti gli standard delle nostre attività tenendo però d’occhio gli sprechi e valorizzando tutte le occasioni possibili di risparmio dell’ambiente che ci circonda. Una sfida che ognuno di noi dovrebbe affrontare quotidianamente alla ricerca di nuove pratiche e atteggiamenti di sostenibilità.


 

hamburger allineati su un tavolo di legno

Che cosa si intende quando si parla di “cibi processati”?

Che cosa si intende quando si sente parlare di “cibi processati”?

Quante volte avete incontrato la frase “cibi processati” leggendo di alimentazione su una rivista, ascoltando un dietologo in radio o in televisione o, ancora, visitando un Sito Web online? Sicuramente molte volte.

La frase però, lasciata cadere così come se fosse scontata, non corrisponde ad un’immagine immediatamente chiara di ciò che rappresenta.

È bene sapere quindi che, dal 2010 e poi dal 2016 di nuovo dopo aggiornamento, esiste una vera e propria classificazione dei cibi determinata da rapporti prestabiliti di livelli ed entità di processi subiti, chiamata Nova System.

Conoscere almeno a grandi linee di quali gruppi facciano parte gli alimenti dei quali ci cibiamo più spesso, ci aiuta ad interpretare informazioni importanti come quella che è stata riportata dalla stampa di tutto il mondo in queste ore, relativa ad un apparente aumento del rischio di mortalità derivato da un costante consumo di certe tipologie di cibi processati. Senza le coordinate esatte che ci permettano di capire se e dove sbagliamo, queste informazioni finirebbero nel dimenticatoio piuttosto che influenzarci ad adottare stili di vita e di consumo più salutari. Di seguito una lista esemplificativa di cibi, suddivisi nelle stesse categorie utilizzate dal Nova System. Per ulteriori informazioni, anche legate alla metodologia scientifica che ha portato alla realizzazione della classificazione, potete fare riferimento a questo documento ufficiale in lingua inglese.

Esempi di cibi non processati o minimamente processati

Frutta, verdura, legumi, latte (intero, parzialmente scremato e non grasso), uova, carne, pollame, pesce e frutti di mare, latte fermentato come yogurt, cereali (riso bianco, pasta), succo naturale, caffè e acqua.

Ingredienti da cucina processati

Sale, zucchero, miele, oli vegetali (d’oliva, di girasole, di mais), peperoncino, burro e strutto.

Esempi di cibi processati

Latte condensato, crema di latte, formaggi, prosciutto tradizionale stagionato, pancetta, frutta in scatola o succhi di frutta in bottiglia, pane (bianco e intero), birra e vino.

Esempi di cibi ultra-processati

Crema pasticcera, gelato, prosciutto, salame, salsiccia, hamburger, patè, foie gras, polpette di carne, patatine, cereali per la colazione, pizza, margarina, biscotti, muffin, ciambelle, croissant e altri dolci non fatti a mano, torte, cioccolato, marzapane, bevande gassate, bevande zuccherate artificialmente, bevande alla frutta, frappè, minestre istantanee, maionese, bevande alcoliche prodotte per fermentazione seguite da distillazione come whisky, gin e rum.


 

una nuvola a forma di cuore nel cielo azzurro

Come anche un lieve inquinamento dell’aria può influire sulla salute del cuore

Come anche un lieve inquinamento dell’aria
può influire sulla salute del cuore

Nel corso degli ultimi anni si è parlato sempre più spesso di come l’inquinamento atmosferico sia dannoso per la salute: sappiamo sempre più chiaramente quanto le polveri sottili siano diventate uno dei pericoli invisibili più temibili per il nostro organismo. Uno studio pubblicato su The Lancet Neurology due anni fa,  per fare un esempio, sosteneva come l’inquinamento dell’aria fosse una delle cause principali di ictus nel mondo.

Quello che preoccupa recentemente è che l’Organizzazione Mondiale della Sanità segnala che anche anche livelli di inquinamento atmosferico ritenuti sicuri sembrano avere influenza importante sull’incidenza di varie patologie, non soltanto legate ai polmoni e alla respirazione, ma anche alla salute del cuore.

Un professore di medicina cardiovascolare alla Queen Mary University di Londra – Steffen Petersen – ha condotto un nuovo studio che suggerisce come bassi livelli di inquinamento atmosferico possano causare cambiamenti nel cuore simili a quelli riscontrati nell’insufficienza cardiaca.

L’inquinamento atmosferico collegato all’ingrossamento del cuore

I ricercatori coinvolti hanno esaminato i dati di oltre 3.900 persone sane che hanno fornito informazioni personali sulla loro salute, sulla loro zona di residenza e sullo stile di vita comunemente adottato. Questi dati sono stati messi in relazione alle dimensioni, al peso e al funzionamento complessivo dei loro organi cardiaci, misurati tramite risonanza magnetica.

Lo studio ha rivelato una forte correlazione tra vivere vicino a una strada trafficata – e quindi essere esposti al biossido di azoto – e lo sviluppo di ispessimenti ventricolari.

I ricercatori osservano che ingrossamenti di questo tipo sono simili a quelli che si notano nelle prime fasi dello scompenso cardiaco: il team hanno registrato una relazione causa-effetto tra l’esposizione all’inquinamento e cambiamenti nell’anatomia del cuore.

Utilizzando particelle sottili (PM2,5) per misurare le particelle di inquinamento atmosferico, gli scienziati hanno scoperto che i ventricoli del cuore sono aumentati dell’1% per ogni microgrammo di PM2,5 per metro cubo e ogni 10 microgrammi per metro cubo di biossido di azoto (NO2).

L’inquinamento dell’aria da monitorare come il colesterolo

Il Dr. Nay Aung, autore principale dello studio condotto dal Prof. Steffen Petersen, commenta i risultati affermando:

Sebbene il nostro studio fosse osservativo e non avesse ancora dimostrato un nesso causale, abbiamo visto cambiamenti significativi nell’anatomia del cuore, anche a livelli relativamente bassi di esposizione all’inquinamento atmosferico.

L’inquinamento atmosferico – aggiunge – dovrebbe essere visto come un fattore di rischio modificabile.

I medici e le persone in generale – conclude il Dr. Aung –  dovrebbero essere consapevoli della loro esposizione ai fattori di inquinamento dell’aria quando pensano alla salute del proprio cuore, proprio come pensano alla loro pressione sanguigna, ai livelli di colesterolo e al peso corporeo.

Futuri studi, così affermano i ricercatori, includeranno i dati di coloro che vivono in città congestionate dal traffico come Manchester e Londra utilizzando sistemi di misurazione della funzione cardiaca più accurati, aspettandosi che i risultati siano ancora più evidenti e clinicamente rilevanti.

Anche il Prof. Jeremy Pearson, direttore medico associato della British Heart Foundation commenta questi dati asserendo che

Non possiamo aspettarci che le persone si trasferiscano di casa per evitare l’inquinamento atmosferico. I governi e gli enti pubblici devono agire il più presto possibile per rendere tutte le aree sicure e proteggere la popolazione da questa tipologia di danni, ad oggi inevitabile in troppe zone del mondo.


 

Un piatto di patatine fritte appoggiato su un tavolo di legno scuro

Quali sono le cause dell’obesità e quando una persona può dirsi obesa?

Quali sono le cause dell’obesità?

Quando una persona può dirsi obesa?

L’obesità è una condizione che incorre quando una persona è in eccesso di peso o ha una massa grassa così abbondante da mettere a rischio la propria salute.

I medici normalmete si avvalgono dell’Indice di massa corporea (BMI), che è uno strumento molto semplice per valutare se una persona ha un peso appropriato per la sua età, per il sesso e l’altezza. In buona sostaanza si tratta di un’analisi della combinazione tra altezza e peso: un BMI tra 25 e 29,9 indica che una persona è in eccesso di peso; un BMI maggiore di 30 suggerisce che una persona possa essere in condizione di obesità.

L’obesità, va ricordato, può aumentare il rischio di sviluppare una serie di condizioni di salute tra cui la sindrome metabolica, l’artrite e alcuni tipi di cancro.

La sindrome metabolica comprende una serie di problemi come l’ipertensione, il diabete di tipo 2 e le malattie cardiovascolari.

Mantenere un peso sano o perderlo grazie alla dieta e l’esercizio fisico, è un modo per prevenire o ridurre l’obesità. In alcuni casi non è da escludere la necessità di un intervento chirurgico.

Quali sono le principali cause dell’obesità?

un hamburger

1) Eccessivo consumo di calorie

Quando consumiamo più calorie di quante ne servano al nostro organismo per essere trasformate in energia, il nostro corpo le accumula sottoforma di grasso. Questo porta ad un eccesso di peso e probabilmente all’obesità.

Alcuni tipi di alimenti hanno maggiori probabilità di condurre ad un aumento di peso, specialmente quelli ad alto contenuto di grassi e zuccheri.

Tra gli alimenti che tendono ad aumentare il rischio di aumento di peso segnaliamo:

  • il cosiddetto Fast Food
  • i fritti
  • le carni grasse e processate
  • molti prodotti caseari
  • alimenti con zuccheri aggiunti come prodotti da forno, cereali per la colazione e biscotti
  • alimenti contenenti zuccheri nascosti come ketchup e molti altri in scatola e confezionati
  • succhi di frutta zuccherati, bibite e bevande alcoliche
  • alimenti lavorati ad alto contenuto di carboidrati come il pane

Consumare in eccesso questo tipo di cibi, soprattutto se in combinato ad una condizione di sedentarietà, può condurre un individuo alla condizione di obesità.

Si deve essere chiari anche su un’altra questione: persone che consumano una dieta composta principalmente a base di frutta, verdura, cereali integrali e acqua sono comunque a rischio di ingrassare se mangiano troppo o se intervengono fattori genetici che ne aumentano il rischio. Tuttavia è più probabile che esse godano di una dieta variata mantenendo un peso sano. I cibi freschi e i cereali integrali contengono fibre che fanno sentire una persona piena per più tempo e che favoriscono una sana digestione.

un uomo dorme sul divano abbracciato al suo cane

2) Condurre una vita sedentaria

  • Lavorare in ufficio invece che svolgere un lavoro manuale
  • Stare molte ore al computer o a guardare la televisione piuttosto che svolgere attività fisica
  • utilizzare esclusivamente l’auto per i propri spostamenti piuttosto che camminare o utilizzare una bicicletta

Meno ci muoviamo e meno saranno le calorie che consumeremo.

L’attività fisica è anche molto importante per regolare il comportamento degli ormoni i quali svolgono un ruolo molto importante su come il nostro organismo processa il cibo assunto.

L’attività fisica non richiede per forza un allenamento in palestra. Il lavoro fisico, camminare o andare in bicicletta, salire le scale e tutti i compiti domestici contribuiscono. Tuttavia sono la tipologia e l’intensità dell’attività ad influenzare il grado di beneficio a breve e a lungo termine per l’organismo.

una donna a letto che non riesce a dormire

3) Carenza di sonno

La carenza di sonno, ormai è accertato grazie ad una lunga serie di studi scientifici, può portare all’accumulo di peso corporeo e all’obesità perché può portare a cambiamenti ormonali che aumentano l’appetito.

Quando non dormiamo a sufficienza il nostro corpo produce la grelina: un ormone che stimola l’appetito. Contemporaneamente la mancanza di sonno determina anche una minore produzione di leptina, un ormone che invece sopprime l’appetito.

il corpo umano mostra il sistema endocrino

4) Sindrome metabolica e fruttosio

Gli scienziati credono che esista un legame tra l’alto consumo di fruttosio, l’obesità e la sindrome metabolica. Le autorità scientifiche hanno sollevato preoccupazioni circa l’uso di sciroppo di mais e altre sostanze ad alto contenuto di fruttosio per addolcire bevande e altri prodotti alimentari. I ricercatori osservano che l’assunzione di fruttosio in grandi quantità può essere un importante fattore predittivo del rischio metabolico soprattutto nei giovani.

Gli alimenti che contengono sciroppo di mais ad alto contenuto di fruttosio includono:

  • bibite, bevande energetiche e bevande sportive
  • caramelle e gelati
  • creme al caffè
  • salse e condimenti tra cui condimenti per insalata, ketchup e salsa barbecue
  • cibi zuccherati come yogurt, succhi e cibi in scatola
  • pane e altri prodotti da forno già pronti
  • cereali per la colazione, barrette di cereali e barrette energetiche

Per ridurre l’assunzione di sciroppo di mais e altri additivi controllate sempre le etichette prima di acquistare, optate per articoli non dolcificati o meno elaborati, preparate direttamente voi i condimenti per le insalate e, più in generale, cuocete il più possibile in casa i vostri prodotti alimentari.

Alcuni alimenti contengono altri dolcificanti, che possono comunque sviluppare altre tipologie di effetti avversi.

pillole di varie forme e colori

5) Medicinali

Anche alcune tipologie di medicinali possono contribuire all’accumulo di peso.

  • antipsicotici tipici, specialmente olanzapina, quetiapina e risperidone
  • anticonvulsivanti e stabilizzatori dell’umore, in particolare il gabapentin
  • farmaci ipoglicemici come la tolbutamide
  • glucocorticoidi usati per trattare l’artrite reumatoide
  • alcuni antidepressivi

Alcuni farmaci, tuttavia, possono portare invece alla perdita di peso. Chiunque stia iniziando un nuovo trattamento ed è preoccupato per il suo peso dovrebbe chiedere al proprio medico se il farmaco può avere qualche effetto.

6) Fattore genetico

Un gene difettoso associato alla massa grassa e all’obesità è responsabile di alcuni casi di obesità. Uno studio pubblicato nel 2013 indica un collegamento tra questo gene e:

  • l’obesità
  • i comportamenti che portano all’obesità
  • una maggiore assunzione di cibo
  • una preferenza per i cibi ipercalorici
  • una ridotta capacità della sensazione di sazietà

Conclusioni

Molti fattori giocano un ruolo importante nello sviluppo della condizione di obesità. I tratti genetici possono aumentare il rischio in alcune persone.

Una dieta salutare che contenga abbondanza di cibo fresco e un regolare esercizio fisico ridurranno il rischio di obesità nella maggior parte delle persone. Tuttavia, gli individui che hanno una predisposizione genetica potrebbero trovare più difficile mantenere un peso sano.

Condividi la tua situazione personale con il tuo medico di famiglia e discutine, se serve, con un professionista in grado di accompagnarti in un percorso sanitario controllato e costruito sulla tua specifica realtà.

Testata del sito web Vivermeglio

La nostra Casa di cura, da tempo, mette a disposizione Vivermeglio: un programma dedicato ai corretti stili di vita che si giova dell’intervento multidisciplinare di varie tipologie di professionisti in grado di costruire con te e per te un percorso di cura adeguato e fornirti un punto di riferimento di continuità che spesso, da soli, non siamo in grado di portare avanti.


 

Due mani operano una finta tiroide costruita con pezzi di puzzle

Ipotiroidismo: parliamo di dieta e alimentazione

Ipotiroidismo

Parliamo di dieta e alimentazione

La tiroide è una ghiandola endocrina dalla caratteristica forma di farfalla che si trova nella parte anteriore del collo e che è coinvolta in numerose funzioni dell’organismo, soprattutto quelle che regolano il nostro metabolismo.

L’ipotiroidismo è una sindrome che rende insufficiente l’azione degli ormoni tiroidei, prevalentemente quando la tiroide stessa non ne produce una quantità sufficiente con un conseguente squilibro di tutto l’organismo. Soffrire di ipotiroidismo può rallentare il metabolismo, causando aumento di peso, affaticamento e altri sintomi.

Spesso la via medica per trattare questa sindrome è quella che prevede di ricorrere all’uso di medicinali in grado di riequilibrare l’organismo rimpiazzando gli ormoni tiroidei mancanti.

Dieta e Ipotiroidismo

La dieta e le scelte alimentari non sono in grado di curare l’ipotiroidismo ma svolgono tre ruoli fondamentali che vanno conosciuti per gestirne la condizione:

  • Gli alimenti che contengono determinati nutrienti possono aiutare a mantenere una corretta funzione della tiroide, per esempio lo iodio, il selenio, lo zinco.
  • Altri alimenti invece interferiscono a detrimento della normale funzione tiroidea, come quelli contenenti soia. Limitando questi prodotti alimentari i sintomi possono essere alleviati.
  • Alcuni alimenti e integratori, infine, possono interferire negativamente con il modo in cui il corpo assorbe i farmaci sostitutivi della tiroide. La limitazione di questi alimenti può quindi aiutare l’organismo.

L’ipotiroidismo rallenta il metabolismo. Per questo è spesso correlato all’aumento di peso. Le persone affette da questa sindrome dovrebbero porre quindi particolare attenzione alla loro dieta, scegliendo prodotti in grado di diminuire l’effetto della mancata produzione ormonale.

È quindi utile conoscere quali sostanze siano in grado di migliorare la qualità della vita di chi è affetto da ipotiroidismo e in quali alimenti si possano reperire naturalmente.

IODIO

Il nostro corpo non è in grado di produrre naturalmente lo iodio, sostanza però necessaria alla produzione di ormoni.  È quindi importante assurmere questa sostanza scegliendo cibi in grado di fornirne come:

  • formaggi
  • latte
  • gelato
  • sale da tavola iodato
  • pesce d’acqua salata
  • uova intere

Bisogna fare attenzione al fatto che anche un’assunzione di quantità troppo elevate di iodio può contribuire a peggiorare l’ipotiroidismo o a produrre ipertiroidismo. Per questo è sempre indicato rivolgersi ad un professionista in grado di costruire con il paziente e poi modificare nel tempo una dieta corretta.

SELENIO

Il selenio è nutriente antiossidante che svolge un importante ruolo nella produzione degli ormoni tiroidei. Gli stessi tessuti della tiroide contengono il selenio in maniera naturale.

Gli alimenti ricchi di selenio includono:

  • tonno
  • gamberi
  • manzo
  • tacchino
  • pollo
  • prosciutto
  • uova
  • fiocchi d’avena
  • pane di farina integrale

ZINCO

Lo zinco è un altro nutriente che ha importanti effetti benefici sugli ormoni tiroidei e quindi sul metabolismo del nostro organismo.

Gli alimenti ricchi di zinco includono:

Gli alimenti che sarebbe meglio evitare

Alcuni alimenti contengono sostanze nutrienti che potrebbero contribuire ad un cattivo funzionamento della produzione tiroidea. Anche se non stiamo parlando di alimenti da vietare, un uso ridotto si è dimostrato efficace nel ridurre le sintomatologie di questa sindrome.

GOZZIGENI

Tra gli alimenti che contengono gozzigenianti-tiroidei possiamo segnalare:

  • cavoli
  • cavoletti di Bruxelles
  • cavolo russo
  • broccoli
  • cavolfiore

È molto importante però ricordare come questi alimenti offrano anche molti benefici per la salute. Le persone affette da ipotiroidismo possono assolutamente godere di questi cibi se assunti con moderazione: gli scienziati ritengono che questi cibi influenzino solo gli ormoni di chi ne consuma in eccesso. Va aggiunta l’importante informazione che il processo di cottura sembra disattivare gli effetti negativi sulla tiroide delle sostanze gozzigene.

SOIA

Negli ultimi anni alcuni ricercatori hanno scoperto che la soia può interferire con il modo in cui la tiroide produce ormoni.

In uno studio clinico pubblicato nel 2017, una paziente aveva sviluppato un grave ipotiroidismo dopo aver consumato una bevanda salutare contenente elevate quantità di soia per 6 mesi. Le sue condizioni sono poi migliorate dopo aver sospeso la bevanda e assunto farmaci sostitutivi dell’ormone tiroideo.

Gli alimenti che contengono soia includono:

  • latte di soia
  • salsa di soia
  • fagioli di soia
  • tofu
  • miso

ALIMENTI PROCESSATI o TRASFORMATI

Una persona dovrebbe evitare gli alimenti processati che tendono ad essere densi di calorie pur offrendo pochi benefici nutrizionali. Questa tipologia di alimenti è nota anche per favorire l’aumento di peso.

Esempi di alimenti perocessati includono:

  • Fast food
  • hot dog
  • ciambelle
  • torte
  • biscotti

GLUTINE

L’Ipotiroidismo può avere legami con una malattia autoimmune sottostante. Chi presenta i sintomi di questa sindrome può quindi essere più a rischio di altri di sviluppare altre condizioni autoimmuni come la celiachia.

La celiachia causa infiammazione cronica e danni all’intestino tenue a causa dell’ingestione di glutine. Il glutine è una proteina contenuta nel grano e in altri cereali, tra cui orzo, avena e segale.

Trattare la celiachia comporta seguire una dieta priva di glutine. Anche se non è ancora stato accertato un legame certo, le persone con ipotiroidismo autoimmune possono tentare di eliminare il glutine dalla loro dieta per vedere se i loro sintomi migliorano.


Come sempre queste informazioni e questi consigli hanno un carattere informativo. Il nostro intento è di farvi percepire l’importanza di affrontare questioni come l’ipotiroidismo assieme ad un professionista in grado di costruire con voi un percorso medico che corrisponda al vostro reale stato di salute. I professionisti di Villa Donatello, per esempio quelli che formano il team per il percorso di cura EndOsMet, sono a vostra disposizione per analizzare la vostra situazione personale.

una ragazza sta dormendo su un lenzuolo bianco

Insonnia: ne esistono 5 diverse tipologie, differentemente trattabili?

Insonnia: ne esistono 5 diverse tipologie, differentemente trattabili?

Un nuovo studio clinico prova a dimostrarlo

L’insonnia è un pernicioso problema di salute che affligge molte persone, ma il mondo della ricerca può rendere il disturbo più facile da identificare e successivamente trattare. A quanto pare l’insonnia non è un problema di salute sempre uguale in tutte le situazioni: un nuovo studio ha scoperto che ci sono 5 tipologie di insonnia, con sintomatologie differenti per ognuna di esse e che possono anche richiedere cure mediche diverse a seconda della situazione.

Per capire l’entità della diffusione di questa condizione l’Università della Pennsylvania afferma che 1 persona su 4 negli Stati Uniti è affetta da insonnia ogni anno. L’American Academy of Sleep Medicine aggiunge che circa il 10% delle persone soffrono una condizione di insonnia cronica che interferisce con la loro vita quotidiana. I sintomi comuni dell’insonnia comprendono

  • difficoltà ad addormentarsi e dormire
  • risveglio precoce durante la notte
  • affaticamento durante il giorno

Sono le donne ad avere maggiori probabilità di sperimentare l’insonnia rispetto agli uomini, così come lo sono le persone sole che vivono in condizione di emarginazione.

Il recente studio di cui stiamo parlando è stato condotto da ricercatori dell’Istituto olandese di neuroscienze (NIN) ed è stato pubblicato su The Lancet Psychiatry lo scorso 7 gennaio.

Con l’aiuto di migliaia di volontari gli scienziati sono stati in grado di scoprire che l’insonnia è un problema di salute più complicato di quanto abbiamo pensato fino ad oggi.

Le 5 tipologie di insonnia scoperte

I ricercatori del NIN hanno scoperto il modo in cui si manifesta questo disturbo di salute: i sintomi che l’accompagnano possono variare a seconda del tipo di insonnia.

Una tipologia – la tipo 1 – pare caratterizzata dal “nevroticismo“: la tendenza a lungo termine di una persona ad essere in uno stato emotivo negativo o ansioso. Non si tratta di una condizione medica ma di un tratto della personalità che viene spesso confuso con la nevrosi.

Le tipologie chiamate “2” e “3”, di contro, sembravano meno legate a situazioni angoscianti come quelle del tipo 1. Infatti, come hanno rivelato i ricercatori nel comunicato stampa dell’8 Gennaio, i tipi 2 e 3 sembrano più legati rispettivamente a un’alta o bassa sensibilità rispetto alla sensazione di gratificazione delle azioni o degli eventi che ci accadono.

Le tipologie 4 e 5 non sembrano per niente legate a sentimenti di tensione o angoscia. Per la tipologia 4 il fattore scatenante sembra legato ad uno stile di vita stressante, che può provocare insonnia grave e di lunga durata; le persone che sono state fatte ricadere nella tipologia 5, invece, non sembrano essere influenzate neppure da questo elemento.

Gli scienziati hanno sottoposto i soggetti della ricerca ad elettroencefalografia (EEG) – una scansione che misura le onde cerebrali – scoprendo che i gruppi di persone suddivisi per ogni tipologia di insonnia ipotizzata rispondevano in modo diverso agli stimoli esterni. Quando gli scienziati hanno testato i volontari a cinque anni di distanza dalla raccolta dei risultati iniziali, la maggior parte dei volontari aveva mantenuto lo stesso tipo di insonnia, cosa che i ricercatori hanno abbinato dunque ad un tratto distintivo e duraturo.

Il passo in più, realizzato dai membri del gruppo di studio che ha identificato le 5 distinte tipologie di insonnia, è stato quello di scoprire che i trattamenti medici più efficaci differivano da tipo a tipo. Ad esempio, alcuni soggetti sembravano più reattivi alla terapia cognitivo comportamentale, mentre altri sembravano più reattivi ai farmaci per il sonno.

Il risultato più interessante di tutto questo studio, quindi, è che anche se abbiamo sempre considerato l’insonnia come un disturbo, in realtà sembra articolarsi in cinque distinti disturbi: i meccanismi cerebrali che li accompagnano sono molto diversi.

Questa nuova scoperta favorisce ulteriori ricerche sull’insonnia e, soprattutto, sullo sviluppo di potenziali trattamenti mirati. Sebbene questa ricerca sia la prima nel suo genere, si spera che medici e ricercatori possano ottenere nuovi risultati e continuare a comprendere meglio le varie tipologie esistenti, soprattutto per venire incontro a quella persona ogni dieci che vive una condizione pesantissima sotto gli effetti di questa patologia.


 

1 2 3 9