Due mani operano una finta tiroide costruita con pezzi di puzzle

Ipotiroidismo: parliamo di dieta e alimentazione

Ipotiroidismo

Parliamo di dieta e alimentazione

La tiroide è una ghiandola endocrina dalla caratteristica forma di farfalla che si trova nella parte anteriore del collo e che è coinvolta in numerose funzioni dell’organismo, soprattutto quelle che regolano il nostro metabolismo.

L’ipotiroidismo è una sindrome che rende insufficiente l’azione degli ormoni tiroidei, prevalentemente quando la tiroide stessa non ne produce una quantità sufficiente con un conseguente squilibro di tutto l’organismo. Soffrire di ipotiroidismo può rallentare il metabolismo, causando aumento di peso, affaticamento e altri sintomi.

Come gli studi scientifici più recenti suggeriscono, l’ipotiroidismo è collegato ad un maggiore rischio di malattie cardiache, problemi di salute mentale ed altre problematiche tra le quali tre che sono specifiche per le donne:

  • Le donne con ipotiroidismo soffrono spesso di irregolarità del ciclo mestruale che variano da periodi assenti o poco frequenti a periodi molto frequenti e dal flusso abbondante. Queste irregolarità mestruali possono rendere difficile la gravidanza ed essere un vero e proprio fattore di infertilità.
  • Le donne incinte affette da ipotiroidismo hanno un aumentato rischio di aborto spontaneo durante la gravidanza.
  • Un altro tipo di disturbo che colpisce la ghiandola tiroidea è chiamato gozzo. Il gozzo provoca un gonfiore nella ghiandola tiroidea che può essere accompagnato o meno da carenza o eccesso ormonale. Un nodulo tiroideo è un gonfiore localizzato della ghiandola ed è quattro volte più comune nelle donne.

Spesso la via medica per trattare questa sindrome è quella che prevede di ricorrere all’uso di medicinali in grado di riequilibrare l’organismo rimpiazzando gli ormoni tiroidei mancanti.

Dieta e Ipotiroidismo

La dieta e le scelte alimentari non sono in grado di curare l’ipotiroidismo ma svolgono tre ruoli fondamentali che vanno conosciuti per gestirne la condizione:

  • Gli alimenti che contengono determinati nutrienti possono aiutare a mantenere una corretta funzione della tiroide, per esempio lo iodio, il selenio, lo zinco.
  • Altri alimenti invece interferiscono a detrimento della normale funzione tiroidea, come quelli contenenti soia. Limitando questi prodotti alimentari i sintomi possono essere alleviati.
  • Alcuni alimenti e integratori, infine, possono interferire negativamente con il modo in cui il corpo assorbe i farmaci sostitutivi della tiroide. La limitazione di questi alimenti può quindi aiutare l’organismo.

L’ipotiroidismo rallenta il metabolismo. Per questo è spesso correlato all’aumento di peso. Le persone affette da questa sindrome dovrebbero porre quindi particolare attenzione alla loro dieta, scegliendo prodotti in grado di diminuire l’effetto della mancata produzione ormonale.

È quindi utile conoscere quali sostanze siano in grado di migliorare la qualità della vita di chi è affetto da ipotiroidismo e in quali alimenti si possano reperire naturalmente.

IODIO

Il nostro corpo non è in grado di produrre naturalmente lo iodio, sostanza però necessaria alla produzione di ormoni.  È quindi importante assurmere questa sostanza scegliendo cibi in grado di fornirne come:

  • formaggi
  • latte
  • gelato
  • sale da tavola iodato
  • pesce d’acqua salata
  • uova intere

Bisogna fare attenzione al fatto che anche un’assunzione di quantità troppo elevate di iodio può contribuire a peggiorare l’ipotiroidismo o a produrre ipertiroidismo. Per questo è sempre indicato rivolgersi ad un professionista in grado di costruire con il paziente e poi modificare nel tempo una dieta corretta.

SELENIO

Il selenio è nutriente antiossidante che svolge un importante ruolo nella produzione degli ormoni tiroidei. Gli stessi tessuti della tiroide contengono il selenio in maniera naturale.

Gli alimenti ricchi di selenio includono:

  • tonno
  • gamberi
  • manzo
  • tacchino
  • pollo
  • prosciutto
  • uova
  • fiocchi d’avena
  • pane di farina integrale

ZINCO

Lo zinco è un altro nutriente che ha importanti effetti benefici sugli ormoni tiroidei e quindi sul metabolismo del nostro organismo.

Gli alimenti ricchi di zinco includono:

Gli alimenti che sarebbe meglio evitare

Alcuni alimenti contengono sostanze nutrienti che potrebbero contribuire ad un cattivo funzionamento della produzione tiroidea. Anche se non stiamo parlando di alimenti da vietare, un uso ridotto si è dimostrato efficace nel ridurre le sintomatologie di questa sindrome.

GOZZIGENI

Tra gli alimenti che contengono gozzigenianti-tiroidei possiamo segnalare:

  • cavoli
  • cavoletti di Bruxelles
  • cavolo russo
  • broccoli
  • cavolfiore

È molto importante però ricordare come questi alimenti offrano anche molti benefici per la salute. Le persone affette da ipotiroidismo possono assolutamente godere di questi cibi se assunti con moderazione: gli scienziati ritengono che questi cibi influenzino solo gli ormoni di chi ne consuma in eccesso. Va aggiunta l’importante informazione che il processo di cottura sembra disattivare gli effetti negativi sulla tiroide delle sostanze gozzigene.

SOIA

Negli ultimi anni alcuni ricercatori hanno scoperto che la soia può interferire con il modo in cui la tiroide produce ormoni.

In uno studio clinico pubblicato nel 2017, una paziente aveva sviluppato un grave ipotiroidismo dopo aver consumato una bevanda salutare contenente elevate quantità di soia per 6 mesi. Le sue condizioni sono poi migliorate dopo aver sospeso la bevanda e assunto farmaci sostitutivi dell’ormone tiroideo.

Gli alimenti che contengono soia includono:

  • latte di soia
  • salsa di soia
  • fagioli di soia
  • tofu
  • miso

ALIMENTI PROCESSATI o TRASFORMATI

Una persona dovrebbe evitare gli alimenti processati che tendono ad essere densi di calorie pur offrendo pochi benefici nutrizionali. Questa tipologia di alimenti è nota anche per favorire l’aumento di peso.

Esempi di alimenti perocessati includono:

  • Fast food
  • hot dog
  • ciambelle
  • torte
  • biscotti

GLUTINE

L’Ipotiroidismo può avere legami con una malattia autoimmune sottostante. Chi presenta i sintomi di questa sindrome può quindi essere più a rischio di altri di sviluppare altre condizioni autoimmuni come la celiachia.

La celiachia causa infiammazione cronica e danni all’intestino tenue a causa dell’ingestione di glutine. Il glutine è una proteina contenuta nel grano e in altri cereali, tra cui orzo, avena e segale.

Trattare la celiachia comporta seguire una dieta priva di glutine. Anche se non è ancora stato accertato un legame certo, le persone con ipotiroidismo autoimmune possono tentare di eliminare il glutine dalla loro dieta per vedere se i loro sintomi migliorano.


Come sempre queste informazioni e questi consigli hanno un carattere informativo. Il nostro intento è di farvi percepire l’importanza di affrontare questioni come l’ipotiroidismo assieme ad un professionista in grado di costruire con voi un percorso medico che corrisponda al vostro reale stato di salute. I professionisti di Villa Donatello, per esempio quelli che formano il team per il percorso di cura EndOsMet, sono a vostra disposizione per analizzare la vostra situazione personale.

un ragazzo con folta barba bacia una ragazza sulla guancia

Il trattamento del tumore al testicolo non porta necessariamente all’infertilità

Tumore al testicolo

Il trattamento chemioterapico post-operatorio non porta necessariamente all’infertilità

I giovani ai quali è stato diagnosticato il tumore al testicolo spesso sono sopraffatti dall’idea che il trattamento della malattia possa mettere a rischio la loro capacità di diventare padri. I dati di una nuova ricerca dovrebbero però essere in grado di rassicurarli: durante la sperimentazione il numero di spermatozoi misurato in uomini che avevano ricevuto un solo ciclo di chemioterapia o radioterapia dopo l’intervento chirurgico del carcinoma testicolare allo stadio precoce, ha subito un calo nel breve termine, per poi salire di nuovo ad una conta normale.

Quello che la scienza già conosceva è che diversi cicli di chemioterapia, o alte dosi di radioterapia somministrate a uomini con carcinoma testicolare più avanzato, possono ridurre il conteggio e la concentrazione degli spermatozoi, ma non era chiaro se un singolo ciclo di chemioterapia o radioterapia avrebbe avuto lo stesso effetto.

Per scoprirlo, un gruppo di ricercatori ha esaminato 182 soggetti di età compresa tra i 18 ei 50 anni che hanno subito un intervento chirurgico per il cancro del testicolo di stadio 1. L’intervento è stato seguito da un ciclo di chemioterapia, un corso di radioterapia o nessun ulteriore trattamento.

A questo punto è stato chiesto ai soggetti della ricerca pubblicata lo scorso 24 Febbraio su Annals of Oncology, di fornire campioni di sperma sei mesi, un anno, due anni, tre anni e cinque anni dopo l’intervento.

Non abbiamo riscontrato alcun effetto dannoso a lungo termine clinicamente significativo né nel numero totale di spermatozoi né nella loro concentrazione, indipendentemente dal tipo di trattamento postoperatorio ricevuto – ha dichiarato Kristina Weibring, oncologa presso l’ospedale universitario Karolinska di Stoccolma e ricercatrice a capo dello studio.

Tra i pazienti che hanno ricevuto la radioterapia c’è stata una netta diminuzione del numero medio di spermatozoi e della concentrazione sei mesi dopo il trattamento, non in quelli che hanno invece affrontato un ciclo di chemioterapia – ha proseguito la Weibring – Tuttavia il numero di spermatozoi e la loro concentrazione sono tornati normali anche nel primo gruppo già dopo sei mesi dalle cure post-operatorie.

La dottoressa Weibring ha ricordato l’importanza del ciclo di chemioterapia postoperatoria, visto che si è dimostrato in grado di allontanare sostanzialmente il rischio di recidiva, riducendo così il numero di pazienti che devono essere trattati invece con diversi cicli di chemioterapia.

Il tumore al testicolo è la forma di cancro più comune nei giovani maschi di età compresa tra i 15 ei 40 anni. Tutti i pazienti in questa condizione vengono sottoposti a intervento chirurgico per rimuovere il testicolo colpito dalla malattia: una procedura chiamata orchiectomia.

I pazienti con tumore al testicolo sono spesso giovani uomini che vogliono generare figli. Abbiamo riscontrato in molti casi che i pazienti temono il potenziale rischio di infertilità causato dal trattamento chemioterapico. Noi speriamo che questi risultati forniscano loro una solida base per essere rassicurati e per affrontare la terapia nella maniera più proattiva possibile – aggiunge la dottoressa Weibring.

Mentre i risultati sono promettenti, rimangono necessari ulteriori studi di approfondimento.

Raccomandiamo sempre ai nostri pazienti di rivolgersi comunque ad una banca per la conservazione del seme prima dell’orchiectomia, in quanto un certo numero di uomini può avere una bassa conta spermatica già al momento della diagnosi che persiste anche dopo il trattamento postoperatorio – conclude la Weibring.

La scoperta che un ciclo di chemioterapia ha un impatto minimo sul numero di spermatozoi offre speranza a migliaia di pazienti in tutto il mondo, ma dobbiamo comunque tenere a mente che questi dati sono preliminari e richiederanno la validazione definitiva della Scienza prima di poterli accettare come un dato di fatto.