un uomo co una folta barba è illuminato da una fila di led viola

Quale emisfero del cervello utilizzi di più?

Quale emisfero del cervello utilizzi di più?

Fatti e mistificazioni sul nostro “organo pensante”

Quante volte vi è capitato di trovare in Rete un quiz o qualcosa di simile che pretendeva di riuscire a farvi capire quale esmisfero del cervello determinasse il vostro modo di essere?

L’importanza che viene attribuita a questa eventuale risposta, nel sentire comune, avrebbe infatti implicazioni sulla nostra personalità. Molti credono che le persone che utilizzano prevalentemente la parte sinistra del cervello dovrebbero essere più inclini alla matematica e alle scienze analitiche, mentre le persone che utilizzano la parte destra avrebbero una propensione naturale verso la creatività.

Ma quanto di tutto ciò è vero? Come spesso accade la risposta più sensata è “soltanto in parte“. Anche se è vero che ognuno dei nostri emisferi svolge ruoli leggermente diversi, gli individui in realtà non hanno un lato dominante del cervello che governa la loro personalità e le loro abilità.

La ricerca ha rivelato piuttosto che le persone usano entrambi gli emisferi cerebrali praticamente in egual misura. Tuttavia, ciò che è vero è che l’emisfero sinistro del cervello è più collegato all’uso del linguaggio, mentre l’emisfero destro è applicato più alla complessità della comunicazione non verbale.

Destra contro Sinistra

No, non vogliamo scendere nell’agone politico, ma semplicemente parlare del dualismo presunto degli emisferi del nostro cervello.

Secondo la credenza popolare ognuno ha un lato del proprio cervello che è dominante e determina la personalità, i pensieri e il comportamento.

Dato che le persone possono essere mancine o destrorse, viene dato per scontato che possano quindi essere anche dominate da un emisfero invece che dall’altro.

Si dice quindi che le persone che si avvalgono prevalentemente della parte sinistra del cervello siano più:

  • analitici
  • logici
  • attenti al dettaglio e orientati verso i fatti
  • abili con i numeri
  • predisposte a pensare utilizzando le parole

Le persone invece con l’emisfero destro preponderante sarebbero più:

  • creative
  • aperte al libero pensiero
  • in grado di vedere il quadro generale delle cose
  • intuitive
  • probabilmente abituate a pensare per visualizzazioni piuttosto che con le parole

Che cosa ci dice la ricerca?

Ricerche recenti suggeriscono che la teoria del cervello sinistro e del cervello destro non è corretta.

Uno studio del 2013 ha esaminato le immagini tridimensionali di oltre 1.000 cervelli. In quell’occasione è stata misurata l’attività di entrambi gli emisferi grazie all’ausilio di uno scanner per la risonanza magnetica. I risultati ottenuti mostrano che ogni persona usa entrambi gli emisferi del cervello e che non sembra esserci un lato dominante.

Tuttavia è risultato vero che l’attività cerebrale di una persona differisce a seconda del compito che stasvolgendo. Ad esempio un altro studio afferma che i centri del linguaggio nel cervello si trovano nell’emisfero sinistro, mentre l’emisfero destro è specializzato per le comunicazioni emozionali e non verbali.

Il contributo portato alla ricerca sulla specializzazione emisferica delle funzioni cognitive ha portato, per esempio Roger W. SperryDavid Hunter Hubel e Torsten Nils Wiesel a vincerei il Premio Nobel nel 1981. Tuttavia, l’esagerazione culturale popolare attorno a queste scoperte ha portato allo sviluppo di credenze sulle personalità diverse in relazione alla preponderanza di un emisfero rispetto all’altro.

La dominanza emisferica differisce da persona a persona?

Il lato del cervello utilizzato in ogni attività non è lo stessa per ogni persona. Il lato del cervello che viene utilizzato per determinate attività può essere influenzato, per esempio, dal fatto che una persona sia mancina o destrorsa.

Uno studio del 2014 osserva che fino al 99% degli individui destrimani ha centri linguistici nella parte sinistra del cervello. Ma così è anche per circa il 70% delle persone mancine.

La dominanza emisferica varia da persona a persona anche in base alle diverse attività. Alla Scienza saranno necessarie ulteriori ricerche per comprendere appieno tutti i fattori che influiscono su questo aspetto.

In conclusione

La teoria che la personalità di una persona sia legata al predominio dell’emisfero sinistro o di quello destro del cervello non è supportata dalla ricerca scientifica.

Alcune persone potrebbero credere che questa teoria sia effettivamente in linea con le loro attitudini. Tuttavia, per comprendere la complessità di questo incredibile organo, non si dovrebbe fare affidamento su impressioni di questo tipo quanto invece si dovrebbe utilizzando modelli scientificamente accurati.

La convinzione comune sull’influenza degli emisferi sulla nostra personalità può essersi radicata così tanto perché, in realtà, l’attività cerebrale non è simmetrica e varia da persona a persona.


 

immagine di cellule staminali

Cellule staminali e diabete: nuove prospettive

Cellule staminali e diabete: nuove prospettive

Una ricerca della Washington University School of Medicine di St. Louis

Il diabete è una malattia con la quale si può convivere, seguendo le adeguate terapie ed i controlli medici. Al momento, però, non esiste ancora una vera e propria cura.

Un gruppo di ricercatori però sta lavorando ad una possibile soluzione che prevede l’uso delle cellule staminali, trasformate nell’occasione in cellule produttrici di insulina.

Milioni di persone sono affette nel mondo dal diabete

Il diabete è una condizione incurabile tra le più diffuse al mondo, con dati che annunciano una sua ulteriore crescita nei prossimi decenni, soprattutto nei paesi occidentali. Nel diabete di Tipo 2, il più comune in circolazione, il corpo non è in grado di produrre insulina o non è in grado di rispondere ai suoi normali effetti.

Il pancreas, l’organo del nostro corpo che ha il compito di fornire l’insulina al nostro organismo, reagisce in un primo momento aumentando la sua produzione. Questo però non può avvenire all’infinito. Il momento in cui il pancreas non riesce più a stare al passo con le necessità che la malattia impone, arriva inevitabilmente.

A quel punto gli zuccheri nel sangue aumentano e l’organismo non è più in grado di controllarne naturalmente i corretti livelli, in un range che rimanga salutare.  Un aumento della glicemia, giunti a questo punto, può portare a una serie di problemi di salute potenzialmente gravi.

Una delle cose più preoccupanti legate al diabete è l’alta percentuale di persone che, pur affette da questa condizione magari nei primi stadi, ancora non hanno ricevuto una vera e propria diagnosi della malattia. È stato calcolato come soltanto negli Stati Uniti vengano emesse ogni anno più di un milione e mezzo di nuove diagnosi.

Il diabete è una delle più frequenti cause di morte nei paesi occidentali: se non ben curato può condurre ad una serie preoccupante di complicazioni. Il diabete infatti può colpire gli occhi, i nervi, la pelle mentre le persone con questa condizione hanno anche una maggiore probabilità di sviluppare ipertensione e di essere colpiti da ictus.

I sintomi del diabete comprendono:

  • aumento della sete e della minzione
  • fame eccessiva
  • estrema stanchezza
  • problemi alla vista
  • tagli e contusioni che richiedono molto tempo per guarire

La nuova ricerca

I risultati di un nuovo studio a cura della Washington University School of Medicine di St. Louis, apparso sulla rivista scientifica Stem Cell Reports, potrebbero in futuro essere fondamentali per trovare finalmente una cura per il diabete.

Nel corso degli ultimi anni gli scienziati sono riusciti più volte a trasformare con successo le cellule staminali in cellule produttrici di insulina: quelle normalmente presenti nel pancreas che vengono chiamate cellule beta. Tuttavia la scienza, durante questi tentativi precedenti, si era imbattuta in una serie di problemi legati principalmente al fatto che risultasse molto complesso regolare la quantità di insulina prodotta da queste nuove tipologie di cellule.

Modificando il modo in cui hanno le cellule beta venivano sviluppate, il team dietro lo studio di cui stiamo parlando è finalmente riuscito a produrne una tipologia più reattiva ai reali livelli di glucosio presenti nel sangue.

I ricercatori hanno inoltre scoperto che quando trapiantavano le nuove cellule in topi i cui organismi non erano in grado di produrre insulina, queste iniziavano a secernere l’ormone entro pochi giorni e che, per di più, si sono rivelate di ausilio per controllare lo zucchero nel sangue delle cavie per mesi.

Siamo stati in grado di superare un importante punto debole nel modo in cui queste cellule erano state precedentemente sviluppate – dichiara il ricercatore a capo della ricerca Prof. Jeffrey R. Millman: professore di medicina e ingegneria biomedica
Le nuove cellule produttrici di insulina reagiscono più rapidamente e in modo appropriato quando incontrano il glucosio: si comportano quasi esattamente alle cellule beta che osserviamo nell’organismo di persone che non hanno il diabete.

La ricerca sarà applicabile sugli esseri umani?

Con l’incidenza del diabete in continua crescita non stupisce che i ricercatori di tutto il mondo continuino a lavorare nella speranza di trovare un nuovo trattamento per questa condizione. Il Prof. Millman faceva parte in passato del gruppo di ricerca che per primo ha lavorato alla conversione delle cellule della pelle in cellule staminali nel 2014, facendo qualcosa di simile nel 2016 con cellule della pelle di una persona con diabete.

In entrambi i casi il team aveva lavorato per trasformare le cellule staminali in cellule beta che secernono insulina che poi, però, non avevano correttamente funzionato una volta che avevano cominciato a produrre l’ormone. In alcuni casi le cellule producevano troppa insulina, mentre in altri non ne producevano abbastanza. Ovviamente nessuna di queste situazioni è ideale per gestire il diabete nelle persone umane tuttavia, grazie a questo studio, le cellule beta di nuova concezione risultano essere molto più affidabili.

Questa ricerca apre una nuova eccitante strada ai ricercatori che si occupano del diabete. La vera domanda però è: quanto emerso da questo studio potrebbe davvero aiutare l’organismo di un malato di diabete a produrre insulina e quindi funzionare bene anche negli esseri umani? Saranno i test clinici a dare delle risposte ma, in primo luogo, gli scienziati dovranno sviluppare un metodo per testare in sicurezza su pazienti veri questa nuova tipologia di cellule.

Se arrivassimo a quel punto il Prof. Millman ed il suo team avrebbero già in programma di produrre in serie le cellule beta nate da cellule staminali: sarebbero già in grado di generare più di un miliardo di cellule beta in poche settimane.

Come sempre seguiremo gli sviluppi di questa novità e vi aggiorneremo con nuovi articoli se emergessero novità di rilievo.


Vi consigliamo di visitare la sezione del nostro Sito Web dedicata al Percorso di Cura EndOsMet che offre ai nostri pazienti l’opportunità di affrontare al meglio disfunzioni come il diabete, attraverso una visione unica che prevede l’intervento congiunto di professionisti con specializzazioni diverse, coordinati sotto un’unica metodologia operativa.


 

le ragazze della fiorentina women's FC e de Il Bisonte San Casciano Volley

Gioca d’anticipo contro il tumore

Gioca d’anticipo contro il tumore

Fondazione ANT, Villa Donatello e Banco Fiorentino insieme per la prevenzione

Giunge al quarto anno consecutivo la collaborazione fra Fondazione ANT e Villa Donatello, attraverso la promozione di progetti di prevenzione oncologica gratuita aperti alla cittadinanza. Lunedì 28 Gennaio alle 12.30, presso la Sala Barile della Presidenza del Palazzo del Pegaso in Via Cavour 4 a Firenze sono stati presentati i progetti di prevenzione secondaria che gli specialisti ANT attueranno nel 2019 a Villa Donatello e nel Mugello, grazie al sostegno di Banco Fiorentino: il Progetto Ginecologia, il Progetto Mammella e il Progetto Melanoma. Testimonial delle iniziative di quest’anno sono le atlete della Fiorentina Women’s FC e dell’Azzurra Volley San Casciano Il Bisonte.

A Villa Donatello si svolgeranno 10 sessioni di visite gratuite di Progetto Ginecologia ANT: 60 pazienti della nostra regione potranno usufruire senza alcun costo di una visita ginecologica con ecografia trans vaginale e pap test con lo scopo di individuare eventuali lesioni sospette, permettendo così di intervenire nel modo più adeguato e tempestivo possibile. Come offerto nello screening della Regione Toscana, anche nel Progetto Ginecologia ANT sarà inserito l’HPV Test (ricerca del Papilloma Virus) per un gruppo di donne selezionato per età e che non l’abbiano già eseguito nei 5 anni precedenti. Il progetto è stato reso possibile anche dalla collaborazione gratuita di Synlab Italia, per l’esame dei pap test

Il Progetto mammella ANT vedrà lo svolgersi di 8 giornate dedicate alle donne sotto i 45 anni: le cittadine avranno a disposizione 96 visite senologiche con ecografia mammaria (ed eventuale mammografia a completamento se necessario). La scelta di questa fascia d’età è legata al fatto che per le donne sopra i 45 anni esiste uno screening a chiamata della Regione Toscana.

Banco Fiorentino sarà a fianco di ANT per una parte delle visite del Progetto Melanoma che si svolgeranno nel 2019 a Borgo San Lorenzo e dedicate ai cittadini residenti nei Comuni del Mugello. Saranno disponibili 3 giornate con 90 visite dermatologiche, sempre gratuite, per il controllo della cute e l’individuazione di eventuali nevi sospetti.

locandina della campagna "gioca d'anticipo con il tumore"

Le visite di ginecologia e gli esami senologici partiranno a fine Febbraio: comunicheremo il programma con le date precise, gli orari e le modalità di prenotaziones in un prossimo articolo di questo blog (per non perdervi questo e altri eventi legati alla nostra struttura iscrivetevi alla nostra Newsletter direttamente dal form che trovate nella prima pagina di questo Sito Web).

Siamo lieti di ospitare questa iniziativa oggi – ha dichiarato il Presidente Giani – perché conosciamo bene l’impegno di Fondazione ANT sul fronte della prevenzione in tutta la nostra regione. Ad ANT si affiancano Villa Donatello e il Banco Fiorentino a formare una vera squadra impegnata nella lotta contro il tumore. La presenza delle atlete di Fiorentina’s Women e Il Bisonte Volley oggi testimonia poi l’importanza dei corretti stili di vita come fattore di primaria importanza per la prevenzione.

I programmi di prevenzione oncologica gratuita ANT sono già ripartiti dal mese di Gennaio nelle zone di Firenze, Siena e Pisa e nei prossimi mesi arriveremo anche nelle altre Province – ha detto Simone Martini, Delegato ANT di Firenze – Sono molto contento che la collaborazione con Villa Donatello possa continuare anche quest’anno e ringrazio il Banco Fiorentino per aver deciso di sostenerci in questo senso. Vorrei riprendere le recenti dichiarazioni della nostra Presidente Pannuti. Sei persone su dieci in Italia, nel 2018, sono state costrette a rinunciare a cure specialistiche ed esami e tra queste, il 31% ha messo da parte la prevenzione, come ha evidenziato lo studio dell’Osservatorio sul bilancio di welfare delle famiglie italiane di MBS Consulting. Fondazione ANT da sempre si impegna per rendere alla portata di tutti la cultura della prevenzione oncologica, informando, sensibilizzando e soprattutto erogando ogni anno visite di prevenzione in diversi ambiti. Tutto questo non sarebbe possibile senza il contributo di grandi aziende e privati cittadini che ci sostengono in questa importante attività con le proprie donazioni. I Volontari ANT che vedete ogni giorno impegnati sulle piazze, anche in questo periodo di clima non mite, raccolgono fondi proprio per sostenere anche i progetti di prevenzione oncologica che ANT porta in tutt’Italia, offrendo ogni anno oltre 20.000 visite e controlli gratuiti, oltreché per sostenere la nostra storica attività di assistenza domiciliare gratuita per i malati oncologici della Toscana.

L’attenzione alla salute della persona, e quindi anche alla prevenzione, è uno dei pilastri su cui Villa Donatello ha costruito la propria storia – ha dichiarato l’Ing. Lorenzo Bifone, Presidente di Villa Donatello – per questo siamo lieti di essere ancora a fianco di Fondazione Ant, anche su questo importante progetto rivolto al mondo delle donne. Da questo punto di vista, avere come testimonial di questa campagna le giovani sportive della Fiorentina Women’s e del Bisonte Volley che rappresentano un modello positivo per tutti i giovani, può contribuire allo sviluppo della consapevolezza verso la necessità della prevenzione.

Il Banco Fiorentino è una banca legata al territorio e a coloro che ci vivono- ha aggiunto il Davide Menetti, Direttore generale di Banco Fiorentino – per questo siamo particolarmente felici del supporto che abbiamo deciso di offrire alle attività che ANT realizzerà nei prossimi mesi. Un aiuto concreto per la prevenzione che incontra e sposa i nostri valori. In quest’ottica anche la convezione che abbiamo messo in piedi con Villa Donatello mira ad offrire a prezzi contenuti, check-up di prevenzione e altre analisi a tutti i nostri soci e ai nostri dipendenti, ovvero tutte quelle persone che costituiscono la nostra banca.

Alcune immagini della Conferenza Stampa


 

una ragazza sta dormendo su un lenzuolo bianco

Insonnia: ne esistono 5 diverse tipologie, differentemente trattabili?

Insonnia: ne esistono 5 diverse tipologie, differentemente trattabili?

Un nuovo studio clinico prova a dimostrarlo

L’insonnia è un pernicioso problema di salute che affligge molte persone, ma il mondo della ricerca può rendere il disturbo più facile da identificare e successivamente trattare. A quanto pare l’insonnia non è un problema di salute sempre uguale in tutte le situazioni: un nuovo studio ha scoperto che ci sono 5 tipologie di insonnia, con sintomatologie differenti per ognuna di esse e che possono anche richiedere cure mediche diverse a seconda della situazione.

Per capire l’entità della diffusione di questa condizione l’Università della Pennsylvania afferma che 1 persona su 4 negli Stati Uniti è affetta da insonnia ogni anno. L’American Academy of Sleep Medicine aggiunge che circa il 10% delle persone soffrono una condizione di insonnia cronica che interferisce con la loro vita quotidiana. I sintomi comuni dell’insonnia comprendono

  • difficoltà ad addormentarsi e dormire
  • risveglio precoce durante la notte
  • affaticamento durante il giorno

Sono le donne ad avere maggiori probabilità di sperimentare l’insonnia rispetto agli uomini, così come lo sono le persone sole che vivono in condizione di emarginazione.

Il recente studio di cui stiamo parlando è stato condotto da ricercatori dell’Istituto olandese di neuroscienze (NIN) ed è stato pubblicato su The Lancet Psychiatry lo scorso 7 gennaio.

Con l’aiuto di migliaia di volontari gli scienziati sono stati in grado di scoprire che l’insonnia è un problema di salute più complicato di quanto abbiamo pensato fino ad oggi.

Le 5 tipologie di insonnia scoperte

I ricercatori del NIN hanno scoperto il modo in cui si manifesta questo disturbo di salute: i sintomi che l’accompagnano possono variare a seconda del tipo di insonnia.

Una tipologia – la tipo 1 – pare caratterizzata dal “nevroticismo“: la tendenza a lungo termine di una persona ad essere in uno stato emotivo negativo o ansioso. Non si tratta di una condizione medica ma di un tratto della personalità che viene spesso confuso con la nevrosi.

Le tipologie chiamate “2” e “3”, di contro, sembravano meno legate a situazioni angoscianti come quelle del tipo 1. Infatti, come hanno rivelato i ricercatori nel comunicato stampa dell’8 Gennaio, i tipi 2 e 3 sembrano più legati rispettivamente a un’alta o bassa sensibilità rispetto alla sensazione di gratificazione delle azioni o degli eventi che ci accadono.

Le tipologie 4 e 5 non sembrano per niente legate a sentimenti di tensione o angoscia. Per la tipologia 4 il fattore scatenante sembra legato ad uno stile di vita stressante, che può provocare insonnia grave e di lunga durata; le persone che sono state fatte ricadere nella tipologia 5, invece, non sembrano essere influenzate neppure da questo elemento.

Gli scienziati hanno sottoposto i soggetti della ricerca ad elettroencefalografia (EEG) – una scansione che misura le onde cerebrali – scoprendo che i gruppi di persone suddivisi per ogni tipologia di insonnia ipotizzata rispondevano in modo diverso agli stimoli esterni. Quando gli scienziati hanno testato i volontari a cinque anni di distanza dalla raccolta dei risultati iniziali, la maggior parte dei volontari aveva mantenuto lo stesso tipo di insonnia, cosa che i ricercatori hanno abbinato dunque ad un tratto distintivo e duraturo.

Il passo in più, realizzato dai membri del gruppo di studio che ha identificato le 5 distinte tipologie di insonnia, è stato quello di scoprire che i trattamenti medici più efficaci differivano da tipo a tipo. Ad esempio, alcuni soggetti sembravano più reattivi alla terapia cognitivo comportamentale, mentre altri sembravano più reattivi ai farmaci per il sonno.

Il risultato più interessante di tutto questo studio, quindi, è che anche se abbiamo sempre considerato l’insonnia come un disturbo, in realtà sembra articolarsi in cinque distinti disturbi: i meccanismi cerebrali che li accompagnano sono molto diversi.

Questa nuova scoperta favorisce ulteriori ricerche sull’insonnia e, soprattutto, sullo sviluppo di potenziali trattamenti mirati. Sebbene questa ricerca sia la prima nel suo genere, si spera che medici e ricercatori possano ottenere nuovi risultati e continuare a comprendere meglio le varie tipologie esistenti, soprattutto per venire incontro a quella persona ogni dieci che vive una condizione pesantissima sotto gli effetti di questa patologia.


 

foto del Dr. Naspetti

L’endoscopia è il futuro della ricostruzione chirurgica

L’endoscopia è il futuro della ricostruzione chirurgica

Pubblichiamo anche sul nostro blog questa intervista di Manuela Plastina al dottor Riccardo Naspetti, uscita in originale sullo speciale Salus (supplemento mensile di QN Salute) del 30 dicembre 2018.

Salus, 30 Dicembre 2018

L’endoscopia è il futuro della chirurgia non solo demolitiva, ma anche ricostruttiva. Ne è sicuro il dottor Riccardo Naspetti, chirurgo generale specialista in endoscopia digestiva chirurgica nella clinica Villa Donatello di Firenze.


Dottor Naspetti, l’endoscopia è la nuova frontiera della chirurgia digestiva?

È la forma di approccio più mininvasiva a disposizione. Queste metodica sta conquistando sempre più campo rispetto alla chirurgia col bisturi. Ha cambiato l’approccio all’intervento in una visione che limita al massimo il danno e il trauma chirurgico, col minimo sacrificio dei tessuti e l’ottimizzazione del risultato finale.

Dove può essere applicata in campo digestivo?

Dall’apparato digerente superiore fino alle vie biliari. Laddove nel recente passato dovevamo effettuare un taglio vasto, con maggiore invasività, grandi cicatrici, maggior rischio di infezioni, degenze più lunghe, oggi con l’intervento in endoscopia sfruttiamo la strada percorsa dal cibo, senza tagli. Ottimizziamo il risultato, riduciamo al massimo i costi per la comunità e i pazienti che devono sottoporsi a questi interventi.

Finora, soprattutto in campo oncologico, l’endoscopia veniva utilizzata solo per la parte demolitiva.

Le tecnologie prossimamente in arrivo ci permetteranno finalmente di occuparsi anche della parte ricostruttiva. Tra il 2019 e il 2020 avremo la possibilità di accedere all’apparato digerente con piccolissimi robot, delle “manine” tecnologiche che permettono di ricostruire endoscopicamente. Il mercato è pronto a ricevere questa innovazione che tanto significherà nel nostro settore.

Quali sono i casi più seguiti a Villa Donatello?

La maggior casistica riguarda i tumori al colon, la seconda neoplasia in Europa con dati in continua crescita. L’endoscopia resta lo strumento essenziale per segnare i confini del trattamento chirurgico e anche nell’approccio diagnostico.

Questa tipologia di approccio è applicabile anche in fase pretumorale?

Sì, si sta sempre più affermando nel trattamento delle forme iniziali di tumore all’esofago, legato al reflusso gastroesofageo. É un fenomeno in crescita in occidente. Individuare le lesioni precancerogene ancora prima che si creino, permette una risoluzione fondamentale. Cerchiamo anche di risolvere il problema stesso del reflusso, che ha appunto una ricaduta negativa in occidente: viene sempre meno trattata per via farmacologica per tutte le conseguenze che comporta il trattamento cronico. Puntiamo sempre più attenzione ai trattamenti mininvasivi anche in questo caso.

E sulle vie biliari?

Un tempo si trattavano per lo più chirurgicamente e solo in maniera residuale con endoscopia. Oggi l’approccio è cambiato: la via endoscopica è il primo trattamento, a partire dalle calcolosi biliari e le loro conseguenze.

Quali sono i vantaggi dell’approccio endoscopico?

Oltre alla riduzione dei rischi infettivi e cicatriziali, questo metodo è controllato sulla persona, a misura di paziente. Trattiamo senza dolore: il paziente è sottoposto a sedazione con assistenza dell’anestesista. Ad esempio nel tumore del retto, esce dalla sala endoscopica vigile, senza dolori. Non usiamo più l’aria compressa per distendere l’intestino, ma l’anidride carbonica, un gas inerte che viene assorbito senza lasciare disagi nè l’addome gonfio. Il trattamento consente dimissioni molto veloci, anche il giorno successivo.


immagine rappresentativa del bruciore di stomaco

Il Reflusso acido: rimedi e stili di vita per ridurne l’insorgenza

Il Reflusso acido

Rimedi e Stili di Vita che ne riducono l’insorgenza

Il reflusso acido (più correttamente il reflusso gastroesofageo) può causare una sensazione dolorosa di bruciore alla gola o al torace che comunemente le persone chiamano bruciore di stomaco. Semplici rimedi casalinghi e consigli sullo stile di vita possono aiutare a ridurre o prevenire il reflusso acido e il bruciore di stomaco.

Il reflusso acido si verifica quando la valvola tra il tubo digerente e lo stomaco, noto come lo sfintere esofageo inferiore (SEI), non si riesce a chiudere correttamente dopo aver mangiato, il che consente all’acido dello stomaco di fuoriuscire nel tubo del cibo.

Il reflusso acido è molto comune e si può accompagnare ad altri sintomi che possono includere vomito, alito cattivo, erosione dei denti e un sapore amaro o aspro nella parte posteriore della bocca.

I sintomi  e la presenza di questo problema non vanno assolutamente trascurati. È possibile infatti che il reflusso acido frequente o prolungato possa svilupparsi in una forma più grave di reflusso conosciuta come malattia da reflusso gastroesofageo (MRGE).


Rimedi casalinghi e consigli sullo stile di vita
che possono aiutare a ridurre o prevenire il reflusso acido

Perdere peso

Diversi studi scientifici hanno trovato un’associazione tra l’obesità e la MRGE. Anche se la ragione dell’associazione non è chiara, i ricercatori ritengono che l’aumento della pressione addominale che si verifica a causa di un aumento di peso può causare il rilassamento dello sfintere esofageo inferiore, con conseguente perdita di acido gastrico nel tubo digerente.

Uno studio del 2013 ha studiato l’effetto della perdita di peso sulla MRGE tra gli adulti in sovrappeso e obesi. Dei 332 partecipanti che hanno preso parte allo studio il 37% ha riferito di aver avuto sintomi di MRGE.

Dopo aver completato un programma di perdita di peso strutturato di 6 mesi, il 65% di questi partecipanti ha riferito che i loro sintomi erano completamente svaniti; un altro 15% ha notato invece un parziale miglioramento della sintomatologia.

 

Tenere un diario alimentare

Molte persone riferiscono che certi alimenti specifici possono innescare in loro il reflusso acido e il conseguente bruciore di stomaco. Questi elementi scatenanti differiscono da persona a persona, ma alcuni esempi comuni includono:

  • caffeina
  • caffè
  • cioccolato
  • alcool
  • soda e altre bevande gassate
  • cibi grassi, piccanti, fritti e salati
  • agrumi e succhi
  • aglio e cipolle
  • pomodori

Uno studio del 2014 ha rilevato come le persone soggette alla Malattia da Reflusso gastroesofageo tendessero a manifestare sintomi più gravi dopo aver mangiato cibi grassi, fritti, acidi o piccanti.

I cibi acidi, va da sè, contengono alti livelli di acido, mentre gli alimenti piccanti contengono una sostanza chimica chiamata capsaicina. Entrambi possono irritare il tubo digerente.

Gli alimenti grassi contribuiscono ai sintomi di MRGE interferendo con lo sfintere esofageo inferiore e rallentando la digestione nello stomaco.

Le persone con reflusso acido possono trarre beneficio dal tenere un diario alimentare, in grado di aiutarli a identificare i singoli alimenti che scatenano i sintomi.

Conformarsi a pasti regolari e porzioni ridotte

Uno studio del 2014 ha confrontato le abitudini alimentari delle persone in cui è presente o meno la Malattia da reflusso gastroesofageo.

Mentre tutti i partecipanti di solito mangiavano tre pasti al giorno, quelli affetti da MRGE hanno saltato almeno un pasto molto più spesso di quelli che non ne erano affetti.

I partecipanti affetti da MRGE hanno anche dimostrato di incorrere in una probabilità maggiore di concentrare nel pasto serale la maggior parte dell’apporto di cibo piuttosto che dividere il loro apporto calorico in modo più uniforme tra il pranzo e la cena. I pasti abbondanti aumentano la quantità di cibo che lo stomaco ha bisogno di digerire, il che può peggiorare il reflusso acido.

I ricercatori raccomandano di consumare almeno tre pasti al giorno per prevenire e curare la MRGE. Suddividere in quattro o cinque pasti più piccoli potrebbe essere ancora più vantaggioso.

Alzare la testiera del letto

Alcune persone sperimentano un peggioramento del reflusso acido durante la notte. Questo tipo di reflusso acido è noto come reflusso gastroesofageo notturno o reflusso notturno e può avere un impatto negativo sul sonno di una persona.

Sdraiarsi dopo un pasto abbondante può contribuire al reflusso acido perché è più facile che il contenuto dello stomaco rifluisca nel tubo digerente quando una persona non è in posizione eretta.

Un piccolo studio del 2014 si proponeva di valutare se sollevare la testa più in alto di 20cm, mentre si è sdraiati a letto, migliorasse i sintomi in alcune persone che avevano ricorrente reflusso notturno.

Dopo 6 giorni di sonno effettuato in una posizione più sollevata i partecipanti hanno sperimentato una significativa riduzione del reflusso notturno e il 65% ha anche riportato una diminuzione dei disturbi del sonno.

L’International Foundation for Functional Gastrointestinal Disorders (IFFGD) raccomanda alle persone che subiscono regolarmente il reflusso notturno di provare a inserire una zeppa triangolare sotto la testiera del letto. Questa elevazione dovrebbe mantenere il tubo digerente sollevato sopra lo stomaco durante il sonno.

Evitare  il cibo prima dell’orario del sonno

Mangiare a tarda notte può aumentare la probabilità di riflusso notturno.

Uno studio del 2013 ha studiato la relazione tra diversi modelli alimentari e la Malattia da Riflusso Gastroesofageo. I ricercatori hanno scoperto che mangiare pasti più vicini al momento di andare a dormire era associato a un aumento dei sintomi della MRGE.

La produzione di acido gastrico è più alta durante le prime 3 ore dopo aver mangiato. Un altro studio del 2013, compiuto su persone che avevano ricevuto un trattamento per il reflusso acido, ha rilevato che i partecipanti avevano maggiori probabilità di manifestare una ricomparsa dei sintomi se mangiavano meno di 3 ore prima di andare a dormire.

Limitare l’assunzione di alcol

Sempre secondo l’IFFGD, l’alcol è fattore che provoca il bruciore di stomaco, soprattutto perché:

  • è irritante del tubo digerente
  • interferisce con la corretta funzione dello sfintere esofageo inferiore
  • aumentaa la produzione di acido dello stomaco

Tuttavia uno studio scientifico effettuato su larga scala ha messo in evidenza come molti altri fattori legati allo stile di vita, tra cui la cattiva qualità del sonno e abitudini alimentari irregolari, fossero fattori di rischio più forti per la MRGE rispetto all’alcol. Una revisione di questi dati ha permesso di concludere che non vi sono prove scientifiche sufficienti per dimostrare che la riduzione dell’assunzione di alcol migliori i sintomi di MRGE.

È nostro consiglio, per le persone che trovano che l’alcol inneschi o peggiori il loro reflusso acido, ridurne l’assunzione.

Smettere di fumare

Secondo una ricerca del 2016 il fumo da tabacco può contribuire al reflusso acido:

  • interferendo con la corretta funzione dello sfintere esofageo inferiore
  • rendendo la saliva meno efficace nel neutralizzare l’acido dello stomaco

La ricerca ha rilevato che rinunciare al fumo ha portato ad una diminuzione della MRGE grave, ma solo per individui con un peso corporeo equilibrato per le loro proporzioni. I partecipanti in sovrappeso o obesi non hanno mostrato la stessa riduzione dei sintomi nonostante l’abbandono del fumo.


Quando rivolgersi al medico

Il nostro consiglio è quello di parlare con il proprio medico di famiglia o con un professionista se i sintomi di reflusso persistono o peggiorano nel corso di poche settimane e soprattutto se si manifestano alcuni dei seguenti sintomi:

  • dolore al petto durante l’esecuzione di un’attività
  • perdita di peso inspiegabile
  • soffocamento durante l’alimentazione o difficoltà a deglutire cibi e liquidi
  • reazione di vomito con presenza di sangue o di una sostanza che assomiglia ai fondi di caffè

Uno qualsiasi dei sintomi di cui sopra potrebbe indicare un problema di salute potenzialmente letale che richiede cure mediche urgenti.

Conclusioni

Il reflusso acido è comune e si verifica quando il contenuto dello stomaco risale il tubo digerente. Il reflusso acido frequente o prolungato può portare a una condizione più grave nota come Malattia da Reflusso Gastroesofageo.

Alcuni rimedi casalinghi e consigli sullo stile di vita possono aiutare a ridurre o prevenire il reflusso acido. Questi includono perdere peso, tenere un diario alimentare, mangiare pasti regolari e alzare la testa del letto.

Chiunque soffra di reflusso acido per più di qualche settimana dovrebbe consultare un medico.


 

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