Le nuove attività commerciali all’interno di Villa Donatello

Le nuove attività commerciali all’interno di Villa Donatello

Presso la nostra sede principale a Sesto Fiorentino, in Via Ragionieri 101, si sono insediati da qualche settimana due importanti punti vendita a supporto delle necessità dei nostri pazienti e dei loro familiari: due attività storiche, presenti da tempo sul territorio, hanno deciso di aprire due corner dedicati ai loro prodotti e servizi.

In questo articolo del nostro blog si raccontano, permettendoci così di dar loro un benvenuto ufficiale con un ringraziamento per il ruolo di supporto che svolgono per i nostri ospiti.

Ottica Galanti: occhiali a Firenze dal 1958

La tradizione nella correzione visiva

Professionalità e qualità da 50 anni al servizio dei fiorentini e non solo. È l’Ottica Galanti che sin dalla sua nascita, mezzo secolo fa, si è distinta nel settore degli occhiali e delle lenti a contatto, offrendo alla clientela le più avanzate tecnologie disponibili nel settore.

Era il 1958 quando Pancrazio Galanti, dopo essersi assicurato un diploma in ottica, decise di abbandonare i piccoli lavori svolti nella trattoria del padre per valorizzare le proprie capacità professionali. Nacque cosi il primo negozio di Ottica Galanti, già allora in Via Gioberti, anche se in un punto diverso e con dimensioni minori rispetto a oggi.

Erano altri tempi e i negozi di ottica offrivano una vasta gamma di prodotti, che includeva anche macchine fotografiche e binocoli. L’Ottica Galanti scelse però ben presto di specializzarsi in lenti e occhiali, offrendo specifici ausili per ipovedenti.

Intanto, nel 1966, il negozio di Via Gioberti, come tutta Firenze, venne travolto dalle acque dell’Arno.

L’acqua distrusse tutto e, come molti altri fiorentini, fummo costretti a ripartire da zero – racconta Pancrazio Galanti – Passammo serate intere, con tutti i familiari, a pulire dal fango le lenti e gli strumenti che si erano salvati. Poi, con un po’ di fatica, abbiamo riaperto il negozio.

Negli anni ’80, all’esperienza di Pancrazio si sono unite le nuove idee dei figli, Marco e Massimo, che da allora gestiscono l’Ottica Galanti insieme al padre.
Il negozio é poi cresciuto ulteriormente, in via Gioberti 104r/106r, passando da una a tre vetrine, potenziando le strumentazioni e le dotazioni tecnologiche, ma anche aprendo un nuovo esercizio in via Martelli 32/r, prima di questa nuova esperienza in collaborazione con la Casa di Cura Villa Donatello.


Anche gli amici della Farmacia Ragionieri hanno deciso di attivare una parafarmacia/articoli sanitari presso la nostra struttura di Firenze Castello, ecco la loro storia…

Parafarmacia Ragionieri

Gli inizi

Era il 29 Settembre 1892 quando Guglielmo Ernesto Ragionieri aprì la prima farmacia autorizzata di Sesto Fiorentino.

Proveniva, insieme a quattro fratelli e una sorella, da una importante famiglia sestese: il fratello Eugenio fu direttore del giardino Guicciardini, Cesare divenne maestro imbalsamatore di uccelli e piccoli animali, Guido si dedicò al commercio di piante e vini in Italia e all’estero, Attilio al quale è stata dedicata anche una strada di Sesto, fu medico e floricoltore, mentre Carolina sposò un esponente di un’altra importante famiglia di Sesto: i Biondi.

Guglielmo Ernesto ebbe due figli maschi, Rodolfo e Roberto, che videro la luce nella casa sopra la farmacia, in quelle stanze dove ora ci sono gli studi medici.

Nel 1914 Ernesto morì prematuramente, i figli furono richiamati in guerra e uno zio paterno si occupò della farmacia fino al ritorno dei due giovani che si erano laureati in farmacia e in chimica. Dalla loro collaborazione fraterna nasce anche il nome Dr. R.R. Ragionieri che sta per Roberto e Rodolfo.

Ieri

Nel periodo fra le due guerre la farmacia divenne un punto di riferimento per tutto il territorio, non solo per i pazienti ma anche per i medici e i veterinari che qui si riunivano non solo per il servizio notturno o domenicale ma anche per discutere e giocare a carte!

Nel 1967, quasi contemporaneamente, i due fratelli scomparvero e il compito di proseguire sulla strada tracciata dai suoi familiari fu affidato a Piero, figlio di Roberto.

Il “Dottor Piero”, così chiamato da tutti i sestesi, oltre che a gestire, rinnovare e ingrandire la farmacia fino ad accompagnarla al XXI secolo, fu autore di diversi libri di narrativa, saggi, poesie e anche di “I cento anni di una Farmacia” che pubblicò nel 1992 in occasione dell’anniversario. In questo suo lavoro scrisse:

…Un tempo lungo se si pensa che è stata aperta, nei cento anni, anche tutti i sabati e spesso tutte le domeniche per una media di almeno 335 giorni l’anno. Fino alla seconda guerra mondiale non vi erano stati, nel confronto col passato, grossi sconvolgimenti effettivi nel lavoro del farmacista, anche se già erano apparse le prime specialità medicinali. Basti pensare che gran parte delle preparazioni veniva fatta a mano, compreso l’approntamento di estratti e tinture, di unguenti e pomate ed anche di fiale iniettabili. Le sostanze venivano conservate in luoghi freschi o in ghiacciaie rifornite con stecche di ghiaccio, i medicinali venivano da Firenze con un carro a cavalli, le sostanze dovevano essere macinate, setacciate, filtrate. Venivano conservate in vasi le sanguisughe (che negli anni ’60 erano ancora prescrivibili per le mutue) e allevati in vasche i ranocchi per le analisi di gravidanza. Veniva il venditore di miele, di camomilla e lavanda essiccate, la sugna per gli unguenti la forniva il macellaio e tante altre materie prime venivano fornite non da industrie specializzate, ma dai comuni fornitori domestici.

Oggi

La farmacia di oggi è molto cambiata da quella che ci ha descritto il Dottor Piero nel suo libro. E’ diventata un luogo in cui si dispensano i servizi, si fa educazione sanitaria, si entra con richieste ed esigenze di ogni genere. Ma la Farmacia Ragionieri continua ad essere un punto di riferimento per tutta l’area sestese, un luogo dove trovare non solo farmaci, cosmetici, giocattoli per bambini e informazioni sugli ultimi ritrovati, ma soprattutto consigli, servizi e cortesia.

Nel 2006 il Dottor Piero ci ha lasciati e il lavoro prosegue con la figlia Alessandra, anche lei farmacista, che con il figlio Alexander, esperto in fitoterapia e preparazioni galeniche (quinta generazione di farmacisti!), porta avanti il compito iniziato dalla famiglia il 29 Settembre 1892, con nuove iniziative come quella che ha portato alla nascita dello spazio dove acquistare prodotti di parafarmacia e altri articoli sanitari, visitabile all’interno della Casa di Cura Villa Donatello.


Alcune immagini dei due nuovi corner


 

il famoso "tocco delle dita" del Giudizio Universale di Michelangelo

Sensazioni fantasma: come il nostro cervello processa la sensazione del “tatto”

Sensazioni fantasma

Come il nostro cervello processa la sensazione del “tatto”

Vi è mai capitato che qualcuno vi toccasse il braccio sinistro quando, in realtà, aveva toccato quello destro? Gli scienziati conoscono questo fenomeno e lo chiamano sensazione fantasma: può aiutare a far luce su come il nostro cervello reagisce e processa la sensazione del tatto.

Il cervello umano è ancora per molti aspetti misterioso. Ci sono fenomeni complessi che sfuggono alla nostra comprensione, come il dolore agli arti fantasma che si verifica quando una persona crede di poter rilevare il dolore o altre sensazioni tattili ad un arto che ha perso con l’amputazione.

Alcune persone sperimentano allucinazioni tattili durante le quali credono erroneamente di provare una sensazione quando, in realtà, nessun fattore avrebbe potuto indurla.

Le allucinazioni tattili si verificano di solito in individui che sono sotto particolari condizioni psicologiche come la schizofrenia, ma non è raro che anche soggetti mentalmente e fisicamente sani possano sperimentare fenomeni simili.

Per esempio, quando una persona viene toccata sulla mano sinistra, può credere di aver percepito un tocco al piede sinistro o viceversa: questo è proprio il caso di ciò che gli scienziati chiamano sensazione fantasma: i ricercatori impegnati a studiare questa strana situazione sono ancora lontani da capire perché questo fenomeno si verifica.

In un nuovo studio recentemente realizzato, i cui risultati appaiono pubblicati su Current Biology, un team di ricercatori della New York University e delle Università di Amburgo e Bielefeld, in Germania, spiegano in dettaglio cosa caratterizza le sensazioni fantasma, sostenendo che una migliore comprensione di questo fenomeno potrebbe aiutare gli specialisti a decifrare altri misteri simili, compreso il dolore agli arti fantasma.

I limiti delle spiegazioni precedenti su come e dove i nostri processi cerebrali processano la sensazione del tocco, diventano evidenti quando si tratta di persone che hanno avuto parti del loro corpo amputate o che soffrono di malattie neurologiche – osserva il coautore dello studio Prof. Tobias Heed.

Egli sottolinea che, fino ad oggi, gli scienziati hanno appreso sorprendentemente poco su come il cervello umano elabori la sensazione del tatto.

Le persone che hanno avuto una mano o una gamba amputata spesso riferiscono sensazioni fantasma su quegli arti – prosegue il Prof. Heed – . Ma da dove viene esattamente questa falsa percezione?

Studiando a fondo i processi cerebrali

Fino ad oggi gli scienziati pensavano che la nostra percezione cosciente di dove si è verificato un tocco derivasse da una mappa topografica archiviata nel nostro cervello. Seguendo questa ipotesi, parti del corpo come le mani, i piedi o il viso, sarebbero rappresentati su questa mappa.

Tuttavia questo nuovo studio, che si è concentrato sull’analisi comportamentale in partecipanti pienamente sani, indica che il modo in cui il cervello attribuisce le sensazioni tattili è molto più complicato.

Nello studio in questione i ricercatori hanno condotto cinque diversi esperimenti, ognuno dei quali ha coinvolto la collaborazione di 12-20 adulti sani. Durante ogni esperimento i partecipanti hanno accettato di avere degli stimolatori tattili attaccati alle mani e ai piedi. I ricercatori hanno utilizzato questi stimolatori per generare sensazioni tattili in due diverse parti del corpo in rapida successione e poi hanno chiesto ai partecipanti di segnalare dove avevano sentito i tocchi. Questa tipologia di test è stata poi ripetuta diverse centinaia di volte per ogni partecipante.

Sorprendentemente, nell’8% di tutti i casi, i soggetti hanno attribuito il primo tocco ad una parte del corpo che non era stata nemmeno toccata – dandoci modo di verificare una discreta distribuzione della presenza di sensazioni fantasma – dichiara il ricercatore capo dell’esperimento, Stephanie Badde.

Le 3 caratteristiche delle sensazioni fantasma

La concezione precedente, come abbiamo accennato, attribuiva la posizione di un tocco dipendente da mappe del corpo conosciute dal nostro cervello: tutto ciò però non combacia in alcun modo con queste nuove scoperte.

Lo studio dimostra che le sensazioni fantasma possono avere 3 caratteristiche diverse:

  • L’identità dell’arto: un tocco su una mano viene percepito dall’altra mano.
  • Il lato del corpo: una persona potrebbe pensare di sentire un tocco alla mano destra quando, di fatto, si è verificato sul piede destro.
  • La normale posizione anatomica dell’arto (destro o sinistro). Per esempio, se una persona incrocia le braccia o le gambe, posizionando l’arto destro a sinistra del corpo, potrebbe erroneamente percepire un tocco al braccio destro come un tocco al piede sinistro.

Quando parti del corpo vengono posizionate sull’altro lato, per esempio quando incrociamo le gambe, i due sistemi di coordinate entrano in conflitto -prosegue il Prof. Heed.

I risultati attuali non si limitano a contraddire le precedenti conoscenze sulla modalità del cervello di elaborarare la percezione del tatto, ma quanto, in futuro, aiutare a guidare la ricerca sulle sensazioni degli arti fantasma e altri fenomeni correlati.

Un mistero affascinante che ci apre nuove porte per una maggiore conoscenza del nostro organo pensante.


 

La chirurgia dell’ernia inguinale: possiamo renderla perfetta? [Simposio]

La chirurgia dell’ernia inguinale: possiamo renderla perfetta?

Simposio

Lo scorso Venerdì 8 Novembre, presso lo Starhotel Michelangelo di Viale Fratelli Rosselli a Firenze, si è tenuto il Simposio La chirurgia dell’ernia inguinale: possiamo renderla perfetta? organizzato da Pier Luigi Ipponi, chirurgo dell’Ospedale S. Giovanni di Dio di Firenze e da lui moderato insieme a Francesco Tonelli. L’iniziativa, promossa dalla nostra Casa di Cura, rientra nelle attività previste da Villa Dontello Clinica Aperta in questo caso per ciò che attiene alla convegnistica.

Sono intervenuti portando la loro esperienza i chirurghi che in ambito toscano si interessano dei difetti della parete addominale ed in particolare dell’ernia inguinale: una delle patologie più comuni in ambito chirurgico.

A partire dagli anni ’80 l’intervento di ernioplastica secondo Bassini, per più di un secolo vanto della chirurgia italiana, è stato progressivamente abbandonato grazie al diffondersi nel nostro come in molti dei paesi occidentali, dell’impiego di tecniche tension-free e dell’utilizzazione di reti in materiale sintetico (la cosiddetta tecnica di Liechtenstein).

Matteo Giannelli della Chirurgia Generale dell’ospedale San Jacopo di Pistoia, dopo aver illustrato gli aspetti epidemiologici, ha riportato l’impatto che questa affezione esercita sull’organizzazione lavorativa di un reparto di chirurgia, richiedendo percorsi assistenziali differenziati in base alle condizioni del paziente ed all’entità del difetto erniario, che spaziano dalla chirurgia ambulatoriale alla degenza ordinaria.

Grande attenzione è stata dedicata all’analisi degli errori tecnici registrati sia nelle procedure tradizionali che mini-invasive.

Paolo Negro, Ordinario di Chirurgia Generale all’Università La Sapienza di Roma e considerato uno dei massimi esperti della materia, nel corso della sua presentazione ha esplicitato i potenziali effetti collaterali dei materiali protesici impiantati sui visceri addominali, come il colon e la vescica.

Giulio Nicita, esperto urologo, ha riportato la sua esperienza personale sull’accesso pre-peritoneale, che risulta vantaggioso nel trattamento delle ernie recidive o di concomitanti patologie urologiche.

Antonio Marioni dell’Ospedale di Cisanello di Pisa e Luca Felicioni dell’Ospedale di Grosseto, hanno affrontato l’approccio peritoneale rispettivamente mediante laparoscopia o robotica sottolineando vantaggi e svantaggi della metodica. Felicioni in particolare ha sottolineato che la soluzione robotica, attualmente criticabile per tempi e costi, potrebbe in futuro diffondersi data la richiesta sia da parte dei pazienti che degli operatori di questo nuovo approccio.

I materiali sono stati oggetto della presentazione di Andrea Manetti, del Policlinico di Careggi, che ha illustrato le caratteristiche e le differenze tecniche dei vari prodotti presenti sul mercato, sottolineando la maggiore bio-compatibilità di quelli più recenti, frutto della ricerca scientifica condotta sulla risposta biologica all’impianto protesico.

La seconda parte del Simposio è stata incentrata sulla gestione delle più frequenti complicazioni post-operatorie.

L’infezione del sito chirurgico, trattata da Christian Galatioto del Policlinico di Pisa, nonostante la sua bassa incidenza rappresenta una vera sfida per il chirurgo che deve attuare una strategia terapeutica eclettica dettata dalle condizioni generali e locali del paziente, impiegando tutti i mezzi utili a scongiurare un eventuale espianto protesico.

Al pari dell’infezione, anche la sofferenza ischemica rappresenta una temibile complicanza, soprattutto nei pazienti in età fertile, come ha riferito Riccardo Piagnerelli, del Policlinico senese, che asserisce l’importanza della prevenzione al momento della liberazione del sacco erniario dagli elementi del funicolo spermatico.

Per ultimo è stato preso in considerazione il dolore cronico post-operatorio, complicanza dai risvolti sociali, data la natura invalidante della sintomatologia.

Giuseppe Canonico, chirurgo all’Ospedale di San Giovanni di Dio di Firenze, riporta la natura eziopatogenetica multi-fattoriale, quale il fattore meccanico, come il nerve entrappement, o la reazione flogistica indotta dal materiale protesico. Dall’esposizione degli esperti è emersa la necessità di seguire un algoritmo diagnostico/terapeutico precoce, condotto inizialmente in maniera conservativa, come dimostrano i promettenti risultati della scrambler therapy, illustrata da Renato Vellucci, terapista del dolore presso il Policlinico di Careggi, riservando il trattamento chirurgico solo alle forme refrattarie, come sostenuto da Massimo Ranalli chirurgo di Poggibonsi.

Il commento finale espresso da Paolo Cappellini, direttore della chirurgia dell’Ospedale S. Giovanni di Dio di Firenze, sintetizza la complessità della materia che suggerisce auspicabile in un prossimo futuro l’istituzione di una nuova branca specialistica della chirurgia generale: quella che si occupi dei difetti primitivo o secondari della parete addominale.


 

grafica che mostra il cervello dell'uomo come collegato da reti di computer

Come l’intelligenza artificiale cambierà la medicina

Come l’intelligenza artificiale sta cambiando la medicina

Il ruolo dell’Intelligenza Artificiale nell’assistenza sanitaria si fonda sul potere dei computer di vagliare e dare un senso alle enormi quantità di dati elettronici ormai disponibili per ogni paziente: l’età, l’anamnesi medica, lo stato di salute complessivo, i risultati dei test, immagini ottenute durante controlli, sequenze di DNA, storicità familiare e molte altre fonti oggi a nostra disposizione.

L’Intelligenza Artificiale supera i nostri limiti di calcolo e analisi eccellendo nella complessa identificazione di modelli  che possono emergere in qualsiasi serie di dati, e può farlo su scala e con una velocità ben superiore a quella delle capacità umane: può sostanzialmente aprire delle nuove strade per permettere agli operatori di interpretare meglio i dati a nostra disposizione e contribuire ad ottenere diagnosi più puntuali o a individuare percorsi di cura più idonei.

La speranza è che questa tecnologia possa essere sfruttata per aiutare medici e pazienti a prendere decisioni migliori in materia sanitaria.

Quali applicazioni dell’Intelligenza Artificiale in medicina sono già attive?

Una delle applicazioni dell’Intelligenza Artificiale che è già ampiamente in uso nella cura del paziente è quella nell’imaging – l’analisi delle immagini – utilizzata per aiutare a migliorare la diagnosi di cancro o per individuare il prima possibile eventuali problemi cardiaci.

In medicina vengono utilizzate molte forme di raccolta di immagini: Raggi X, tomografie computerizzate, risonanze magnetiche, ecocardiogrammi… La caratteristica comune a tutti questi metodi di imaging è l’enorme quantità di dati di alta qualità a nostra disposizione. Il livello qualitativo delle immagini sanitarie ottenibile ai nostri tempi aiuta l’Intelligenza Artificiale a funzionare meglio poiché per essere il più efficace possibile deve essere supportata da un ampio set di dati, il più completo possibile.

L’occhio umano è spesso cieco ad alcuni dei modelli che potrebbero essere presenti in queste immagini, per esempio sottili cambiamenti nel tessuto mammario nel corso di diversi anni di mammografie. Ci sono stati casi in cui l’Intelligenza Artificiale ha gia svolto un ruolo fondamentale nel riconoscere i primi segnali di insorgenza del cancro o i primi modelli di insufficienza cardiaca, e stiamo parlando di mutazioni che anche un medico altamente qualificato non avrebbe potuto riconoscere se non in uno stadio più avanzato.

Per molti versi, già oggi utilizziamo nelle nostre cliniche forme molto semplici ma fondamentali di Intelligenza Artificiale.

Basti pensare da quanto tempo abbiamo a disposizione strumenti che identificano i ritmi anomali in un ECG: un battito cardiaco anomalo fa scattare un allarme che attira l’attenzione del medico. Applicazioni che diamo ormai quasi per scontate, come se ci fossero sempre state, dipendono in realtà dall’attività di un computer che cerca di replicare il comportamento di un essere umano, analizzando i dati a sua disposizione e  avvertendo che potrebbe essere in corso una crisi e che quindi sarebbe opportuno intervenire il prima possibile.

Ogni anno che passa la ricerca scientifica e l’applicazione medica avranno la capacità di analizzare fonti di dati ancora più grandi e complesse, quasi sicuramente l’intera cartella clinica elettronica di ogni paziente e forse anche dati tratti dalla vita quotidiana, in una società dove sempre più persone stanno già tracciando in maniera autonoma con dispositivi indossabili i loro modelli di sonno o la frequenza cardiaca, per fare un esempio.

Quale impatto dell’Intelligenza Artificiale sulla pratica medica?

È importante sottolineare che questi strumenti non sostituiranno mai i medici: queste tecnologie forniranno assistenza, aiutando gli operatori sanitari a cogliere elementi significativi che altrimenti rimarrebbero nascosti, estrapolandoli da enormi quantità di dati. Ma, allo stesso tempo, i nostri livelli di comprensione del dato puro non sono e probabilmente non saranno mai replicabili dai computer.

Raccogliere una raccomandazione di trattamento fornita dall’Intelligenza Artificiale e decidere se è giusta o meno per il paziente – anche quando supportata da una discreta mole di dati – deve dipendere ancora interamente da un processo decisionale umano. Ci sono elementi che un computer non è ancora in grado di integrare per avere un quadro completo. Quali sono le preferenze del paziente? Quali sono i valori morali del paziente? Che cosa significa applicare una certa procedura per la vita del paziente e per la sua famiglia? Queste sono scelte di contesto che è difficile immaginare come demandabili all’Intelligenza Artificiale.

Con l’aumentare della precisione dei sistemi di Intelligenza Artificiale potremmo cominciare a vedere una mutazione positiva del ruolo dei medici: da essere raccoglitori di dati e analizzatori ad essere interpreti e consulenti per i pazienti che cercano risposte sulla loro salute.

L’uomo potrà concentrarsi su tutte quelle attività direttamente collegate alla cura del paziente a tutto tondo demandando alle macchine l’enorme lavoro di raccolta e analisi dei dati: ciò renderà sempre più puntuale ed efficace l’intervento in caso di necessità, così come favorire sempre di più l’attività di prevenzione che è e rimarrà sempre il miglior modo per assicurare ai più una vita lunga e serena.


 

immagine di un manichino dove è esposto il nostro sistema digerente

Diverticolite: prevenzione e consigli per ridurne gli effetti

Diverticolite

Prevenzione e consigli per ridurne gli effetti

Quando la parete mucosa del nostro intestino si spinge verso l’esterno, approfittando delle zone di minor resistenza, si possono formare i diverticoli, che sono delle formazioni simili a tasche.

I diverticoli sono presenti – spesso senza alcun effetto (diverticolosi) – nell’organismo di circa il 10% della popolazione e si sviluppano normalmente nella parete del colon, oppure nell’intestino crasso, prevalentemente in persione che hanno superato i 50 anni di età.

La loro formazione si verifica nel corso del tempo, probabilmente a causa di una dieta scarsa di fibre o per aver consumato troppa carne rossa.

La scoperta dei diverticoli spesso avviene in maniera casuale, durante esami endoscopici o radiologici, proprio perché normalmente la loro presenza è asintomatica.

I problemi possono verificarsi se una tasca si infetta, si gonfia e si infiamma, il che accade a circa il 5% delle persone con diverticolosi. Questa condizione si chiama diverticolite. I sintomi più frequenti sono dolore nella parte sinistra inferiore dell’addome, febbre, brividi e cambiamenti nelle feci. La diverticolite spesso causa anche nausea e vomito.

Il trattamento della diverticolite spesso si concentra su una dieta a breve termine con basse quantità di fibre – così da rilassare il tratto digestivo – e possibilmente antibiotici per affrontare l’infezione.

Alcune persone soffrono particolarmente a causa di attacchi ripetuti. Soprattutto in questi frangenti è importante sapere che si può sviluppare un  serio ascesso in una di queste tasche: in questo caso potrebbe essere necessario rimuovere ambulatoriamente la sezione colpita, se il danno è severo.

Come ridurre il rischio di attacchi

Certamente si possono prendere misure per ridurre il rischio di attacchi e complicazioni ripetuti.

Dopo e soltanto dopo che l’infezione è stata affrontata, generalmente viene consigliato di reintrodurre fibra alla dieta quotidiana, per esempio mangiando

  • cereali integrali
  • legumi compresi fagioli e lenticchie
  • verdure
  • bacche
  • frutta con pelle commestibile
  • noci
  • castagne
  • mandorle

L’obiettivo è quello di consumare almeno 25 grammi di fibra al giorno per le donne, 38-40 per gli uomini e sostituire il più possibile la carne rossa con pollame e pesce. Anche l’esercizio cardiovascolare vigoroso aiuta a diminuire le possibilità di insorgenza di nuovi attacchi.

Chiedete inoltre al vostro medico di controllare che i medicinali che normalmente assumete non siano a loro volta fattori di rischio per nuove crisi: è probabile che in questo caso ci siano delle alternative. I medicinali a rischio sono alcuni antinfiammatori non steroidei (FANS) come l’aspirina o l’ibuprofene: l’acetaminofene (Paracetamolo) può essere più adatto al vostro caso.

Le stesse misure qua sopra elencate sono ovviamente valide anche per chi non ha sviluppato diverticolosi, nè tanto meno diverticolite.


 

Il giardino di Villa Donatello visto dall'alto

Le giornate di prevenzione oncologica gratuite per il mese di Novembre 2019

Le giornate di prevenzione oncologica gratuite per il mese di Novembre 2019

Tutte le date e le modalità di prenotazione

Fondazione ANT Italia ONLUS e Villa Donatello, con il sostegno del Banco Fiorentino proseguono con le attività di preenzione oncologica gratuite dedicate alle donne residenti in Toscana. Anche per il mese di Novembre 2019 le prestazioni, erogate presso la nostra Sede principale in Via Attilio Ragionieri 101 a Sesto Fiorentino, riguarderanno sia il Progetto Mammella che il Progetto Ginecologia.

Di seguito potete trovare tutte le date e le modalità di prenotazione.


PROGETTO GINECOLOGIA

Locandina del Progetto Ginecologia di Novembre 2019 a Sesto Fiorentino

Saranno 12 i controlli gratuiti per la prevenzione dei tumori ginecologici dedicati alle cittadine della nostra regione presso la nostra sede di Via Ragionieri 101 a Sesto Fiorentino. Le date disponibili sono quelle di Sabato 9 e 30 Novembre, dalle ore 09.00 alle ore 12.30.

Le prenotazioni saranno aperte a partire da Giovedì 31 Ottobre fino a Giovedì 7 Novembre (Sabato e Domenica esclusi) telefonando dalle ore 9.30 alle ore 13.00 al numero 348 3102881 fino ad esaurimento dei posti disponibili.


PROGETTO MAMMELLA

Locandina del Progetto Mammella, a Sesto FIorentino per il mese di Novembre 2019

I controlli gratuiti per la prevenzione dei tumori mammari, nel prossimo Novembre 2019, saranno questa volta a donne di età inferiore ai 45 anni. Le visite senologiche con ecografia a disposizione saranno 24 e verranno effettuate nei giorni di Mercoledì 13 e 27 Novembre, dalle ore 13.30 alle ore 19.00, presso la nostra sede principale in Via Attilio Ragionieri 101 Sesto Fiorentino.

Per le persone interessate sarà possibile prenotare a partire da Martedì 5  fino a Lunedì 11 Novembre, Sabato e Domenica esclusi, chiamando dalle ore 9.30 alle ore 13.00 il numero di telefono 348 3102881 fino al completamento dei posti a disposizione.


INFORMAZIONI IMPORTANTI

  • Una volta ottenuta la prenotazione per via telefonica è comunque necessario recarsi a questa pagina del Sito della Fondazione ANT per validare l’appuntamento compilando con i propri dati l’apposito modulo digitale.
  • Per le erogazioni di prestazioni a minori è indispensabile il consenso di entrambi i genitori.
  • Per scoprire come raggiungere la nostra nuova sede con tutti i mezzi possibili vi consigliamo di fare riferimento a questa pagina del nostro Sito Web.

 

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