una prospettiva del giardino prospiciente la Casa di Cura Villa Donatello

Prevenzione oncologica gratuita: gli appuntamenti di Aprile 2019

Prevenzione Oncologica

Tutti gli appuntamenti di Aprile 2019 e le modalità di prenotazione

In questo mese di Aprile gli appuntamenti dedicati alla prevenzione gratuita realizzati in collaborazione con Fondazione ANT Italia ONLUS e con il sostegno del Banco Fiorentino sono dedicati al Progetto Ginecologia e al Progetto Mammella. Di seguito troverete tutte le date e le modalità per prenotare le prestazioni.

PROGETTO GINECOLOGIA

locandina del progetto ginecologia di prevenzione gratuita

Le attività di Aprile dedicate al Progetto Ginecologia, per il quale saranno disponibili 6 controlli gratuiti riservati alle cittadine di tutta la Toscana, si svolgeranno Sabato 27 Aprile, dalle 9.00 alle 12.30 presso la nostra sede principale in Viale Ragionieri 101 a Sesto Fiorentino.

Sarà possibile prenotarsi a partire da Lunedì 15 Aprile e fino a Venerdì 19 Aprile telefonando al numero 348 3102881 fino ad esaurimento dei posti disponibili.


PROGETTO MAMMELLA

locandina del progetto mammella di Aprile 2019

Questo mese tornano anche le visite senologiche con ecografia dedicate al Progetto Mammella, per la prevenzione del tumore al seno.

Le 12 visite in programma saranno erogate nella data di Venerdì 19 Aprile, dalle ore 13.30 alle ore 19.30, sempre presso la nostra sede principale in Via Attilio Ragionieri 101 a Sesto Fiorentino.

Le prenotazioni si apriranno a partire da Giovedì 11 Aprile e fino a Giovedì 18 Aprile, Sabato e Domenica esclusi, sempre telefonando al numero di telefono 348 3102881 e fino al completamento dei posti a disposizione.


INFORMAZIONI IMPORTANTI

  • Una volta ottenuta la prenotazione per via telefonica è comunque necessario recarsi a questa pagina del Sito della Fondazione ANT per validare l’appuntamento compilando con i propri dati l’apposito modulo digitale.
  • Per le erogazioni di prestazioni a minori è indispensabile il consenso di entrambi i genitori.
  • Per scoprire come raggiungere la nostra nuova sede con tutti i mezzi possibili vi consigliamo di fare riferimento a questa pagina del nostro Sito Web.

 

Due mani operano una finta tiroide costruita con pezzi di puzzle

Ipotiroidismo: parliamo di dieta e alimentazione

Ipotiroidismo

Parliamo di dieta e alimentazione

La tiroide è una ghiandola endocrina dalla caratteristica forma di farfalla che si trova nella parte anteriore del collo e che è coinvolta in numerose funzioni dell’organismo, soprattutto quelle che regolano il nostro metabolismo.

L’ipotiroidismo è una sindrome che rende insufficiente l’azione degli ormoni tiroidei, prevalentemente quando la tiroide stessa non ne produce una quantità sufficiente con un conseguente squilibro di tutto l’organismo. Soffrire di ipotiroidismo può rallentare il metabolismo, causando aumento di peso, affaticamento e altri sintomi.

Spesso la via medica per trattare questa sindrome è quella che prevede di ricorrere all’uso di medicinali in grado di riequilibrare l’organismo rimpiazzando gli ormoni tiroidei mancanti.

Dieta e Ipotiroidismo

La dieta e le scelte alimentari non sono in grado di curare l’ipotiroidismo ma svolgono tre ruoli fondamentali che vanno conosciuti per gestirne la condizione:

  • Gli alimenti che contengono determinati nutrienti possono aiutare a mantenere una corretta funzione della tiroide, per esempio lo iodio, il selenio, lo zinco.
  • Altri alimenti invece interferiscono a detrimento della normale funzione tiroidea, come quelli contenenti soia. Limitando questi prodotti alimentari i sintomi possono essere alleviati.
  • Alcuni alimenti e integratori, infine, possono interferire negativamente con il modo in cui il corpo assorbe i farmaci sostitutivi della tiroide. La limitazione di questi alimenti può quindi aiutare l’organismo.

L’ipotiroidismo rallenta il metabolismo. Per questo è spesso correlato all’aumento di peso. Le persone affette da questa sindrome dovrebbero porre quindi particolare attenzione alla loro dieta, scegliendo prodotti in grado di diminuire l’effetto della mancata produzione ormonale.

È quindi utile conoscere quali sostanze siano in grado di migliorare la qualità della vita di chi è affetto da ipotiroidismo e in quali alimenti si possano reperire naturalmente.

IODIO

Il nostro corpo non è in grado di produrre naturalmente lo iodio, sostanza però necessaria alla produzione di ormoni.  È quindi importante assurmere questa sostanza scegliendo cibi in grado di fornirne come:

  • formaggi
  • latte
  • gelato
  • sale da tavola iodato
  • pesce d’acqua salata
  • uova intere

Bisogna fare attenzione al fatto che anche un’assunzione di quantità troppo elevate di iodio può contribuire a peggiorare l’ipotiroidismo o a produrre ipertiroidismo. Per questo è sempre indicato rivolgersi ad un professionista in grado di costruire con il paziente e poi modificare nel tempo una dieta corretta.

SELENIO

Il selenio è nutriente antiossidante che svolge un importante ruolo nella produzione degli ormoni tiroidei. Gli stessi tessuti della tiroide contengono il selenio in maniera naturale.

Gli alimenti ricchi di selenio includono:

  • tonno
  • gamberi
  • manzo
  • tacchino
  • pollo
  • prosciutto
  • uova
  • fiocchi d’avena
  • pane di farina integrale

ZINCO

Lo zinco è un altro nutriente che ha importanti effetti benefici sugli ormoni tiroidei e quindi sul metabolismo del nostro organismo.

Gli alimenti ricchi di zinco includono:

Gli alimenti che sarebbe meglio evitare

Alcuni alimenti contengono sostanze nutrienti che potrebbero contribuire ad un cattivo funzionamento della produzione tiroidea. Anche se non stiamo parlando di alimenti da vietare, un uso ridotto si è dimostrato efficace nel ridurre le sintomatologie di questa sindrome.

GOZZIGENI

Tra gli alimenti che contengono gozzigenianti-tiroidei possiamo segnalare:

  • cavoli
  • cavoletti di Bruxelles
  • cavolo russo
  • broccoli
  • cavolfiore

È molto importante però ricordare come questi alimenti offrano anche molti benefici per la salute. Le persone affette da ipotiroidismo possono assolutamente godere di questi cibi se assunti con moderazione: gli scienziati ritengono che questi cibi influenzino solo gli ormoni di chi ne consuma in eccesso. Va aggiunta l’importante informazione che il processo di cottura sembra disattivare gli effetti negativi sulla tiroide delle sostanze gozzigene.

SOIA

Negli ultimi anni alcuni ricercatori hanno scoperto che la soia può interferire con il modo in cui la tiroide produce ormoni.

In uno studio clinico pubblicato nel 2017, una paziente aveva sviluppato un grave ipotiroidismo dopo aver consumato una bevanda salutare contenente elevate quantità di soia per 6 mesi. Le sue condizioni sono poi migliorate dopo aver sospeso la bevanda e assunto farmaci sostitutivi dell’ormone tiroideo.

Gli alimenti che contengono soia includono:

  • latte di soia
  • salsa di soia
  • fagioli di soia
  • tofu
  • miso

ALIMENTI PROCESSATI o TRASFORMATI

Una persona dovrebbe evitare gli alimenti processati che tendono ad essere densi di calorie pur offrendo pochi benefici nutrizionali. Questa tipologia di alimenti è nota anche per favorire l’aumento di peso.

Esempi di alimenti perocessati includono:

  • Fast food
  • hot dog
  • ciambelle
  • torte
  • biscotti

GLUTINE

L’Ipotiroidismo può avere legami con una malattia autoimmune sottostante. Chi presenta i sintomi di questa sindrome può quindi essere più a rischio di altri di sviluppare altre condizioni autoimmuni come la celiachia.

La celiachia causa infiammazione cronica e danni all’intestino tenue a causa dell’ingestione di glutine. Il glutine è una proteina contenuta nel grano e in altri cereali, tra cui orzo, avena e segale.

Trattare la celiachia comporta seguire una dieta priva di glutine. Anche se non è ancora stato accertato un legame certo, le persone con ipotiroidismo autoimmune possono tentare di eliminare il glutine dalla loro dieta per vedere se i loro sintomi migliorano.


Come sempre queste informazioni e questi consigli hanno un carattere informativo. Il nostro intento è di farvi percepire l’importanza di affrontare questioni come l’ipotiroidismo assieme ad un professionista in grado di costruire con voi un percorso medico che corrisponda al vostro reale stato di salute. I professionisti di Villa Donatello, per esempio quelli che formano il team per il percorso di cura EndOsMet, sono a vostra disposizione per analizzare la vostra situazione personale.

una ragazza sta facendo ginnastica su un tappetino

Esercizio fisico e metabolismo: quando il grasso svolge un ruolo benefico

Esercizio fisico e metabolismo

Quando il grasso svolge un ruolo benefico

Un team internazionale di scienziati ha recentemente scoperto come l’esercizio fisico apporti benefici al metabolismo e alla salute nel suo complesso attraverso la sua interazione e il suo effetto sul grasso. La scoperta più sorprendente è stata quella che ha mostrato quanto il tessuto grasso svolga un ruolo attivo all’interno di questo processo.

Il gruppo di ricercatori di cui parliamo è stato lo stesso che, in un lavoro precedente, aveva dimostrato per primo che l’esercizio fisico stimola il tessuto adiposo a rilasciare molecole in grado di regolare il metabolismo.

Ora, in un nuovo articolo apparso sulla rivista Nature Metabolism, i membri dello stesso team descrivono la metodologia con la quale hanno identificato una di queste molecole e di come ne hanno studiato la sua attività.

La molecola in questione è una proteina chiamata fattore di crescita trasformante beta 2 (TGF-beta 2) e lo studio riguarda i suoi effetti sul metabolismo del glucosio e degli acidi grassi.

Utilizzando delle cavie, i ricercatori hanno dimostrato che l’esercizio fisico stimolava le cellule di grasso a rilasciare TGF-beta 2, apportando quindi miglioramenti alla tollerabilità del glucosio. Allo stesso tempo si è dimostrato che trattare un gruppo di topi sedentari con la molecola TGF-beta 2 ha permesso di invertire gli effetti metabolici dannosi dell’alimentazione ad alto contenuto di grassi in quei soggetti.

La scoperta che una singola proteina abbia effetti così importanti è stata piuttosto impressionante – ammette l’autrice a capo del team di studio Laurie J. Goodyear, professoressa di Medicina presso la Harvard Medical School di Boston.

L’adipochina in grado di migliorare la tolleranza al glucosio

La TGF-beta 2 è un adipochina, fa parte cioè di un grande gruppo di molecole proteiche di segnalazione tra cellula e cellula secrete dal tessuto adiposo. Questa tipologia di molecole aiuta a regolare una varietà di processi metabolici nel tessuto grasso ma anche nel cervello, nel fegato e in altri organi, svolgendo anche un ruolo importante nel sistema immunitario.

Il TGF-beta 2 però è diverso dalla maggior parte delle adipochine rilasciate dalle cellule grasse che tendono ad aumentare con l’obesità e possono danneggiare la salute e il metabolismo. La prof.ssa Goodyear spiega infatti che, a differenza degli effetti negativi di molte delle altre molecole dello stesso gruppo, questa nuova ricerca ha identificato e riconosciuto la TGF-beta 2 come adipochina che ha la proprietà di migliorare la tolleranza al glucosio quando viene rilasciata dalle cellule adipose a seguito dell’esercizio fisico.

Il team di ricercatori ha approfondito lo studio del comportamento delle adipochine negli uomini e nei topi maschi prima e dopo l’esercizio, registrando come i livelli di TGF-beta 2 fossero aumentati dopo l’esercizio fisico. Ulteriori approfondimenti hanno rivelato come l’esercizio fisico abbia causato un aumento dei livelli di TGF-beta 2 non solo nel tessuto adiposo ma anche nel sangue, sia sull’uomo che sulla cavia.

Nel corso di questi ulteriori approfondimenti si è infine appreso come il trattamento dei topi con TGF-beta 2 abbia attivato direttamente alcuni cambiamenti metabolici, tra i quali si sono notati rilevanti aumenti dei livelli di assorbimento degli acidi grassi e una migliore tolleranza al glucosio.

In una fase successiva dello studio i ricercatori hanno somministrato TGF-beta 2 a topi divenuti obesi in seguito ad una dieta ricca di grassi, osservando che la proteina aveva un effetto simile a quello prodotto dall’esercizio fisico: è riuscita cioè a invertire gli effetti negativi che una dieta ricca di grassi infligge al metabolismo.

Come i risultati di questa ricerca incidano sul futuro delle cure per il diabete e gli alti livelli di glicemia

Un passaggio molto interessante è stato quando si è inoculato la molecola TGF-beta 2 su cavie che avevano sviluppato diabete di tipo 2 in seguito ad un regime alimentare ricco di grassi. Anche in questo caso l’effetto è stato simile a quello provocato dall’esercizio fisico: un’inversione dell’impatto metabolico negativo della dieta.

Questo probabilmente è il primo studio in grado di dimostrare che una molecola prodotta dall’esercizio fisico può favorire il metabolismo.

Durante il processo attraverso il quale il TGF-beta 2 viene prodotto un ruolo molto importante viene svolto dall’acido lattico rilasciato dai muscoli durante l’esercizio fisico. L’acido lattico, dopo la sua produzione, viaggia nel tessuto grasso stimolando le cellule adipose a secernere TGF-beta 2.

I ricercatori ritengono che i risultati potrebbero portare a terapie che utilizzano TGF-beta 2 per il trattamento degli alti livelli di glicemia e del diabete di tipo 2. Come sempre accade in questo caso, tuttavia, la strada della Scienza è ancora lunga prima che tali trattamenti possano essere disponibili.

La Professoressa Goodyear conclude dicendo che

questa ricerca rivoluziona davvero il modo in cui pensiamo all’esercizio fisico e ai molti effetti che ha sul nostro metabolismo ma, soprattutto, di come il grasso stia effettivamente giocando un ruolo importante nel modo in cui i processi in atto nel nostro organismo durante l’esercizio fisico armonizzino il sistema metabolico.

Questo nuovo studio non fa che ribadire l’importanza che l’esercizio fisico ha per la nostra salute e, più in generale, di quanto sia fondamentale adottare uno stile di vita che tenga conto delle nostre effettive necessità alimentari, di sonno, di gestione dello stress. Di questo si occupa un team di professionisti riuniti nel nostro programma Vivermeglio: un percorso su misura, personalizzato in base al tuo stato di salute, alla tua età e alle tue esigenze particolari, in grado di offrirti una costante supervisione medica che garantisca la qualità e la correttezza scientifica del progetto. Per avere ulteriori informazioni puoi visitare il portale dedicato cliccando l’immagine sottostante.


 

Prevenzione oncologica: a Marzo due appuntamenti dedicati ai controlli ginecologici gratuiti

Prevenzione Oncologica

A Marzo due appuntamenti dedicati ai controlli ginecologici gratuiti

A Villa Donatello tornano a Marzo gli appuntamenti dedicati alla prevenzione gratuita realizzati in collaborazione con Fondazione ANT Italia ONLUS e con il sostegno del Banco Fiorentino, come già anticipammo in questo articolo che riportava i contenuti della Conferenza Stampa di presentazione del progetto.

PROGETTO GINECOLOGIA

locandina del Progetto Ginecologia di Marzo 2019

Le attività di Marzo saranno dedicate al Progetto Ginecologia, per il quale saranno disponibili 12 controlli gratuiti riservati alle cittadine di tutta la Toscana.

Le date dedicate ai controlli gratuiti per la prevenzione dei tumori ginecologici sono Sabato 9 e Sabato 30 Marzo, dalle 9.00 alle 12.30 presso la nostra sede principale in Viale Ragionieri 101 a Sesto Fiorentino.

Sarà possibile prenotarsi a partire da Venerdì 1 Marzo e fino a Giovedì 7 Marzo, Sabato e Domenica eslcusi, telefonando al numero 348 3102881 fino ad esaurimento dei posti disponibili.


INFORMAZIONI IMPORTANTI

  • Una volta ottenuta la prenotazione per via telefonica è comunque necessario recarsi a questa pagina del Sito della Fondazione ANT per validare l’appuntamento compilando con i propri dati l’apposito modulo digitale.
  • Per le erogazioni di prestazioni a minori è indispensabile il consenso di entrambi i genitori.
  • Per scoprire come raggiungere la nostra nuova sede con tutti i mezzi possibili vi consigliamo di fare riferimento a questa pagina del nostro Sito Web.

 

un ragazzo con folta barba bacia una ragazza sulla guancia

Il trattamento del tumore al testicolo non porta necessariamente all’infertilità

Tumore al testicolo

Il trattamento chemioterapico post-operatorio non porta necessariamente all’infertilità

I giovani ai quali è stato diagnosticato il tumore al testicolo spesso sono sopraffatti dall’idea che il trattamento della malattia possa mettere a rischio la loro capacità di diventare padri. I dati di una nuova ricerca dovrebbero però essere in grado di rassicurarli: durante la sperimentazione il numero di spermatozoi misurato in uomini che avevano ricevuto un solo ciclo di chemioterapia o radioterapia dopo l’intervento chirurgico del carcinoma testicolare allo stadio precoce, ha subito un calo nel breve termine, per poi salire di nuovo ad una conta normale.

Quello che la scienza già conosceva è che diversi cicli di chemioterapia, o alte dosi di radioterapia somministrate a uomini con carcinoma testicolare più avanzato, possono ridurre il conteggio e la concentrazione degli spermatozoi, ma non era chiaro se un singolo ciclo di chemioterapia o radioterapia avrebbe avuto lo stesso effetto.

Per scoprirlo, un gruppo di ricercatori ha esaminato 182 soggetti di età compresa tra i 18 ei 50 anni che hanno subito un intervento chirurgico per il cancro del testicolo di stadio 1. L’intervento è stato seguito da un ciclo di chemioterapia, un corso di radioterapia o nessun ulteriore trattamento.

A questo punto è stato chiesto ai soggetti della ricerca pubblicata lo scorso 24 Febbraio su Annals of Oncology, di fornire campioni di sperma sei mesi, un anno, due anni, tre anni e cinque anni dopo l’intervento.

Non abbiamo riscontrato alcun effetto dannoso a lungo termine clinicamente significativo né nel numero totale di spermatozoi né nella loro concentrazione, indipendentemente dal tipo di trattamento postoperatorio ricevuto – ha dichiarato Kristina Weibring, oncologa presso l’ospedale universitario Karolinska di Stoccolma e ricercatrice a capo dello studio.

Tra i pazienti che hanno ricevuto la radioterapia c’è stata una netta diminuzione del numero medio di spermatozoi e della concentrazione sei mesi dopo il trattamento, non in quelli che hanno invece affrontato un ciclo di chemioterapia – ha proseguito la Weibring – Tuttavia il numero di spermatozoi e la loro concentrazione sono tornati normali anche nel primo gruppo già dopo sei mesi dalle cure post-operatorie.

La dottoressa Weibring ha ricordato l’importanza del ciclo di chemioterapia postoperatoria, visto che si è dimostrato in grado di allontanare sostanzialmente il rischio di recidiva, riducendo così il numero di pazienti che devono essere trattati invece con diversi cicli di chemioterapia.

Il tumore al testicolo è la forma di cancro più comune nei giovani maschi di età compresa tra i 15 ei 40 anni. Tutti i pazienti in questa condizione vengono sottoposti a intervento chirurgico per rimuovere il testicolo colpito dalla malattia: una procedura chiamata orchiectomia.

I pazienti con tumore al testicolo sono spesso giovani uomini che vogliono generare figli. Abbiamo riscontrato in molti casi che i pazienti temono il potenziale rischio di infertilità causato dal trattamento chemioterapico. Noi speriamo che questi risultati forniscano loro una solida base per essere rassicurati e per affrontare la terapia nella maniera più proattiva possibile – aggiunge la dottoressa Weibring.

Mentre i risultati sono promettenti, rimangono necessari ulteriori studi di approfondimento.

Raccomandiamo sempre ai nostri pazienti di rivolgersi comunque ad una banca per la conservazione del seme prima dell’orchiectomia, in quanto un certo numero di uomini può avere una bassa conta spermatica già al momento della diagnosi che persiste anche dopo il trattamento postoperatorio – conclude la Weibring.

La scoperta che un ciclo di chemioterapia ha un impatto minimo sul numero di spermatozoi offre speranza a migliaia di pazienti in tutto il mondo, ma dobbiamo comunque tenere a mente che questi dati sono preliminari e richiederanno la validazione definitiva della Scienza prima di poterli accettare come un dato di fatto.


 

un uomo co una folta barba è illuminato da una fila di led viola

Quale emisfero del cervello utilizzi di più?

Quale emisfero del cervello utilizzi di più?

Fatti e mistificazioni sul nostro “organo pensante”

Quante volte vi è capitato di trovare in Rete un quiz o qualcosa di simile che pretendeva di riuscire a farvi capire quale esmisfero del cervello determinasse il vostro modo di essere?

L’importanza che viene attribuita a questa eventuale risposta, nel sentire comune, avrebbe infatti implicazioni sulla nostra personalità. Molti credono che le persone che utilizzano prevalentemente la parte sinistra del cervello dovrebbero essere più inclini alla matematica e alle scienze analitiche, mentre le persone che utilizzano la parte destra avrebbero una propensione naturale verso la creatività.

Ma quanto di tutto ciò è vero? Come spesso accade la risposta più sensata è “soltanto in parte“. Anche se è vero che ognuno dei nostri emisferi svolge ruoli leggermente diversi, gli individui in realtà non hanno un lato dominante del cervello che governa la loro personalità e le loro abilità.

La ricerca ha rivelato piuttosto che le persone usano entrambi gli emisferi cerebrali praticamente in egual misura. Tuttavia, ciò che è vero è che l’emisfero sinistro del cervello è più collegato all’uso del linguaggio, mentre l’emisfero destro è applicato più alla complessità della comunicazione non verbale.

Destra contro Sinistra

No, non vogliamo scendere nell’agone politico, ma semplicemente parlare del dualismo presunto degli emisferi del nostro cervello.

Secondo la credenza popolare ognuno ha un lato del proprio cervello che è dominante e determina la personalità, i pensieri e il comportamento.

Dato che le persone possono essere mancine o destrorse, viene dato per scontato che possano quindi essere anche dominate da un emisfero invece che dall’altro.

Si dice quindi che le persone che si avvalgono prevalentemente della parte sinistra del cervello siano più:

  • analitici
  • logici
  • attenti al dettaglio e orientati verso i fatti
  • abili con i numeri
  • predisposte a pensare utilizzando le parole

Le persone invece con l’emisfero destro preponderante sarebbero più:

  • creative
  • aperte al libero pensiero
  • in grado di vedere il quadro generale delle cose
  • intuitive
  • probabilmente abituate a pensare per visualizzazioni piuttosto che con le parole

Che cosa ci dice la ricerca?

Ricerche recenti suggeriscono che la teoria del cervello sinistro e del cervello destro non è corretta.

Uno studio del 2013 ha esaminato le immagini tridimensionali di oltre 1.000 cervelli. In quell’occasione è stata misurata l’attività di entrambi gli emisferi grazie all’ausilio di uno scanner per la risonanza magnetica. I risultati ottenuti mostrano che ogni persona usa entrambi gli emisferi del cervello e che non sembra esserci un lato dominante.

Tuttavia è risultato vero che l’attività cerebrale di una persona differisce a seconda del compito che stasvolgendo. Ad esempio un altro studio afferma che i centri del linguaggio nel cervello si trovano nell’emisfero sinistro, mentre l’emisfero destro è specializzato per le comunicazioni emozionali e non verbali.

Il contributo portato alla ricerca sulla specializzazione emisferica delle funzioni cognitive ha portato, per esempio Roger W. SperryDavid Hunter Hubel e Torsten Nils Wiesel a vincerei il Premio Nobel nel 1981. Tuttavia, l’esagerazione culturale popolare attorno a queste scoperte ha portato allo sviluppo di credenze sulle personalità diverse in relazione alla preponderanza di un emisfero rispetto all’altro.

La dominanza emisferica differisce da persona a persona?

Il lato del cervello utilizzato in ogni attività non è lo stessa per ogni persona. Il lato del cervello che viene utilizzato per determinate attività può essere influenzato, per esempio, dal fatto che una persona sia mancina o destrorsa.

Uno studio del 2014 osserva che fino al 99% degli individui destrimani ha centri linguistici nella parte sinistra del cervello. Ma così è anche per circa il 70% delle persone mancine.

La dominanza emisferica varia da persona a persona anche in base alle diverse attività. Alla Scienza saranno necessarie ulteriori ricerche per comprendere appieno tutti i fattori che influiscono su questo aspetto.

In conclusione

La teoria che la personalità di una persona sia legata al predominio dell’emisfero sinistro o di quello destro del cervello non è supportata dalla ricerca scientifica.

Alcune persone potrebbero credere che questa teoria sia effettivamente in linea con le loro attitudini. Tuttavia, per comprendere la complessità di questo incredibile organo, non si dovrebbe fare affidamento su impressioni di questo tipo quanto invece si dovrebbe utilizzando modelli scientificamente accurati.

La convinzione comune sull’influenza degli emisferi sulla nostra personalità può essersi radicata così tanto perché, in realtà, l’attività cerebrale non è simmetrica e varia da persona a persona.


 

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