una tazzina di caffè circondata da chicchi

Il caffè riduce il rischio di malattie cardiovascolari?

Il caffè riduce il rischio di malattie cardiovascolari?

Una nuova ricerca pubblicata sull’European Journal of Preventive Cardiology ha rilevato un’associazione tra bere caffè e vivere più a lungo, nel senso in cui si è studiato come l’assunzione della bevanda più amata dagli italiani sia in grado di contribuire a ridurre il rischio di malattie cardiovascolari.

In particolare, questo effetto è stato osservato tra coloro che bevevano circa due o tre tazze di caffè al giorno.

Tutti i tipi di caffè, tra cui macinato, istantaneo e decaffeinato, sembrano fornire questo supporto alla salute.

Gli effetti del caffè sulla durata della vita e sulla salute del cuore

Secondo gli autori della ricerca, l’obiettivo dello studio era quello di esaminare come bere vari tipi di caffè potrebbe influire sul rischio di episodi di ritmo cardiaco irregolare (aritmia), malattie cardiovascolari e livelli di mortalità.

Per condurre lo studio, i ricercatori hanno utilizzato i dati della UK Biobank: un ampio studio, tutt’ora in corso che sta fornendo ad un nutrito gruppo di ricercatori, dati medici e genetici di circa 500.000 volontari di età compresa tra i 40 e 69 anni età.

L’età media delle persone coinvolte nello studio è di 58 anni. Le donne costituiscono il 55,3% del campione.

I tipi di malattie cardiovascolari presi in esame sono stati la malattia coronarica, l’insufficienza cardiaca congestizia e l’ictus ischemico.

All’inizio dello studio, complessivamente, sono state reclutate 449.564 persone i cui dati parametrici escludevano aritmia o malattie cardiovascolari.

Agli intervistati è stato chiesto quante tazze di caffè bevessero su base giornaliera, così come la tipologia di caffè consumato. I dati raccolti sono poi stati inseriti in una categoria in base al loro livello di consumo, all’interno della quale sono stati inseriti, per un confronto, anche un gruppo soggetti che normalmente non consumano la diffusissima bevanda.

Le cartelle cliniche sono state utilizzate per valutare come i vari gruppi selezionati hanno reagito nel tempo.

L’analisi dei dati a disposizione del gruppo di ricerca ha portato alla scoperta che tutti i tipi di caffè erano associati a un ridotto rischio di morte per qualsiasi causa tra quelle sopraelencate e che, inoltre, la maggiore riduzione del rischio è stata osservata in coloro che usualmente consumano da due a tre tazze di caffè al giorno.

Tra le varie tipologie esistenti, il caffè macinato è stato collegato alla maggiore riduzione del rischio, con una probabilità di morte inferiore del 27% rispetto a coloro che non bevono solitamente il caffè.

Quelli relativi al caffè istantaneo sono i dati che, invece, hanno mostrato la minima riduzione del rischio all’11%. Tuttavia, tutti i tipi di caffè sembrano fornire una certa protezione.

Quando si vanno ad analizzare i dati relativi alle malattie cardiovascolari, tutti i tipi di caffè sono risultati collegati ad una evidente riduzione delle problematiche cardiovascolari. Questo effetto è stato misurato anche e soprattutto -di nuovo – ad un livello di consumo di due o tre tazze al giorno.

In questo contesto il caffè macinato ha fornito ancora una volta la maggiore capacità di riduzione del rischio al 20%, mentre il decaffeinato ha fornito la riduzione minima al 6%. Questo e altri dati disponibili suggeriscono che bere modeste quantità di caffè – da due a tre tazze al giorno di tutti i tipi – produce effetti cardioprotettivi.

Come mai il caffè è in grado di fornire questi benefici alla salute?

Sebbene lo studio non affronti direttamente questa domanda, i dati mostrano che ad essere d’aiuto potrebbe essere la presenza di caffeina.

La caffeina, infatti, ha proprietà antiaritmiche, in particolare grazie all’inibizione dei recettori dell’adenosina (una sostanza chimica presente nelle cellule umane). L’adenosina endogena accorcia i periodi refrattari sia nell’atrio (camera superiore del cuore) che nel ventricolo (camera inferiore del cuore) e di conseguenza aumenta il rischio di aritmie. Bloccando i recettori dell’adenosina, il caffè con caffeina è capace di mitigare gli effetti dell’adenosina endogena presente nel corpo e proteggere dalle aritmie.

Le persone con malattie cardiovascolari dovrebbero quindi bere caffè?

Il Dr. Jim Liu, cardiologo presso il Wexner Medical Center dell’Ohio State University, consiglia di bere il caffè con moderazione, sottolineando che è generalmente sicuro e che ha anche potenziali benefici per la salute cardiovascolare a lungo termine. Tuttavia, ricorda, il caffè è uno stimolante e può avere effetti a breve termine come aumento della pressione sanguigna e palpitazioni.

“Il caffè è uno stimolante”, avverte, “e può avere effetti a breve termine come aumento della pressione sanguigna e palpitazioni”.

Se una persona ne beve quantità eccessive sino al punto da sentirsi male a causa di palpitazioni fastidiose, privazione del sonno o altri effetti negativi, sarebbe meglio ridurlo – conclude.

È consigliato, inoltre, prestare attenzione a ciò che si aggiunge al caffè, come ad esempio lo zucchero. Alcune bevande e preparazioni a base di caffè contengono grandi quantità di zucchero e sono molto caloriche: il loro consumo può contrastare i benefici del caffè stesso.

Bisogna aggiungere anche che è stato dimostrato come l’assunzione di caffè possa in parte diminuire gli effetti dei medicinali per la cura dell’ipertensione. È quindi sempre fondamentale, da soggetto a soggetto, che l’ultima parola spetti al medico di fiducia: unico referente che, conoscendo l’anamnesi dei propri pazienti, è in grado di fornire il consiglio migliore.


 

Controlli gratuiti per la prevenzione dei tumori mammari – Settembre 2022

Progetto Mammella Maggio 2022

Tutte le date e le modalità di prenotazione per il progetto
di prevenzione gratuita del tumore al seno a Villa Donatello.

Si aprono, a partire da Giovedì 22 Settembre, le prenotazioni per accedere alle prestazioni di prevenzione oncologica gratuita legate al Progetto Mammella di Settembre 2022 a Villa Donatello. Questo mese le visite senologiche gratuite complessive saranno 12, dedicate a donne di età superiore ai 45 anni e saranno realizzate presso il presidio storico di Firenze in Viale Matteotti 4.

Vi ricordiamo che le attività di prevenzione, in questo caso dedicate a cittadine della Regione Toscana, sono rese possibili grazie alla nostra collaborazione con la Fondazione ANT Italia ONLUS e con l’importante sostegno di Quid Group.

A seguire troverete tutte le date e le modalità di prenotazione.


PROGETTO MAMMELLA

 

Le attività del Progetto Mammella del Settembre 2022 prevedono l’erogazione di 12 visite senologiche con mammografia dedicate a donne toscane di età superiore ai 45 anni presso il nostro Presidio storico di Firenze in Viale Matteotti 4 , nella giornata di Giovedì 29 Settembre dalle 14.00 alle ore 20.00.

Le prenotazioni saranno possibili dal 22 al 28 Settembre chiamando il numero di telefono 348 3102881  dalle ore 9.00 alle ore 13,00 (tranne Sabato e Domenica) fino ad esaurimento dei posti a disposizione.


IMPORTANTE

  • Per poter accedere alla mammografia è necessaria la richiesta del medico di fiducia
  • Una volta ottenuta la prenotazione per via telefonica è comunque necessario recarsi a questa pagina del Sito della Fondazione ANT per validare l’appuntamento compilando con i propri dati l’apposito modulo digitale.

 

pasticche di vitamina di disposte come a formare i raggi del sole

Vitamina D: quanto ne abbiamo davvero bisogno e in quali casi?

Vitamina D: quanto ne abbiamo davvero bisogno e in quali casi?

La vitamina D non è la panacea per risolvere tutti i problemi,
ma ha mostrato risultati promettenti in alcune aree chiave.

Per anni si è pensato alla vitamina D come a un integratore miracoloso in grado di ridurre il rischio di sviluppare cancro, malattie cardiovascolari, diabete, fratture ossee e un lungo elenco di altre malattie, croniche e non.

Una serie importante di studi realizzati negli ultimi anni ha dimostrato che la vitamina D non è la panacea che può risolvere tutti i problemi: la stragrande maggioranza di noi ottiene già tutta la vitamina D di cui ha bisogno grazie ad una dieta corretta e ai benefici dei raggi solari.

La domanda importante da porsi – anzi da porre preferibilmente al medico di famiglia – è: ho davvero bisogno di un integratore? Per la maggior parte degli adulti sani, la risposta è no. Abbiamo bisogno solo di quantità moderate di questa vitamina.

Nel 2009 è stato avviato uno studio in doppio cieco volto a fornire risposte più chiare sulla possibilità che l’integrazione di Vitamina D possa prevenire malattie cardiache, ictus e cancro. Lo studio randomizzato, realizzato negli Stati Uniti su scala nazionale chiamato VITAL Study, ha reclutato quasi 26.000 adulti e li ha seguiti per cinque anni. I partecipanti allo studio hanno accettato di ricevere un placebo o 2.000 unità internazionali di vitamina D al giorno, senza sapere quale stessero assumendo.

I primi risultati, pubblicati nel 2019, non hanno rilevato alcuna riduzione statisticamente significativa delle malattie cardiovascolari o del cancro. Anche altri studi randomizzati non hanno rilevato chiari benefici degli integratori di vitamina D per queste malattie. In particolare è stato pubblicato uno studio che analizzava gli integratori di vitamina D e il rischio cardiovascolare raccogliendo dati da ben 21 studi randomizzati condotti su oltre 83.000 persone. Questa analisi non ha trovato un solo studio che dimostrasse un beneficio legato alle malattie cardiovascolari.

Anche i risultati di altri studi hanno dimostrano che gli integratori di vitamina D non riducono il rischio di declino cognitivo, depressione, fibrillazione atriale o diverse altre condizioni di salute. Si deve citare anche un rapporto recente che non ha mostrato alcuna riduzione del tasso di rischio fratture ossee collegato all’assunzione di integratori da vitamina D: idea che un tempo era citata come il beneficio più comune legato a questa vitamina.

La vitamina D, quindi, non è una panacea. Ma rimane uno strumento fondamentale specificatamente per due aree di intervento.

Sempre nell’ambito dei risultati ottenuti dal sopracitato VITAL Study, si è scoperto che gli integratori di vitamina D possono avere effetti benefici sulla riduzione delle malattie autoimmuni e del cancro in fase avanzata. L’integrazione di Vitamina D sembra, in questo caso, ridurre il rischio di sviluppare condizioni autoimmuni come l’artrite reumatoide e la psoriasi di circa il 22% e il cancro avanzato del 17%.

Altri studi hanno indicato che la vitamina D può migliorare la funzione immunitaria e contribuire a ridurre l’infiammazione, il che può contribuire a spiegare il possibile legame tra la vitamina e i migliori risultati in ambito clinico.

Confrontarsi con il proprio medico

Chiunque rientri in una categoria a rischio di carenza da vitamina D, dovrebbe confrontarsi inizialmente con il proprio medico di riferimento così da valutare l’opportunità di assumere un integratore e di sottoporsi a un test dei livelli ematici di vitamina D. Tra le categorie più a rischio per questa deficienza si segnalano nello specifico

  • le persone che vivono in case di riposo, dove l’esposizione al sole potrebbe essere scarsa
  • le persone con determinate restrizioni alimentari come una grave intolleranza al lattosio
  • le persone con condizioni di malassorbimento come il Morbo di Crohn o la celiachia
  • le persone in cura per l’osteoporosi o altri problemi di salute delle ossa.

Per il resto, se vi sentite bene e siete in buona salute, il test per la vitamina D è probabilmente inutile. Tra gli studi effettuati nel corso degli ultimi anni – tra i quali questo per citarne uno – non sono state trovate prove sufficienti per raccomandare uno screening di routine legato a questa vitamina.

Qualche accorgimento

Se siete ancora preoccupati per i vostri livelli di vitamina D, ma non fate parte di un gruppo ad alto rischio, provate ad adottare alcuni semplici accorgimenti per aumentarne l’assunzione.

Per quanto riguarda la dose raccomandata di vitamina D quotidiana, fate sempre riferimento al vostro medico di fiducia. I valori infatti variano in base all’età e ad altri fattori legati alle condizioni specifiche di ogni persona.

Tra gli alimenti che consigliamo relativamente all’apporto di vitamina D ci sono i funghi selvatici e i pesci grassi come il salmone, le sardine e il tonno, ma anche burro, carne di fegato, formaggi grassi.

Inoltre, un’uscita di 15 minuti a piedi un paio di volte alla settimana a mezzogiorno è solitamente sufficiente a far sintetizzare alla pelle una quantità ottimale di vitamina D. Può trattarsi anche di un’esposizione accidentale al sole, ad esempio mentre si fanno delle commissioni. Un’idea ancora migliore per la salute è quella di fare attività fisica all’aperto, ad esempio praticando sport o andando a correre. In questo caso vi ricordiamo di utilizzare una crema di protezione solare che, sì, riduce leggermente l’assorbimento dei raggi solari, ma è fondamentale per prevenire il cancro della pelle e l’invecchiamento precoce della pelle, se l’esposizione al sole è prolungata.

Anche se è molto più facile prendere una pillola che fare attività fisica all’aria aperta e mangiare in modo sano, questi ultimi due aspetti fanno di più per mantenervi in salute e ridurre il rischio di malattie cardiovascolari, cancro e diabete. L’assunzione di un integratore non potrà mai sostituire una dieta e uno stile di vita sani.


 

una donna sorride ad una dottoressa

Open Day per scoprire lo stato di salute delle ossa

Alla Donatello “Bone Clinic” di Villa Donatello
tornano gli Open Day per scoprire lo stato di salute delle ossa

Le fratture causate da fragilità ossea sono, anche nel nostro Paese, un’emergenza che provoca ogni anno sofferenza e spese sanitarie ingenti.

Molte potrebbero essere evitate, intercettando le situazioni di fragilità ossea attraverso una corretta prevenzione. Purtroppo, il controllo della salute delle ossa non è una consuetudine sufficientemente diffusa e in troppi scoprono la propria condizione solo in seguito a una frattura che comporta dolore, perdita di autonomia, costi e rischio di ulteriori fratture.

Per sensibilizzare riguardo al problema della prevenzione della salute ossea ed abituare le persone a prendersi cura della salute dello scheletro, Donatello Bone Clinic di Villa Donatello ha organizzato una serie di Open Day dedicati agli over 40, dal costo complessivo di 50 Euro, che permetteranno in soli 30 minuti di verificare lo stato di salute del proprio scheletro.

L’esame è comprensivo di:

  • Densitometria ossea – 1 sito
    Visita con il medico per osteoporosi
    Colloquio con Nutrizionista

Le visite programmate si terranno Giovedì 15 Settembre e Giovedì 13 Ottobre.

Donatello Bone Clinic è una moderna struttura da poco sorta a Sesto Fiorentino all’interno di Villa Donatello, in prossimità di Firenze, completamente dedicata alla salute delle ossa.

La Direttrice della Donatello Bone Clinic è la Professoressa Maria Luisa Brandi, Specialista di Endocrinologia di fama mondiale, Presidente dell’Osservatorio Fratture da Fragilità e di FIRMO (Fondazione Italiana Ricerca sulle Malattie dell’Osso).

In occasione degli Open Day, gli over 40 potranno eseguire una MOC ecografica con EchoS di Echolight, un innovativo dispositivo che consente di rilevare la densità delle ossa attraverso la tecnologia REMS, basata su ultrasuoni e non su raggi X, (dunque con una pratica assolutamente priva di radiazioni); riceveranno poi una consulenza medica basata sulla lettura del referto dell’esame, infine una consulenza nutrizionale, che fornirà indicazioni per aiutare lo scheletro a rimanere sano.

Obbligatoria la prenotazione scrivendo a segreteria@boneclinic.it o telefonando al 3396049852.


 

immagine del fiume Arno a Firenze

Sport e Alimentazione: Villa Donatello e Canottieri Firenze insieme per il benessere dei campioni di domani

Sport e Alimentazione: Villa Donatello e Canottieri Firenze
insieme per il benessere dei campioni di domani

Quaranta ragazzi con un grande sogno: diventare campioni di canottaggio. Ma per farlo, oltre alla preparazione atletica, bisogna allenare anche ciò che dà loro energia: l’alimentazione.

È così che la Società Canottieri Firenze ha deciso di ampliare la partnership con Villa Donatello, struttura da sempre attenta alla sensibilizzazione delle corrette abitudini, non solo dal punto di vista alimentare, ma anche con la promozione dei corretti stili di vita  e della prevenzione.

Gli atleti, di varie fasce di età, saranno infatti seguiti, monitorati e guidati dal team di nutrizionisti sportivi collegati al progetto Donatello per lo sport : realtà che vede da tempo la struttura sanitaria fiorentina impegnata su questi fronti affiancando molte altre società sportive del territorio.

Nello specifico Villa Donatello, già medical partner dei Canottieri Firenze, offre servizi sia per gli atleti che sconti e agevolazioni per i soci del Circolo e per i loro familiari.

Questo nuovo servizio, che si aggiunge al rapporto di collaborazione tra Villa Donatello con la Società Canottieri Firenze, è la conferma di una partnership che cresce e si rafforza sempre più nell’interesse dei giovani atleti – afferma il Dott. Alberto Rimoldi, Amministratore Delegato di Villa Donatello -. Il progetto si inserisce nel più ampio programma Donatello per lo sport: iniziativa che ha permesso ai professionisti della nostra struttura – fisioterapisti, nutrizionisti, etc – di lavorare a stretto contatto con numerose associazioni sportive del territorio, fornendo servizi volte a migliorare la preparazione atletica e la forma fisica degli atleti, mettendo al centro la loro salute a 360° per cercare di raggiungere gli obiettivi sportivi.

Siamo molto felici di questa nuova collaborazione tra lo staff tecnico e la parte dirigenziale della Società Canottieri Firenze e Villa Donatello – sostiene Luigi De Lucia, Direttore Tecnico della Società Canottieri Firenze –. La sinergia che si è creata tra una delle strutture sanitarie più importanti della città ed una realtà sportiva storica come quella dei Canottieri, si basa su dei principi condivisi seri e sani per far crescere i ragazzi in una società come quella in cui viviamo: è infatti più facile non fare sport che dedicarsi ad un’attività con regolarità.

A chi è rivolto il progetto che vedrà impegnato il team di nutrizionisti di Villa Donatelo?

Il progetto interessa circa 40 ragazzi di varie fasce di età, principalmente la prima squadra della Società Canottieri Firenze – ragazzi dai 14/15 anni fino ai 18/19 – che svolgono già attività di vertice e che, partecipando ai campionati italiani, hanno già un programma di allenamento strutturato e finalizzato per raggiungere e mantenere un alto livello.

Insieme a questi atleti ci sono anche coloro che svolgono gare a livello regionale e che seguono un programma di allenamento meno intenso; inoltre, abbiamo deciso di includere nel gruppo anche alcuni ragazzi dal 2012 al 2008: giovanissimi che faranno parte nel futuro della squadra agonistica e che ora frequentano la scuola di canottaggio e che sono alle prese con le loro prime gare.

Il team di nutrizionisti di Villa Donatello ha già cominciato questo nuovo percorso con i giovani atleti della Canottieri Firenze. Nei primi incontri sono state effettuate delle valutazioni per vedere il loro stato di salute e registrare i parametri di ciascuno (es. peso, altezza, massa grassa/massa magra).

L’approccio che il team ha deciso di usare con i giovani per introdurli alle buone abitudini alimentari è di tipo dinamico, volto a spronarli a fare domande, suscitando curiosità sul tema senza farli sentire obbligati a dover seguire un nuovo regime nutrizionale.

Il nostro augurio – dichiarano i nutrizionisti di Villa Donatello – è che ognuno di loro possa diventare un campione del canottaggio, ma se così non fosse, avranno comunque vinto essendo riusciti ad adottare buone pratiche alimentari che porteranno con loro per tutta la vita, salvaguardando la loro salute con una buona alimentazione.

In funzione di quelli che sono i piani di allenamento di ogni sportivo, viene fatta un’intervista alimentare per stimare quello che è il suo dispendio energetico – livello attività fisica, la parte accrescimento e la parte di attività sedentaria dove deve impiegare la mente. Sulla base di quelle che sono le loro abitudini e caratteristiche viene stilato un piano alimentare specifico e personalizzato, seguendo quindi le esigenze di ogni singolo atleta ed includendo se necessaria anche la parte della supplementazione (integratori).

Quanto conta insegnare ai ragazzi già dalla tenera età, da giovanissimi, ad avere un’alimentazione corretta e soprattutto quanto conta l’alimentazione per la resa sportiva?

Sono due parametri estremamente importanti. Se mangio male, o metto nel corpo alimenti non efficaci e funzionali, le prestazioni sportive saranno inferiori: è inutile fare una buona preparazione se non riesco ad avere un carburante efficacie per raggiungere il mio obiettivo – afferma De Lucia -. Oggigiorno credo sia fondamentale insegnare sin da piccoli ai ragazzi l’importanza di una corretta alimentazione, dandogli quei fondamenti che permetteranno loro di creare, costruire e sapersi gestire nelle fasi importanti di una gara o durante la preparazione invernale. Questo non vuol dire privarsi si qualcosa: anzi l’obiettivo è quello di poter mangiare tutto ed essere liberi di farlo, sapendo però come autogestirsi nei periodi più intensi e sapendo cosa mangiare regolarmente. Avere una guida esperta che sappia indirizzarli in questo importante percorso è fondamentale, perché tra fare una cosa e farla per bene c’è tanta differenza – conclude De Lucia -, ma se seguiamo i suggerimenti che preparatori atletici, allenatori e nutrizionisti ci danno, è anche più facile riuscire ad ottenere i risultati sognati, e quindi le vittorie


 

una dottoressa esamina la bocca di un bambino sofferente

Le Afte: che cosa sono e come trattarle

Le Afte: che cosa sono e come trattarle

Le ulcere della bocca

Le afte sono aree dolorose della bocca e delle gengive, note anche come ulcere della bocca.

Pur essendo per lo più innocue, le afte possono essere estremamente fastidiose e rendere difficile per alcune persone mangiare, bere o anche lavarsi i denti.

Le afte hanno dimensioni diverse e i sintomi esatti dipendono dal tipo di lesione.

Cause principali

La causa esatta delle afte non è ancora nota e varia da persona a persona. Tuttavia, esistono alcune cause comuni e diversi fattori che possono aggravare le afte, tra le quali:

  • smettere di fumare
  • agrumi e altri alimenti ad alto contenuto di acidità o di spezie
  • mordersi la lingua o l’interno della guancia
  • apparecchi ortodontici, protesi dentarie poco aderenti e altri apparati che possono sfregare contro la bocca e le gengive
  • un’otturazione difettosa
  • stress o ansia
  • cambiamenti ormonali durante la gravidanza, la pubertà e la menopausa
  • farmaci, compresi i beta-bloccanti e gli antidolorifici
  • fattori genetici

Alcune persone possono sviluppare l’ulcera alla bocca come conseguenza di un’altra condizione medica o di una carenza nutrizionale.

Condizioni come la celiachia o il Morbo di Crohn, la carenza di vitamina B12 o di ferro o un sistema immunitario indebolito possono scatenare la formazione di afte.

Le Afte sono di natura cancerogena?

Il cancro della bocca e le afte si differenziano per i loro sintomi. Tuttavia le ulcere nuove o persistenti dovrebbero essere controllate il prima possibile a partire da un consulto con il medico personale.

Per rispondere più approfonditamente alla questione dobbiamo rilevare l’esistenza di differenze fondamentali tra le ulcere della bocca e ciò che potrebbe essere un cancro:

  • Le ulcere della bocca sono spesso dolorose, mentre le lesioni di tipo cancerogeno non lo sono.
  • Le ulcere della bocca scompaiono normalmente nel giro di 2 settimane, mentre il cancro della bocca non scompare e spesso, anzi, si diffonde.
  • La crosticine create dalla lesione, in caso di cancro della bocca, sono ruvide, dure e non facili da rimuovere.
  • Il cancro della bocca è spesso un misto di aree rosse e bianche o di grandi aree bianche che compaiono sulla lingua, sul retro della bocca, sulle gengive o sulle guance.
  • Il cancro della bocca è spesso legato al consumo di alcolici o di tabacco.

Come trattare le Afte

In molti casi il dolore e il fastidio delle afte si attenuano in pochi giorni e scompaiono, come detto, in circa 2 settimane e senza necessità di trattamento.

Per le persone con afte molto più dolorose o che si ripresentano frequentemente, il dentista può prescrivere una soluzione per ridurre il gonfiore e attenuare il dolore.

Inoltre è possibile prescrivere un collutorio antimicrobico o una pomata da applicare direttamente sulla zona infetta, contribuendo ad alleviare il fastidio. Diversi trattamenti per le afte sono facilmente reperibili in farmacia, facendo sempre riferimento al medico di famiglia.

un'afta nella parte interna della bocca di un bambino

Tipologie di ulcere alla bocca

Le afte standard compaiono sulla parte interna delle guance e durano circa 1 settimana. La maggior parte è innocua e si risolve senza alcun intervento medico.

Esistono tre tipi principali di afte.

Ulcerazione erpetiformeLe ulcere erpetiformi (o Afte erpetiformi) sono un sottotipo di ulcere che devono il loro nome alla somiglianza con le piaghe associate all’herpes. A differenza dell’herpes, l’Ulcera erpetiforme non è contagiosa, si ripresenta molto rapidamente e può sembrare che la condizione non migliori mai.

Ulcere minori: Questo tipo di ulcere può avere dimensioni che vanno da circa 2 millimetri (mm) fino a 8 mm. In genere, queste afte impiegano fino a 2 settimane per guarire e causano un dolore lieve.

Ulcere maggiori: Più grandi delle ulcere minori, le ulcere maggiori hanno spesso una forma irregolare, possono essere rialzate e penetrare più in profondità nel tessuto rispetto alle ulcere minori. In questo caso potrebbero volerci parecchie settimane prima di guarire ed è probabile che lascino un tessuto cicatriziale quando scompaiono.

Quali sono i sintomi?

Le afte possono essere dolorose, ma il fastidio e il dolore possono anche peggiorare a prevalentemente per via di cibo, bevande e scarsa igiene orale.

Le Afte possono:

  • presentarsi come ulcere estremamente dolorose nella bocca
  • ripresentarsi molto rapidamente, tanto da far sembrare le infezioni come un’unica lunga infezione continua
  • aumentare di dimensioni, fino a formare un’ulcera grande e lacerata
  • richiedere dai 10 a più giorni per guarire
  • comparire in qualsiasi punto della bocca

Le Afte colpiscono solitamente più le donne che gli uomini e sono più comuni durante la Terza Età.

I sintomi delle ulcere minori e maggiori comprendono:

  • una o più piaghe dolorose che possono comparire sulle guance, sul palato o sulla lingua
  • la comparsa di lesioni rotonde con bordi rossi e gialle, bianche o grigie al centro.

Durante i focolai più gravi di afte, alcune persone possono manifestare febbre, fiacchezza e gonfiore delle ghiandole.

Quando rivolgersi al medico

Per le persone che si ammalano spesso di afte può essere difficile capire quando rivolgersi al medico. Vi sono tuttavia alcune situazioni in cui è necessario rivolgersi a un medico il prima possibile. Alcune di queste circostanze sono:

  • comparsa di un’ulcera non dolorosa in una o più aree della bocca
  • ulcere insolite che compaiono in un nuovo punto della bocca
  • ulcere che si diffondono
  • ulcere che durano più di 3 settimane.

Altri potrebbero voler consultare un medico o sottoporsi a un trattamento per le loro ulcere alla bocca se:

  • sono particolarmente dolorose o grandi
  • compare la febbre
  • si sviluppano dopo l’assunzione di un nuovo farmaco
  • infezioni batteriche secondarie

Prevenzione

Le afte non hanno una cura specifica conosciuta e in genere si ripresentano nel cavo orale per tutta la vita.

Anche se la comparsa di un’ulcera può essere inevitabile, ci sono alcune cose che si possono fare per diminuire la gravità o il numero di volte in cui si manifesta.

Alcuni metodi di prevenzione includono:

  • parlare con il medico per cambiare i farmaci che notoriamente causano l’ulcera
  • evitare gli alimenti che possono scatenare o peggiorare i sintomi
  • mantenere la bocca pulita lavandosi i denti con lo spazzolino più volte al giorno, utilizzando quotidianamente anche il filo interdentale
  • evitare i fattori scatenanti che in passato hanno provocato l’insorgenza di ulcere.

Fortunatamente, le afte tendono a scomparire da sole e il dolore associato a un’ulcera scompare in genere entro un paio di giorni.

Esistono alcuni farmaci sotto forma di pomate e soluzioni che possono aiutare a contrastare il dolore e il gonfiore, ma spesso non sono necessari per una completa guarigione.

Per prevenire futuri focolai, le persone dovrebbero cercare di ridurre il più possibile lo stress e l’ansia.


 

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