Due mani operano una finta tiroide costruita con pezzi di puzzle

Ipotiroidismo: parliamo di dieta e alimentazione

Ipotiroidismo

Parliamo di dieta e alimentazione

La tiroide è una ghiandola endocrina dalla caratteristica forma di farfalla che si trova nella parte anteriore del collo e che è coinvolta in numerose funzioni dell’organismo, soprattutto quelle che regolano il nostro metabolismo.

L’ipotiroidismo è una sindrome che rende insufficiente l’azione degli ormoni tiroidei, prevalentemente quando la tiroide stessa non ne produce una quantità sufficiente con un conseguente squilibro di tutto l’organismo. Soffrire di ipotiroidismo può rallentare il metabolismo, causando aumento di peso, affaticamento e altri sintomi.

Come gli studi scientifici più recenti suggeriscono, l’ipotiroidismo è collegato ad un maggiore rischio di malattie cardiache, problemi di salute mentale ed altre problematiche tra le quali tre che sono specifiche per le donne:

  • Le donne con ipotiroidismo soffrono spesso di irregolarità del ciclo mestruale che variano da periodi assenti o poco frequenti a periodi molto frequenti e dal flusso abbondante. Queste irregolarità mestruali possono rendere difficile la gravidanza ed essere un vero e proprio fattore di infertilità.
  • Le donne incinte affette da ipotiroidismo hanno un aumentato rischio di aborto spontaneo durante la gravidanza.
  • Un altro tipo di disturbo che colpisce la ghiandola tiroidea è chiamato gozzo. Il gozzo provoca un gonfiore nella ghiandola tiroidea che può essere accompagnato o meno da carenza o eccesso ormonale. Un nodulo tiroideo è un gonfiore localizzato della ghiandola ed è quattro volte più comune nelle donne.

Spesso la via medica per trattare questa sindrome è quella che prevede di ricorrere all’uso di medicinali in grado di riequilibrare l’organismo rimpiazzando gli ormoni tiroidei mancanti.

Dieta e Ipotiroidismo

La dieta e le scelte alimentari non sono in grado di curare l’ipotiroidismo ma svolgono tre ruoli fondamentali che vanno conosciuti per gestirne la condizione:

  • Gli alimenti che contengono determinati nutrienti possono aiutare a mantenere una corretta funzione della tiroide, per esempio lo iodio, il selenio, lo zinco.
  • Altri alimenti invece interferiscono a detrimento della normale funzione tiroidea, come quelli contenenti soia. Limitando questi prodotti alimentari i sintomi possono essere alleviati.
  • Alcuni alimenti e integratori, infine, possono interferire negativamente con il modo in cui il corpo assorbe i farmaci sostitutivi della tiroide. La limitazione di questi alimenti può quindi aiutare l’organismo.

L’ipotiroidismo rallenta il metabolismo. Per questo è spesso correlato all’aumento di peso. Le persone affette da questa sindrome dovrebbero porre quindi particolare attenzione alla loro dieta, scegliendo prodotti in grado di diminuire l’effetto della mancata produzione ormonale.

È quindi utile conoscere quali sostanze siano in grado di migliorare la qualità della vita di chi è affetto da ipotiroidismo e in quali alimenti si possano reperire naturalmente.

IODIO

Il nostro corpo non è in grado di produrre naturalmente lo iodio, sostanza però necessaria alla produzione di ormoni.  È quindi importante assurmere questa sostanza scegliendo cibi in grado di fornirne come:

  • formaggi
  • latte
  • gelato
  • sale da tavola iodato
  • pesce d’acqua salata
  • uova intere

Bisogna fare attenzione al fatto che anche un’assunzione di quantità troppo elevate di iodio può contribuire a peggiorare l’ipotiroidismo o a produrre ipertiroidismo. Per questo è sempre indicato rivolgersi ad un professionista in grado di costruire con il paziente e poi modificare nel tempo una dieta corretta.

SELENIO

Il selenio è nutriente antiossidante che svolge un importante ruolo nella produzione degli ormoni tiroidei. Gli stessi tessuti della tiroide contengono il selenio in maniera naturale.

Gli alimenti ricchi di selenio includono:

  • tonno
  • gamberi
  • manzo
  • tacchino
  • pollo
  • prosciutto
  • uova
  • fiocchi d’avena
  • pane di farina integrale

ZINCO

Lo zinco è un altro nutriente che ha importanti effetti benefici sugli ormoni tiroidei e quindi sul metabolismo del nostro organismo.

Gli alimenti ricchi di zinco includono:

Gli alimenti che sarebbe meglio evitare

Alcuni alimenti contengono sostanze nutrienti che potrebbero contribuire ad un cattivo funzionamento della produzione tiroidea. Anche se non stiamo parlando di alimenti da vietare, un uso ridotto si è dimostrato efficace nel ridurre le sintomatologie di questa sindrome.

GOZZIGENI

Tra gli alimenti che contengono gozzigenianti-tiroidei possiamo segnalare:

  • cavoli
  • cavoletti di Bruxelles
  • cavolo russo
  • broccoli
  • cavolfiore

È molto importante però ricordare come questi alimenti offrano anche molti benefici per la salute. Le persone affette da ipotiroidismo possono assolutamente godere di questi cibi se assunti con moderazione: gli scienziati ritengono che questi cibi influenzino solo gli ormoni di chi ne consuma in eccesso. Va aggiunta l’importante informazione che il processo di cottura sembra disattivare gli effetti negativi sulla tiroide delle sostanze gozzigene.

SOIA

Negli ultimi anni alcuni ricercatori hanno scoperto che la soia può interferire con il modo in cui la tiroide produce ormoni.

In uno studio clinico pubblicato nel 2017, una paziente aveva sviluppato un grave ipotiroidismo dopo aver consumato una bevanda salutare contenente elevate quantità di soia per 6 mesi. Le sue condizioni sono poi migliorate dopo aver sospeso la bevanda e assunto farmaci sostitutivi dell’ormone tiroideo.

Gli alimenti che contengono soia includono:

  • latte di soia
  • salsa di soia
  • fagioli di soia
  • tofu
  • miso

ALIMENTI PROCESSATI o TRASFORMATI

Una persona dovrebbe evitare gli alimenti processati che tendono ad essere densi di calorie pur offrendo pochi benefici nutrizionali. Questa tipologia di alimenti è nota anche per favorire l’aumento di peso.

Esempi di alimenti perocessati includono:

  • Fast food
  • hot dog
  • ciambelle
  • torte
  • biscotti

GLUTINE

L’Ipotiroidismo può avere legami con una malattia autoimmune sottostante. Chi presenta i sintomi di questa sindrome può quindi essere più a rischio di altri di sviluppare altre condizioni autoimmuni come la celiachia.

La celiachia causa infiammazione cronica e danni all’intestino tenue a causa dell’ingestione di glutine. Il glutine è una proteina contenuta nel grano e in altri cereali, tra cui orzo, avena e segale.

Trattare la celiachia comporta seguire una dieta priva di glutine. Anche se non è ancora stato accertato un legame certo, le persone con ipotiroidismo autoimmune possono tentare di eliminare il glutine dalla loro dieta per vedere se i loro sintomi migliorano.


Come sempre queste informazioni e questi consigli hanno un carattere informativo. Il nostro intento è di farvi percepire l’importanza di affrontare questioni come l’ipotiroidismo assieme ad un professionista in grado di costruire con voi un percorso medico che corrisponda al vostro reale stato di salute. I professionisti di Villa Donatello, per esempio quelli che formano il team per il percorso di cura EndOsMet, sono a vostra disposizione per analizzare la vostra situazione personale.

un'immagine della molecola di DNA

Un grammo del nostro DNA potrebbe contenere l’intera Internet

Il nostro DNA è una macchina meravigliosa

La capacità di immagazzinare dati della molecola più misteriosa e intricata è spaventosa

Il DNA non sa nulla e non si cura di nulla. Il DNA, semplicemente, è. E noi danziamo alla sua musica”.
– Richard Dawkins –

La nostra è un’epoca strana. Non percepiamo di essere nell’occhio di un ciclone turbolento, quando in realtà siamo i protagonisti di una delle rivoluzioni più straordinarie e complesse della storia dell’uomo: la rivoluzione informatica, o digitale, un giorno sarà raccontata sui banchi di scuola non meno di quanto si faccia oggi pensando alle due grandi rivoluzioni industriali.

Le società dove viviamo, infatti, hanno cominciato per la prima volta da sempre a consumare più beni immateriali che materiali.

Le merci che circolano sul globo, confrontate con gli scambi che avvengono online, o parametrate a ciò che accade nei mercati finanziari, sono ormai marginali. Per questo è esponenzialmente crescente il bisogno di potenza di calcolo, di elaborazione, ma soprattutto di storage: di archiviazione.

Internet produce in un minuto un numero di contenuti tali che nessuno riuscirebbe a smaltire in una vita, come dimostra questa bella infografica a cura di visual.ly

Per questo la scienza si sta spingendo in direzioni un tempo impensate, alla ricerca di soluzioni tali da soddisfare un fabbisogno crescente di spazio virtuale. Così medici, genetisti ed ingegneri stanno studiando il nostro codice genetico per capire come sfruttarne le caratteristiche per l’archiviazione di dati.

Recentemente un team di genetisti di Harward e della John Hopkins, guidati dal Dr. Sriram Kosuri, ha sviluppato una nuova tecnica che utilizza il DNA per codificare informazioni digitali in quantità mai viste prima, pubblicando i dettagli della ricerca sulla rivista Science.

Nella ricerca viene evidenziato come un solo grammo di filamenti di codice genetico sia in grado di immagazzinare l’equivalente di quasi mezzo miliardo di terabytes. Un’altra caratteristica importante del DNA è che la forma elicoidale dei suoi filamenti, permette di immagazzinare dati non soltanto nelle due dimensioni come siamo abituati con i device dei nostri personal computer, ma bensì in uno spazio tridimensionale, aumentando quindi la facilità e la quantità di archiviazione.

immagine astratta dedicata al DNA

Il DNA è anche incredibilmente robusto, ed  ha la caratteristica di essere perfettamente leggibile anche dopo essere stato esposto a condizioni sfavorevoli per migliaia di anni. Pensiamo infatti a quante importantissime informazioni l’umanità ha avuto accesso grazie al ritrovamento di animali preistorici scomparsi dal pianeta che presentavano ancora tracce leggibili di DNA. Non possiamo certo dire la stessa cosa degli strumenti tecnici che, anche soltanto 20 anni fa, abbiamo utilizzato per immagazzinare dati. Siete ancora in possesso di vecchi floppy disk? Completamente inutilizzabili, cosa che con il DNA non avviene.

Detto questo, anche il DNA ha i suoi difetti e limiti. Per esempio non è riscrivibile, non è accessibile da qualsiasi punto venga preso, ed ha quella in termini tecnici viene chiamata latenza elevata. In realtà quindi l’applicazione che sembra essere disponibile per il momento è soltanto quella dedicata all’archiviazione.

Anche i costi di sintesi che sarebbero implicati nell’archiviazione di dati su filamenti di DNA sono al momento proibitivi, ma il team di ricerca ha evidenziato come i miglioramenti tecnologici stiano abbassando questa soglia, rendendo meno lontano il giorno in cui l’uomo depositerà il proprio sapere là dove è nato tutto: l’acido desossiribonucleico.


una ragazza stringe a se un cuscino

Recuperare il sonno perduto durante il weekend? Non basta ed è sbagliato!

Recuperare il sonno perduto durante il weekend? Non basta ed è sbagliato!

Molte persone, soprattutto quelle che hanno una vita piena di impegni e di situazioni stressanti, cercano di recuperare il sonno perduto durante il fine settimana. Un team di ricercatori francesi che si occupa di disturbi del sonno ci avverte però che, passati il Sabato e la Domenica dormendo di più nel tentativo di recuperare dalla stanchezza, queste persone scopriranno di essere ancora a corto di forze.

La nostra ricerca si è concentrata nello specifico sugli adulti che nei giorni feriali dormono regolarmente solo sei ore o meno – che è molto meno delle 7/8 ore a notte di cui la maggior parte delle persone hanno bisogno – dichiara Dr. Damien Leger, autore principale dello studio.

Su ben 12.000 pazienti analizzati, quelli che sono risultati dormire meno di quanto consigliato sono oltre un terzo del totale, mentre quasi un quarto del campione ha accusato di vivere in debito di sonno, prevalentemente accumulato durante la settimana lavorativa: stiamo parlando di una media di 90 minuti di sonno in meno rispetto  alla quantità di cui avrebbero avuto realmente bisogno.

La nostra indagine mostra che circa il 75% delle persone con debiti di sonno non ha trovato il modo di dormire di più nel fine settimana o facendo qualche pisolino nei giorni di lavoro – aggiunge il Dr. Leger – Il motivo spesso è banale: probabilmente non hanno pensato a farlo o non avevano le condizioni per dormire, come un ambiente rumoroso, lo stress o i bambini a casa. Quindi, il loro debito di sonno non viene recuperato.

Lo studio evidenzia come soltanto il 18% degli uomini e delle donne che soffrono di gravi carenze di sonno sono stati in grado di dormire abbastanza per compensare le carenze croniche di sonno cumulate nei giorni feriali. Gli uomini misurano il dato peggiore: solo il 15% è riuscito a bilanciare il sonno con un recupero nel fine settimana.

Si tratta di un problema molto serio che probabilmente colpisce milioni di persone – afferma il Dr. Leger – Circa un terzo degli adulti ha una carenza quotidiana di sonno: un fenomeno comune prevalentemente nei paesi occidentali, ancora più evidente nelle aree urbane.

Quali sono i principali fattori di disturbo del sonno?

La ricerca mette in evidenza

  • il lavoro notturno
  • il lavoro a turni,
  • i lunghi spostamenti tra il posto di lavoro e la casa
  • l’eccessivo attaccamento alla tecnologia, come l’uso di smartphone e computer anche in ora tarda

La preoccupazione dei ricercatori coinvolti è che, nel tempo, il debito di sonno possa tradursi in una vasta gamma di problemi di salute tra cui l’obesità, il diabete di tipo 2, le malattie cardiache, la depressione e le lesioni accidentali: si tratta di un vero e proprio problema di salute pubblica.

La mancanza di sonno è una forma potente di stress per il nostro organismo che potenzialmente è in grado di produrre effetti sul nostro DNA, sulle cellule, sugli organi, così come influire pesantemente sulle nostre prestazioni sul lavoro o durante l’esercizio fisico.

Un problema senza un semplice rimedio

Il problema che stiamo evidenziando non è risolvibile con facili ricette. In generale il buon senso è fondamentale – aggiunge Adam Krause, un ricercatore in scienze cognitive per l’Università di Berkeley, California – Dovremmo gestire il fenomeno come ormai siamo abituati a fare quando adottiamo una dieta sana ed equilibrata: è meglio mangiare sano per due giorni a settimana che non mangiare affatto, ma mangiare sano due giorni a settimana non inverte i danni causati da una cattiva alimentazione per i restanti cinque giorni. La migliore dieta del sonno è una dieta sufficiente e coerente – conclude il Prof. Krause.

Dormire di più nei fine settimana è un buon inizio – conferma il Dr Nathaniel Watson, professore di neurologia presso la Washington Medicine Sleep Center di Seattle – Ma di solito solo un giorno o due di sonno prolungato non risolvono dovutamente i problemi derivati dalla privazione del sonno cronica e abituale.

Il suo consiglio, meno banale di quanto possa apparire, è quello di

Andare a letto quando si è stanchi e svegliarsi quando si è riposati, e ripetere questa routine per due o tre settimane di seguito: questo è uno dei metodi possibili per ripagare un debito di sonno.

Lo studio di Leger e dei suoi colleghi è stato recentemente pubblicato online sulla rivista scientifica Sleep Medicine.


 

Una delle scalinate antiche di Villa Ragionieri, sede di Villa Donatello a Sesto Fiorentino

Le visite di prevenzione oncologica gratuite di Luglio 2020

Le visite di prevenzione oncologica gratuite di Luglio 2020

Una nuova serie di visite di prevenzione oncologica gratuita

Nel mese di Luglio 2020 a Villa Donatello tornano le visite di prevenzione gratuitepromosse in collaborazione con  Fondazione ANT Italia ONLUS con il sostegno del Banco Fiorentino dedicate alle donne residenti in Toscana.

Le date dedicate a questa attività, queste volta si concentreranno sul Progetto Mammella e sul Progetto Ginecologia per un totale complessivo di 38 visite.

Nelle righe sottostanti troverete tutte le date e le modalità di prenotazione.


PROGETTO MAMMELLA

 

volantino di presentazione del Progetto Mammella Luglio 2020I controlli gratuiti per la prevenzione dei tumori alla mammella, per Luglio 2020, saranno dedicate a donne di età inferiore ai 45 anni. Le visite senologiche con ecografia a disposizione saranno 24 e verranno effettuate nei giorni di Mercoledì 1 e Mercoledì 22 Lugliodalle ore 13:30 alle ore 19:30, presso la nostra sede principale in Via Attilio Ragionieri 101 a Sesto Fiorentino.

Per le persone interessate sarà possibile prenotare a partire da Lunedì 28 fino a Mercoledì 30 Giugno chiamando, dalle ore 9.30 alle ore 13.00 il numero di telefono 348 3102881 fino al completamento dei posti a disposizione.


PROGETTO GINECOLOGIA

 

locandina del Progetto Ginecologia Luglio 2020

Per il Progetto Ginecologia, che prevede 14 controlli gratuiti per la prevenzione dei tumori ginecologici dedicati a donne residenti in Toscana, le date a disposizione sono quelle di Sabato 4 e Sabato 25 Luglio, dalle ore 9:00 alle ore 12:30.

Per queste prestazioni si potrà prenotare da Lunedì 29 Giugno Venerdì 3 Luglio, chiamando dalle ore 9.30 alle ore 13.00 il numero di telefono 348 3102881 fino ad esaurimento dei posti a messi a disposizione.


  • Una volta ottenuta la prenotazione per via telefonica è comunque necessario recarsi a questa pagina del Sito della Fondazione ANT per validare l’appuntamento compilando con i propri dati l’apposito modulo digitale.
  • Per le erogazioni di prestazioni a minori è indispensabile il consenso di entrambi i genitori.
  • Per scoprire come raggiungere la nostra nuova sede con tutti i mezzi possibili vi consigliamo di fare riferimento a questa pagina del nostro Sito Web.

 

schema della colonna vertebrale dove si mostra un caso di stenosi lombare

Stenosi lombare: a Villa Donatello i primi interventi in Italia con trattamento tecnica endoscopica mininvasiva

Stenosi lombare

A Villa Donatello i primi interventi in Italia con tecnica endoscopica mininvasiva

Il Dr. Lorenzo Paoli e il Dr. Alessandro Vagaggini hanno eseguito, primi in Italia, interventi chirurgici per la decompressione del canale vertebrale con tecnica endoscopica nei pazienti affetti da problemi di deambulazione legati alla riduzione del diametro del canale vertebrale lombare: la patologia vertebrale di più frequente osservazione nella popolazione anziana.

I neurochirurghi, attraverso una sub-centimetrica incisione cutanea, inseriscono l’endoscopio oltrepassando in modo a-traumatico la muscolatura della schiena, raggiungendo la sede da trattare. A questo punto, con l’utilizzo di speciali micro trapani e micro strumenti innovativi, possono ottenere l’allargamento necessario del canale vertebrale, risolvendo con successo la stenosi lombare in modo sicuro, senza dolore post operatorio  e con immediato recupero. Questa tecnica, validata e consolidata sul piano scientifico internazionale, è quindi disponibile nel nostro paese.

Il Dr. Paoli e il Dr. Vagaggini ci tengono a dire:

Un ringraziamento a Villa Donatello, società del Gruppo Unipol, che ha fortemente creduto nel progetto “endoscopia”, fornendo tutto il suo supporto e le tecnologie più all’avanguardia.

Intervista al Dr. Lorenzo Paoli

A latere del successo chirurgico appena ottenuto, abbiamo deciso di approfondire intervistando direttamente il Dr. Lorenzo Paoli, neurochirurgo che da anni svolge la propria attività presso la nostra struttura.

VD: Quali sono le ultime novità nella chirurgia della colonna vertebrale?

Dr. Paoli: Nell’ambito della chirurgia mininvasiva dedicata al rachide, abbiamo – primi in Italia –  recentemente svolto interventi chirurgici endoscopici per il trattamento della stenosi del canale vertebrale. Ciò è stato possibile grazie alla esperienza maturata negli ultimi 10 anni nel trattamento chirurgico endoscopico delle ernie discali lombari, con oltre 600 procedure svolte.”

VD: In cosa consiste questo intervento chirurgico?

Dr. Paoli: La riduzione del diametro del canale vertebrale lombare è la patologia vertebrale di più frequente osservazione nella popolazione anziana. Come disturbo principale dà una progressiva riduzione della autonomia nel cammino. Il trattamento chirurgico consiste, sinteticamente, nell’allargamento dei diametri del canale vertebrale. Questo è possibile con tecnica endoscopica grazie al miglioramento tecnologico dell’introduzione di speciali microtrapani e microstrumenti innovativi che garantiscono la mininvasività a garanzia di sicurezza, contenimento del dolore, immediato recupero fisico e sociale.
Il neurochirurgo, attraverso un’incisione cutanea più piccola di un centimetro, posiziona l’endoscopio nella sede da trattare attraversando i diversi piani muscolari in modo delicato e senza traumi.  A questo punto la decompressione, cioè l’allargamento necessario del canale vertebrale, avviene con l’ausilio di questi strumenti sotto controllo visivo su monitor ad alta definizione (4K), fino alla liberazione delle strutture nervose in esso contenute. L’intervento si conclude semplicemente con la rimozione dello strumentario e l’applicazione di un unico punto di sutura. La procedura, eseguita in anestesia generale, viene sempre registrata.

VD: Come si svolge il decorso post-operatorio?

Dr. Paoli: Il decorso è rapido con dolore post-chirurgico assente o facilmente controllato con i comuni antidolorifici. La mobilizzazione è libera già poche ore dopo l’intervento chirurgico e la dimissione dopo una notte di degenza.

VD: Quali sono i vantaggi di questa procedura?

Dr. Paoli: La assoluta mancanza di trauma alle strutture muscolotendinee nell’utilizzo dell’endoscopio svolge un ruolo determinante nel garantire un decorso post-operatorio libero da dolore; questa atraumaticità ed il fatto che questa è una procedura chirurgica esangue, consente di eseguirla anche su pazienti che presentano più patologie concomitanti, come spesso accade nella popolazione anziana, senza aumentare i rischi dell’intervento, con una netta riduzione della ospedalizzazione: i pazienti vengono dimessi il giorno successivo l’intervento chirurgico. Questa metodica è poi particolarmente interessante nel trattamento dei pazienti obesi: la maggior profondità del campo chirurgico è raggiunta agevolmente dall’endoscopio, senza che vi sia la necessità di allargare l’ampiezza dell’approccio chirurgico, come è invece inevitabile in tutte le altre tecniche. Ci sono infine vantaggi sociali meno evidenti, ma ugualmente importanti. La riduzione del tempo di ospedalizzazione, il minor utilizzo di farmaci antidolorifici, un più veloce ritorno alle proprie mansioni, in generale un cospicuo contenimento della spesa sanitaria.

VD: È necessario un periodo di riabilitazione?

Dr. Paoli: Il paziente trattato con questa tecnica non necessita di riabilitazione; la convalescenza si caratterizza per un più agile ritorno alla vita normale se paragonata a quella delle tecniche tradizionali.

I dottori Alessandro Vagaggini e Lorenzo Paoli


 

Una donna si tappa le orecchie chiaramente infastidita da un rumore

Perché certi piccoli rumori ripetuti sono insopportabili: la misofonia

La Misofonia

Un nuovo studio aiuta a capire perché certi piccoli rumori ripetuti
danno fastidio ad alcune persone [contiene due video]

La Misofonia è una forma di ridotta tolleranza al suono che fino ad oggi è stata ritenuta essere un disturbo neurologico. Un nuovo studio compiuto dalla Newcastle University prova a dimostrare come piccole anomalie cerebrali provochino questo fenomeno.

Ognuno di noi ha spesso provato sensazioni sgradevoli nel dover sopportare qualcuno che sta rumorosamente masticando un chewing-gum, giocherellando ripetutamente con il portachiavi o picchiettando con le dita sul tavolo. Ma questi piccoli rumori ripetuti, per alcune persone, risultano addirittura insopportabili, causando in loro una necessità impellente di spostarsi in altro luogo o di litigare con il vicino che li produce: queste persone sono affette da un disordine conosciuto come misofonia.

Uno dei ricercatori coinvolti, il Professor Tim Griffithsneurologo cognitivo presso la Newcastle University e la University College London, spiega che

anche io mi trovavo tra gli scettici rispetto alla reale esistenza di questo disordine, almeno fino a quando non abbiamo riscontrato che il fenomeno si presentava in maniera identica in molte persone che dicevano di esserne affette.

Una prima ricerca è stata effettuata su 20 soggetti affetti da misofonia, così come su 22 persone che invece non risultano esserne colpite. Tra coloro i quali si dichiarano colpiti dalla patologia, sottoposti ad una scansione cerebrale e costretti ad ascoltare piccoli rumori ripetuti, è stato riscontrata una medesima alterazione del sistema di controllo delle emozioni che provoca un affaticamento, un vero e proprio sovraccarico, delle funzioni cerebrali.

Le scansioni di questo stesso studio hanno anche rivelato che l’attività cerebrale nelle persone affette da misofonia mostra un modello diverso di connettività nel lobo frontale: la zona del nostro cervello che, tra le altre cose, ha anche il compito di sopprimere reazioni anomale ai suoni.

Questi piccoli suoni che attivano il disturbo, sempre secondo la ricerca, avrebbero anche effetti fisici sulle persone che ne sono affette: sudorazione, accelerazione del battito cardiaco ed altro.

Le finalità dello studio sono adesso quelle di provare ad elaborare un trattamento che riduca il fastidio, ma anche di sviluppare maggiori conoscenze che permettano un migliore approccio ad altre tipologie di reazioni emozionali abnormi.


Un video di spiegazione a cura del Canale YouTube LoSbrogliaMente, di Teresa Montesarchio


Il Professor Sukhbinder Kumar, titolare del gruppo che si è dedicato a questa ricerca innovativa, si dichiara soddisfatto per aver ottenuto una serie di riscontri che portano ad una sintomatologia diffusa tra i soggetti colpiti.

Tuttavia – aggiunge durante la conferenza stampa di presentazione della ricerca – la sindrome non viene riconosciuta in nessuno degli attuali sistemi di diagnostica clinica. Questo studio, attraverso l’osservazione dei cambiamenti critici che avvengono nel cervello, rappresenta una prova importante per convincere la parte scettica della comunità medica che ci troviamo di fronte ad un vero e proprio disturbo.

La mia speranza è quella di identificare il pattern di questo disordine, una firma, provocata dagli effetti dei piccoli rumori sulle attività del cervello. Quello che speriamo è che queste anomalie, o meglio i modelli che le descrivono, possano essere utilizzate per identificare un trattamento.

La ricerca è stata pubblicata dal gruppo di studio lo scorso 3 Febbraio, sulla rivista Current Biology.


Scopri in questo video-test alcuni dei suoni ritenuti insopportabili da soggetti affetti da misofonia!


 

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