Perché Villa Donatello si chiama così: una storia che parte dal Rinascimento
Dietro il nome di una clinica c’è spesso poco da raccontare. Nel caso di Villa Donatello, c’è una città che cambia pelle, uno scultore del Quattrocento e una famiglia nobile che costruisce nel momento giusto nel posto giusto.
Nel 1865 Firenze diventò capitale del Regno d’Italia, una capitale provvisoria, destinata a cedere il posto a Roma nel 1871, ma che in quei sei anni si trovò a dover dimostrare di poter competere con le grandi città europee. Il progetto fu affidato all’architetto Giuseppe Poggi: abbattere le antiche mura medievali e costruire al loro posto i Viali di Circonvallazione, ispirati ai boulevard haussmanniani di Parigi. Una trasformazione urbanistica radicale, che ridisegnò il volto della città. Lungo quei viali nacquero nuove piazze, nuovi quartieri, nuovi nomi. E nel febbraio 1870, con delibera della giunta comunale, una di quelle piazze fu intitolata a Donato di Niccolò di Betto Bardi, Donatello.
Chi era Donatello
Nato a Firenze nel 1386, morto nella stessa città nel 1466, Donatello è considerato il padre della scultura rinascimentale. Fu lui a rompere con la tradizione medievale e a riportare nella scultura la tridimensionalità, il realismo, la tensione emotiva che caratterizzano il Rinascimento. Il David in bronzo conservato al Bargello, le decorazioni della Sagrestia Vecchia di San Lorenzo, il monumento equestre al Gattamelata a Padova: opere che ridefinirono ciò che la scultura poteva essere. È sepolto a San Lorenzo, accanto a Cosimo de’ Medici – il mecenate che lo sostenne per tutta la vita.
La piazza che porta il suo nome non ha una connessione topografica diretta con lo scultore: non è il luogo dove viveva, né dove lavorava. È semplicemente un omaggio della città nuova al suo passato più grande.
La villa e il nome
In quegli stessi anni di trasformazione urbana, i principi Rospigliosi costruirono la loro residenza fiorentina affacciata sui nuovi viali, a ridosso della piazza appena intitolata. La chiamarono Villa Donatello come la piazza, come il quartiere che stava nascendo intorno. Un nome di posizione, come spesso accade con le dimore nobiliari. Ma i nomi di posizione, a volte, diventano nomi di identità.
Quando nel 1946 le Suore della Carità di Nevers trasformarono quella residenza in una casa di cura, il nome non cambiò. Villa Donatello aprì i battenti con lo stesso nome con cui la villa era stata costruita settantasei anni prima e con quel nome è rimasta per altri ottanta. Un nome che viene dal Rinascimento fiorentino, passa per un’epoca di trasformazione urbana e arriva fino a noi.