immagine di cellule staminali

Cellule staminali e diabete: nuove prospettive

Cellule staminali e diabete: nuove prospettive

Una ricerca della Washington University School of Medicine di St. Louis

Il diabete è una malattia con la quale si può convivere, seguendo le adeguate terapie ed i controlli medici. Al momento, però, non esiste ancora una vera e propria cura.

Un gruppo di ricercatori però sta lavorando ad una possibile soluzione che prevede l’uso delle cellule staminali, trasformate nell’occasione in cellule produttrici di insulina.

Milioni di persone sono affette nel mondo dal diabete

Il diabete è una condizione incurabile tra le più diffuse al mondo, con dati che annunciano una sua ulteriore crescita nei prossimi decenni, soprattutto nei paesi occidentali. Nel diabete di Tipo 2, il più comune in circolazione, il corpo non è in grado di produrre insulina o non è in grado di rispondere ai suoi normali effetti.

Il pancreas, l’organo del nostro corpo che ha il compito di fornire l’insulina al nostro organismo, reagisce in un primo momento aumentando la sua produzione. Questo però non può avvenire all’infinito. Il momento in cui il pancreas non riesce più a stare al passo con le necessità che la malattia impone, arriva inevitabilmente.

A quel punto gli zuccheri nel sangue aumentano e l’organismo non è più in grado di controllarne naturalmente i corretti livelli, in un range che rimanga salutare.  Un aumento della glicemia, giunti a questo punto, può portare a una serie di problemi di salute potenzialmente gravi.

Una delle cose più preoccupanti legate al diabete è l’alta percentuale di persone che, pur affette da questa condizione magari nei primi stadi, ancora non hanno ricevuto una vera e propria diagnosi della malattia. È stato calcolato come soltanto negli Stati Uniti vengano emesse ogni anno più di un milione e mezzo di nuove diagnosi.

Il diabete è una delle più frequenti cause di morte nei paesi occidentali: se non ben curato può condurre ad una serie preoccupante di complicazioni. Il diabete infatti può colpire gli occhi, i nervi, la pelle mentre le persone con questa condizione hanno anche una maggiore probabilità di sviluppare ipertensione e di essere colpiti da ictus.

I sintomi del diabete comprendono:

  • aumento della sete e della minzione
  • fame eccessiva
  • estrema stanchezza
  • problemi alla vista
  • tagli e contusioni che richiedono molto tempo per guarire

La nuova ricerca

I risultati di un nuovo studio a cura della Washington University School of Medicine di St. Louis, apparso sulla rivista scientifica Stem Cell Reports, potrebbero in futuro essere fondamentali per trovare finalmente una cura per il diabete.

Nel corso degli ultimi anni gli scienziati sono riusciti più volte a trasformare con successo le cellule staminali in cellule produttrici di insulina: quelle normalmente presenti nel pancreas che vengono chiamate cellule beta. Tuttavia la scienza, durante questi tentativi precedenti, si era imbattuta in una serie di problemi legati principalmente al fatto che risultasse molto complesso regolare la quantità di insulina prodotta da queste nuove tipologie di cellule.

Modificando il modo in cui hanno le cellule beta venivano sviluppate, il team dietro lo studio di cui stiamo parlando è finalmente riuscito a produrne una tipologia più reattiva ai reali livelli di glucosio presenti nel sangue.

I ricercatori hanno inoltre scoperto che quando trapiantavano le nuove cellule in topi i cui organismi non erano in grado di produrre insulina, queste iniziavano a secernere l’ormone entro pochi giorni e che, per di più, si sono rivelate di ausilio per controllare lo zucchero nel sangue delle cavie per mesi.

Siamo stati in grado di superare un importante punto debole nel modo in cui queste cellule erano state precedentemente sviluppate – dichiara il ricercatore a capo della ricerca Prof. Jeffrey R. Millman: professore di medicina e ingegneria biomedica
Le nuove cellule produttrici di insulina reagiscono più rapidamente e in modo appropriato quando incontrano il glucosio: si comportano quasi esattamente alle cellule beta che osserviamo nell’organismo di persone che non hanno il diabete.

La ricerca sarà applicabile sugli esseri umani?

Con l’incidenza del diabete in continua crescita non stupisce che i ricercatori di tutto il mondo continuino a lavorare nella speranza di trovare un nuovo trattamento per questa condizione. Il Prof. Millman faceva parte in passato del gruppo di ricerca che per primo ha lavorato alla conversione delle cellule della pelle in cellule staminali nel 2014, facendo qualcosa di simile nel 2016 con cellule della pelle di una persona con diabete.

In entrambi i casi il team aveva lavorato per trasformare le cellule staminali in cellule beta che secernono insulina che poi, però, non avevano correttamente funzionato una volta che avevano cominciato a produrre l’ormone. In alcuni casi le cellule producevano troppa insulina, mentre in altri non ne producevano abbastanza. Ovviamente nessuna di queste situazioni è ideale per gestire il diabete nelle persone umane tuttavia, grazie a questo studio, le cellule beta di nuova concezione risultano essere molto più affidabili.

Questa ricerca apre una nuova eccitante strada ai ricercatori che si occupano del diabete. La vera domanda però è: quanto emerso da questo studio potrebbe davvero aiutare l’organismo di un malato di diabete a produrre insulina e quindi funzionare bene anche negli esseri umani? Saranno i test clinici a dare delle risposte ma, in primo luogo, gli scienziati dovranno sviluppare un metodo per testare in sicurezza su pazienti veri questa nuova tipologia di cellule.

Se arrivassimo a quel punto il Prof. Millman ed il suo team avrebbero già in programma di produrre in serie le cellule beta nate da cellule staminali: sarebbero già in grado di generare più di un miliardo di cellule beta in poche settimane.

Come sempre seguiremo gli sviluppi di questa novità e vi aggiorneremo con nuovi articoli se emergessero novità di rilievo.


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una mela, una siringa e delle zollette di zucchero

Insulina: dove iniettarla, rotazioni e tempi di assorbimento

Insulina: dove iniettarla, rotazioni e tempi di assorbimento

L’insulina è un ormone che, una volta assunto, aiuta a gestire la malattia del diabete.

Gli enzimi presenti nello stomaco prendono in carico l’ormone prima che entri in circolazione nel sangue; per questa ragione può essere assunta sia sotto forma di pillola che iniettandola.

Le iniezioni di insulina sono soltanto uno dei molti modi di trattare il diabete: si può agire anche stando attenti alla dieta alimentare, cambiando il proprio stile di vita o utilizzando anche dei medicamenti orali. 


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Esistono in circolazione diverse tipologie di insulina. Per questo è fondamentale seguire le istruzioni del proprio medico di riferimento sulle tempistiche e su come assumerla.

Punti di iniezione più comuni

L’insulina viene iniettata direttamente nello strato di grasso che si trova sotto la pelle, chiamato tessuto sottocutaneo, tramite una piccola siringa e in diverse parti del corpo. Tra le più comuni:

Addome

una ragazza di fa una iniezione di insulina nell'addome

L’addome è forse il luogo più comune utilizzato dalle persone diabetiche per assumere l’ormone, visto che è uno dei più comodi da raggiungere. In questo caso, per effettuare l’iniezione, si prende con le dita una parte del tessuto adiposo posto tra la vita e le ossa iliache, a circa 5 centimetri di distanza dall’ombelico.

Parte superiore del braccio

un medico pratica un'iniezione di insulina sulla parte superiore del braccio

La parte alta del braccio è un altro punto di iniezione tra i più utilizzati. L’ago va posizionato nella parte posteriore, cioè nell’area del tricipite, all’incirca a una distanza pari sia dal gomito che dalla spalla.

Rispetto all’addome questa è però una posizione che rende meno facile la somministrazione autonoma, è probabile che serva una persona che aiuti nell’operazione. Normalmente è consigliato effettuare l’iniezione a sinistra per chi è destro o a destra per chi invece è mancino.

Coscia

Anche la coscia, così come l’addome, è un luogo abbastanza comodo da raggiungere, quindi in grado di permettere l’indipendenza. Si dovrà inserire l’ago nel tessuto adiposo esterno, a metà tra il ginocchio e l’anca.

Anche se molto facile da effettuare, la puntura sulla gamba potrebbe causare qualche dolore nella deambulazione o durante la corsa.

Fondoschiena e fianchi

L’ultimo punto di iniezione che segnaliamo è quello della parte bassa della schiena o il fianco. Si deve tracciare una linea immaginaria tra la parte superiore dei glutei e i fianchi. L’ago deve essere posto al di sopra di questa linea, ma sotto la vita, circa a metà strada tra la colonna vertebrale e il fianco.

Anche questo punto di iniezione richiede un probabile aiuto, data la difficoltà nel raggiungerlo, almeno per i meno esperti.

Assorbimento dell’insulina

L’insulina viene assorbita in maniera molto diversa, a seconda del punto di iniezione che si è scelto di utilizzare. Per avere le idee più chiare:

  • Addome: l’insulina entra nel flusso sanguigno molto rapidamente
  • Braccio: Assorbimento moderatamente rapido, ma più lento di quello dell’addome
  • Fondoschiena: lenta velocità di assorbimento

La somministrazione all’addome è più indicata dopo un pasto: questo perché l’ormone sarà assorbito più velocemente. Ad ogni modo l’insulina è più efficiente quando ha una velocità di assorbimento più lenta, quindi un effetto più duraturo.

 

Si deve porre attenzione all’esercizio fisico, visto che può aumentare il tasso di assorbimento di insulina e che quindi dovrebbe essere tenuto in conto al momento di pianificare le iniezioni. Se si decide di esercitare una parte del corpo che si trova vicino al sito di iniezione è consigliato, per questo, attendere almeno 45 minuti dall’assunzione.

Alternare i punti di iniezione

È molto importante evitare di iniettarsi l’ormone dell’insulina sempre nello stesso punto per periodi molto lunghi. La pelle ed il tessuto adiposo si potrebbero irritare e portare anche a complicazioni, non ultima un’alterazione dello stesso tasso di assorbimento.

Nel ruotare il luogo di iniezione è consigliato utilizzare per le diverse ore del giorno la stessa locazione nell’ora prefissata, ma in un diverso punto. Un’iniezione a lento assorbimento sulla coscia prima di coricarsi per la notte, per esempio, dovrebbe essere alternata un giorno sulla gamba destra e uno sulla sinistra. Per una dose mattutina di insulina, invece, si può utilizzare ogni giorno l’addome, assicurandosi però di non iniettare sempre nello stesso identico punto.

Monitoraggio dei livelli di zucchero nel sangue

È molto importante chiedere o programmare le tecniche di somministrazione e la rotazione delle iniezioni assieme al proprio medico di riferimento, così come è altresì fondamentale farsi  da lui consigliare tempi e modalità di monitoraggio del proprio livello di glicemia.

Consigliamo di tenere traccia dei livelli di zucchero nel sangue in un diario così da poterli condividere con il medico. I valori insoliti devono essere condivisi immediatamente, così che si possa regolare il dosaggio di insulina in base alle esigenze.