Un bambino si tiene le mani davanti alla bocca mentre sta tossendo

Le 10 malattie che molti credono scomparse ma che invece…

Alcune destano profonda preoccupazione,
essendo riapparse in zone del mondo dove non si erano più manifestate.

Di alcune malattie, quando ne sentiamo risuonare il nome, abbiamo come la certezza che siano un brutto ricordo del nostro passato. Di molte, addirittura, faremmo fatica a ricordare i sintomi e gli effetti. Quello che invece dovrebbe preoccuparci, in effetti, è che malgrado gli sviluppi della ricerca e della medicina non soltanto non sono davvero scomparse, ma in alcuni casi si stanno pericolosamente riaffacciando. Conoscerle – o ricordarle – potrebbe aiutare tutti ad assumere i giusti comportamenti affinché rimangano nell’oblio dove pensavamo fossero relegate per sempre. L’unica vittoria completa che è certificabile ad oggi è quella sul vaiolo, morbo che può dirsi definitivamente debellato.

Quali sono quindi le malattie che molti immaginano scomparse, ma che purtroppo rimangono in agguato o colpiscono ancora?


La Peste

Nel XIV Secolo la peste, chiamata anche La Morte Nera, sterminò circa il 60% della popolazione europea di allora.

La peste si diffonde attraverso pulci che vivono in simbiosi con roditori come ratti e scoiattoli, ma i vaccini e gli antibiotici hanno limitato la diffusione della malattia nel corso degli ultimi decenni.

Nei paesi sviluppati, oggi, la peste è rara. Malgrado questo negli Stati Uniti, per esempio, ogni anno si registrano da 2 a 10 casi: nell’anno in corso i casi verificati sono ben 16.

La malattia, tuttavia, è ancora particolarmente attiva e presente in altre zone del mondo, come l’Africa, il Sud America e l’Asia. L’Organizzazione Mondiale della Sanità dichiara che ogni anno si verificano da 1.000 a 3.000 casi di peste a livello mondiale.

Le nazioni più colpite sono il Madagascar, il Perù e l’India.


immagine al microscopio del virus della rosolia

La Rosolia

Il virus della rosolia, come molti altri, colpisce prevalentemente in età pediatrica ma può anche essere passato ai bambini nel grembo materno da madri non vaccinate. In questo secondo caso si ha la Sindrome da Rosolia congenita che può causare la morte del feto o gravi invalidità del bambino durante la gravidanza.

Le vaccinazioni contro la rosolia sono diventate disponibili per la prima volta nel 1970 e hanno aiutato molti paesi sviluppati ad avvicinarsi all’eliminazione completa di questa patologia. Nel 2015, come conseguenza di una enorme campagna di vaccinazione durata oltre 15 anni, la rosolia è stata eliminata dai due continenti americani.

L’infezione purtroppo sopravvive in paesi con bassa copertura vaccinale, in particolare in Africa e nel sud-est asiatico.

Si stima che ogni anno, nel mondo, 110.000 bambini nascano con la sindrome della rosolia congenita.


La Lebbra

La lebbra è una malattia contagiosa causata da uno specifico batterio che si trasmette attraverso il contatto prolungato con altre persone infette. Provoca danni ai nervi e alle cellule della pelle e ha come spiacevole conseguenza l’insorgenza di ferite sfiguranti e disabilità permanenti.

Il primo passo avanti nel trattamento della lebbra si ebbe nel 1945 grazie al dapsone, un efficace antibatterico. I batteri responsabili dell’epidemia divennero però molto presto resistenti a questa cura. Fu soltanto a partire dagli anni ’70 che,  grazie a un complesso di medicinali, si riuscirono ad ottenere importanti successi sullo sviluppo della malattia.

Da allora il numero di casi di lebbra globale è diminuito significativamente dai 6-7 milioni di casi degli inizi degli anni ’80. Nel 2013, ad ogni modo, venivano censiti ancora 216.000 casi.

Questa terribile malattia miete ancora molte vittime, soprattutto in alcune zone dell’India, del Brasile e dell’Indonesia: paesi dove si concentra oltre l’80% di tutti i casi.


La Gotta

La gotta si manifesta sottoforma di importanti attacchi artritici causati dall’accumulo di acido urico – un sottoprodotto naturale della digestione – all’interno delle articolazioni. I sintomi principali sono dolore, gonfiore e arrossamento.

Identificata per la prima volta dagli egiziani, la Gotta una volta era conosciuta come la malattia dei re, a causa dei suoi legami con l’eccessivo consumo di cibo e alcol.

Il diffondersi di stili di vita non salutari e dell’obesità hanno causato drammatici aumenti di gotta nei paesi sviluppati: questa patologia oggi colpisce circa il 4% della popolazione adulta occidentale, con punte di quasi del 5% anche in paesi a noi vicini, come la Grecia.



La Pertosse

La pertosse è un’infezione trasmessa per via aerea che infiamma e porta al rigonfiamento delle vie respiratorie, provocando tosse intensa, con effetti particolarmente gravi per i bambini. Si tratta di un’infezione di tipo batterico molto contagiosa che a volte può durare anche per molte settimane.

Questa malattia è molto meno innocua di quello che molte persone credono: paragonata ad altre patologie ha, infatti, un’elevata mortalità, stimabile in circa due decessi ogni mille casi e riguardante soprattutto bambini nel primo anno di vita. La causa principale di questo elevato tasso di mortalità è da ascriversi al fatto che, molto spesso, alla pertosse si lega l’insorgenza di polmonite, che va a colpire in questo caso un organismo già abbondantemente indebolito.

Da non trascurare il fatto ulteriore che uno o due bambini su mille, tra quelli colpiti dalla pertosse, sviluppano un’encefalopatia grave che può provocare paralisi, ritardo mentale o altri disturbi di tipo neurologico.

Nel 2008, nel mondo, si stima che fossero circa 16 milioni i casi in circolazione, il 95% dei quali nei paesi in via di sviluppo.

La pertosse uccide ogni anno circa 195.000 bambini.


La Difterite

La difterite colpisce il naso e la gola, viene trasmessa dalla tosse o dagli starnuti e conduce alla morte tra il 5 e il 10% dei pazienti che ne vengono colpiti.

In passato è stata a lungo la causa più grande di decessi nell’infanzia. Nel 1921 per esempio, negli Stati Uniti furono registrati ben 206.000 casi che causarono oltre 15.000 morti.

Fu con l’avvento dei programmi di vaccinazione che si ottenne un rapido declino: se negli Stati Uniti, per proseguire con l’esempio, sono stati soltanto cinque i casi di difterite registati nell’ultimo decennio, nei paesi in via di sviluppo questa malattia rappresenta una costante minaccia, benché fortemente ridimensionata nei numeri.

Una rilevazione del 2011 parla di 5.000 casi di difterite a livello globale, ai quali probabilmente si devono aggiungere molti altri casi non segnalati, a causa di una diffusione maggiore in zone difficilmente monitorate da un qualsiasi sistema sanitario efficace. I ceppi che ancora resistono sono individuabili in alcune zone dell’Africa e dell’Asia meridionale.


La Scarlattina

La Scarlattina, malattia infettiva contagiosa, è causata dalla presenza di batteri che si trovano sulla pelle e nella gola ed ha caratteristiche esantematiche, facilmente riscontrabili in eruzioni che vanno dal colore rosa al rosso.

I batteri si diffondono attraverso lo starnuto o la tosse, tramite contatto, soprattutto se in in presenza di infezioni come l’impetigine o attraverso la condivisione di biancheria contaminata.

Ad oggi non esiste ancora un vaccino che possa prevenirne l’insorgenza.

Nella seconda metà dell’800, in Europa, il tasso di mortalità di chi veniva colpito dall’epidemia superò addirittura il 30%. A metà del ‘900 gli antibiotici e il miglioramento delle condizioni di vita hanno contribuito a rendere sempre più rara la presenza di questa malattia, almeno per quanto riguarda i paesi più sviluppati.

Tuttavia, nel 2014, più di 14.000 casi di scarlattina si verificarono in tutto il Regno Unito: si trattò della più grande ondata registrata dagli anni ’60, a testimonianza che non è impossibile che questa patologia possa avere altri ritorni di fiamma.


schema grafico che mostra come si diffonde la tubercolosi nei polmoni

La Tubercolosi

Conosciuta come La Piaga Bianca, la Tubercolosi ha rappresentato, soprattutto nell’Europa del XVIII Secolo, la più terribile e spietata causa di morte. L’asintomaticità dell’infezione che la veicola ha sempre reso complicata la sua diagnosi. La sua latenza si trasforma nella malattia attiva soltanto in un caso ogni dieci ma, se non trattata, in quel caso uccide il 50% delle volte.

Per i paesi del mondo occidentale la tubercolosi ha rappresentato una minaccia costante fino a metà del Novecento; da quel momento in poi i progressi medici hanno permesso di diagnosticare e curare la malattia con grande efficacia. Malgrado la nostra capacità di affrontare e arginare la diffusione della malattia non si deve abbassare la guarda: la tubercolosi, per esempio, infettò nel 2014 ben 9.400 persone negli Stati Uniti, in quello che è il più grande focolaio degli ultimi anni verificato nei paesi del Nord del mondo.

A livello globale, purtroppo, la tubercolosi ha continuato a diffondersi e a mietere le sue vittime: circa 1,5 milioni di persone nel 2013 a fronte di 9 milioni che hanno sviluppato la malattia.

Come detto la tubercolosi è curabile, ma nuove forme, resistenti ai farmaci, stanno causando a tutt’oggi grani difficoltà nel controllo della malattia.

L’infezione si diffonde nell’aria, favorita da situazioni di sovraffollamento e di scarsa ventilazione. Un sistema immunitario forte può normalmente combattere la malattia, ma la tubercolosi si impone in organismi di pazienti dalle difese immunitarie indebolite, in particolare le persone affette dal virus dell’HIV.


Il Rachitismo

Il rachitismo è una malattia che aggredisce, indebolisce e piega le ossa dei bambini. Questa patologia è comunemente causata da una carenza di vitamina D e di calcio, è spesso sottovalutata e considerata come una condizione specifica del XIX Secolo

Studi autoptici compiuti in alcune parti dei Paesi Bassi hanno mostrato che alla fine del 1800, ben l’80-90% dei bambini era affetto da rachitismo, ma il miglioramento delle condizioni di vita nei paesi sviluppati ha reso la malattia così rara che molti governi hanno smesso di preoccuparsene.

Anche se mancano dati completi sui tassi globali di diffusione del rachitismo, molti esperti ritengono che dedicare meno tempo all’aria aperta (la luce solare viene convertita in vitamina D) in combinazione con diete a scarso apporto di calcio, sta provocando una nuova insorgenza di questa patologia nei paesi sviluppati, soprattutto quelli delle nazioni più settentrionali.


La Poliomielite

L’umanità ha convissuto con la poliomielite per migliaia di anni. Il virus si diffonde attraverso il contatto con feci infette o con gocce di starnuto. Tramite questi veicoli raggiunge il cervello e il midollo spinale, causando gravi danni, in alcuni casi la paralisi.

Negli anni ’40 e ’50, soltanto negli Stati Uniti circa 35.000 persone sono diventate disabili a causa della polio.

Successivamente furono sviluppati dei vaccini efficaci che condussero alla Global Polio Eradication Initiative del 1988: in quegli anni la poliomelite rendeva paralizzati ogni giorno più di 1.000 bambini in tutto il mondo.

Da allora, più di 2,5 miliardi di bambini sono stati immunizzati, portando ad una riduzione del 99% dei casi riscontrati.

Benché la battaglia con questa spietata epidemia sembri praticamente vinta, ancora nel 2015 sono stati segnalati 51 casi di virus, tutti circoscrivibili ad un’area geografica che sta tra l’Afghanistan e il Pakistan. Si ha conoscenza della presenza del virus anche in zone molto specifiche dell’Africa soprattutto in Nigeria. Il resto del mondo è libero dalla malattia, anche se resta il rischio d’importazione da questi paesi in cui il virus è ancora presente.


 

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