delle pillole bianche

La mia prostata è sana?

La mia prostata è sana?

Il Sistema urinario: problemi e soluzioni – 7° parte

La prostata è una ghiandola maschile localizzata nel basso tratto urinario tra la vescica e la muscolatura della pelvi ed intorno all’uretra. Essa ha le dimensioni di una castagna ed un volume normale di 15-25 millilitri (ml), andando incontro ad una progressiva crescita (ipertrofia) durante l’invecchiamento dell’uomo. Quest’organo è deputato alla produzione del liquido che trasporta lo sperma (secreto prostatico) ed è dotato inoltre di una muscolatura liscia che aiuta a spingere all’esterno il liquido seminale al momento dell’eiaculazione.

Come faccio a sapere se la mia prostata è sana?

Alterazioni patologiche a carico di questa ghiandola spesso, ma non sempre, generano dei sintomi delle basse vie urinarie, conosciuti come LUTS (Lower Urinary Tract Syntoms).
Tali disturbi possono essere divisi in tre categorie: sintomi della fase di riempimento, della fase di svuotamento e sintomi post-minzionali.

I sintomi della fase di riempimento vescicale includono:

  • Aumento della frequenza urinaria durante il giorno, in cui il paziente riferisce di dover urinare troppo spesso nel corso della giornata
  • Il bisogno di svegliarsi di notte per urinare
  • Urgenza minzionale, in cui il paziente ha un bisogno impellente e improvviso di urinare, difficile da trattenere
  • Perdita involontaria di urina (incontinenza)

I sintomi della fase di svuotamento vescicale includono:

  • Flusso lento, in cui il soggetto riferisce la sensazione di un flusso di urina ridotto, confrontato di solito con quello precedente o paragonato ad altri
  • Flusso urinario a spruzzo o bifido (due getti paralleli)
  • Flusso urinario intermittente, quando il soggetto descrive il flusso dell’ urina, che si ferma e riprende, in una o più occasioni, durante la minzione
  • Necessità di sforzarsi per iniziare la minzione (esitazione), quando il soggetto descrive la difficoltà ad iniziare la minzione provocando così un ritardo nell’avvio dello svuotamento dopo che lo stesso è pronto ad urinare
  • Minzione con sforzo
  • Prolungato tempo di svuotamento vescicale
  • Gocciolamento finale

I sintomi post-minzionali includono:

  • La sensazione che la vescica non si vuoti totalmente (incompleto svuotamento)
  • Perdita involontaria o gocciolamento urinario post terminale nella biancheria intima

La presenza dei disturbi urinari sopra citati può essere, ad esempio, indicativa di alcune condizioni patologiche come l’ipertrofia prostatica benigna.

Nei casi invece in cui vi sia una componente prevalentemente infiammatoria della ghiandola prostatica (prostatite), nel corredo sintomatologico descritto, i sintomi preponderanti saranno l’aumento della frequenza minzionale, bruciore alla minzione, senso di incompleto svuotamento post-minzionale, pesantezza a livello perineale, sovrapubico e testicolare. A questi si aggiungeranno possibili disturbi della sfera sessuale, come il bruciore durante l’eiaculazione, difficoltà eiaculatorie o tendenza alla eiaculazione precoce. Tutti questi disturbi sono sicuramente spiacevoli e invalidanti per la vita di relazione del paziente.

Tuttavia, non sempre condizioni patologiche a carico della ghiandola prostatica generano chiari sintomi. Il tumore della prostata infatti, generalmente non da disturbi negli stadi iniziali.

Il PSA o Antigene Prostatico Specifico rappresenta l’unico indicatore a disposizione della salute della prostata. Tuttavia, questo è un enzima rilasciato dalla prostata all’interno del sangue che può innalzarsi per un’infiammazione della prostata, così come per ipertrofia prostatica benigna o in caso di tumore. A tal riguardo, una visita specialistica urologica e un corretto inquadramento medico sono fondamentali per una corretta diagnosi ed un eventuale appropriato trattamento.

Bere abbondantemente acqua durante il giorno e seguire una dieta sana che contenga pochi grassi, sale, spezie e più verdure, antiossidanti e vitamine, sono accorgimenti che possono sicuramente contribuire ad migliorare il benessere prostatico.

Articolo a cura del Dott. Andrea Cocci e del Dott. Gianmartin Cito

 

Un medico mostra il fiocco azzurro che simboleggia la lotta al tumore alla prostata

Tumore della prostata: cosa c’è da sapere

Cosa c’è da sapere sul Tumore alla Prostata

Il Sistema urinario: problemi e soluzioni – 6° parte

Il tumore alla prostata rappresenta oggi una delle neoplasie più comunemente diagnosticate, costituendo il 15% circa di tutti i tumori di nuova diagnosi. Nel 2018, in Europa, circa 450.000 uomini hanno sofferto di tumore alla prostata e circa 100.000 sono deceduti a causa di esso.

Attualmente il tumore alla prostata è il secondo tumore più frequentemente diagnosticato nei soggetti di sesso maschile. È raramente riscontrato prima dei 40 anni, essendovi un incremento dell’incidenza e della prevalenza con l’aumentare dell’età.

Tali dati epidemiologici sono relativi soltanto al carcinoma clinico, che però deve essere distinto dal carcinoma incidentale (diagnosticato in modo casuale in corso di una resezione prostatica endoscopica) e dal carcinoma latente o biologico (carcinomi asintomatici diagnosticati istologicamente). Quest’ultimo è un reperto molto frequente all’indagine autoptica essendo riscontrabile nell’ 80% delle indagini autoptiche dei soggetti con età >80 anni.

Le cause del tumore alla prostata non sono ad oggi ben conosciute. L’età è da considerarsi sicuramente uno dei fattori di rischio più importanti, così come l’appartenenza ad un determinato gruppo etnico (gli africani sembrano essere maggiormente esposti). In alcuni casi è stata accertata una familiarità per questa patologia.

Uno stile di vita sano, l’attività sportiva, l’astensione dal fumo, una dieta ricca in frutta e verdura e povera di grassi animali, possono aiutare a prevenire l’insorgenza di questa patologia.

Il carcinoma della prostata origina in circa l’80% dei casi dalla zona periferica o caudale della ghiandola, in circa il 20% dalla zona centrale ed nel resto dei casi dalla zona di transizione. Inizialmente la neoplasia si sviluppa all’interno della ghiandola, mentre le diffusioni per contiguità, linfatica ed ematica avvengono solo nelle fasi più tardive.

Il tumore alla prostata generalmente non dà sintomi negli stadi iniziali. I disturbi minzionali possono essere sia di tipo irritativo che di tipo ostruttivo e spesso rapidamente ingravescenti.

Tuttavia, tale corteo sintomatologico è altamente aspecifico essendo tipico di tutte le patologie che portano ad un’ostruzione della bassa via escretrice. Infatti, i classici sintomi di riduzione del flusso, di nicturia (la necessità di alzarsi la notte), di urgenza minzionale, di aumentata frequenza, spesso sono legati all’ipertrofia prostatica, o ad una condizione infiammatoria.

Talora, in casi rari e molto avanzati, il tumore può manifestarsi con i segni della malattia avanzata:

  • perdita di peso importante e senza una causa
  • dolori alla schiena prolungati
  • insufficienza renale
  • sangue nelle urine
  • problemi di erezione
  • incontinenza urinaria
  • incontinenza fecale
  • dolore ai fianchi, alla schiena, al petto o alle gambe
  • debolezza

Per effettuare una diagnosi, lo strumento più utilizzato è un semplice esame del sangue che controlla i livelli del PSA totale e libero circolante. Se il livello del PSA è troppo alto, questo suggerisce che le cellule nella prostata si stanno comportando in modo anomalo.

Durante la visita medica, lo specialista urologo effettuerà un’esplorazione rettale per palpare la prostata e per valutarne volume, forma, consistenza, dolorabilità e la presenza di eventuali noduli sospetti.

Se necessario, potranno essere richiesti ulteriori accertamenti, come ad esempio una Risonanza Magnetica prostatica multiparametrica.

Qualora gli elementi sopra citati depongano per un quadro sospetto, si procederà ad una biopsia della prostata per una diagnosi di conferma.

Il tumore alla prostata ha diverse alternative terapeutiche. Ognuna di esse ha i suoi vantaggi e svantaggi. La scelta dipende dal quadro clinico del paziente, ovvero dalle caratteristiche istologiche del tumore, stadio clinico, età ed esigenze del paziente.

Tra le varie opzioni terapeutiche possiamo annoverare: la sorveglianza attiva (in cui viene monitorato attentamente l’avanzamento della malattia attraverso controlli periodici seriati), la prostatectomia radicale (intervento chirurgico che prevede la rimozione dell’intera prostata e delle vescicole seminali, effettuabile con tecniche tradizionali o mininvasive), la radioterapia o la terapia ormonale (che colpisce la produzione di testosterone nel corpo, bloccando la crescita del tumore).

Articolo a cura del Dott. Andrea Cocci e del Dott. Gianmartin Cito


 

Un medico parla con un paziente anziano

Cos’è l’ipertrofia prostatica?

Cos’è l’ipertrofia prostatica?

Il Sistema urinario: problemi e soluzioni – 5° parte

L’ipertrofia prostatica è una patologia benigna caratterizzata da un ingrossamento della prostata, tale da causare disturbi alle basse vie urinarie (noti come LUTS = Lower Urinary Tract Syntoms), che possono interferire sulla qualità di vita dei pazienti di sesso maschile. Si tratta di una condizione molto comune al di sopra dei 50 anni, correlata ai cambiamenti ormonali che si verificano durante l’invecchiamento dell’uomo.

L’ipertrofia prostatica benigna (IPB) rappresenta un problema con un notevole impatto sociale. Infatti, i disturbi delle basse vie urinarie ad essa associati possono avere un forte risvolto negativo sulla vita di relazione del paziente, tanto da portarlo ad evitare ogni tipo di attività per paura di trovarsi in situazioni dove non vi siano servizi igienici nelle vicinanze. Inoltre, la mancanza di un sonno continuo e prolungato dovuto alla necessità di urinare durante le ore notturne, può ridurre il livello di energia e rendere più difficile l’attività quotidiana, soprattutto lavorativa.

I disturbi dovuti all’incremento volumetrico della prostata, sebbene possano generare effetti rilevanti sulla salute generale dell’uomo, non sono però da confondere con la presenza di un tumore alla prostata. L’aumento di dimensioni dell’adenoma prostatico infatti non contribuisce a determinare un’evoluzione maligna del tessuto prostatico. Tuttavia, tenendo conto che l’ipertrofia prostatica benigna e il tumore prostatico risultano percentualmente più frequenti nella popolazione all’avanzare dell’età, è possibile che IPB e la patologia neoplastica siano entrambe presenti, soprattutto in pazienti di età più avanzata. Per questo motivo, è sempre necessario consultare un medico e discuterne con lui.

L’aumento di dimensione della prostata può avere effetti negativi sul normale modo di urinare. Ciò accade perché l’aumento volumetrico della prostata può esercitare una compressione sull’uretra prostatica, determinando quindi un’ostruzione al normale deflusso di urine.

I sintomi causati dall’ipertrofia prostatica benigna possono essere lievi, moderati o severi, a seconda dell’entità della patologia. I disturbi lievi possono essere considerati un esito diretto di un parafisiologico processo di invecchiamento. A tal proposito, di solito tali disturbi non richiedono alcun tipo di trattamento farmacologico né tantomeno chirurgico.

I disturbi gravi delle basse vie urinarie invece, possono avere un impatto estremamente negativo sulla qualità di vita del paziente. In questo caso la terapia farmacologica o chirurgica deve essere presa decisamente in considerazione.

I sintomi del basso tratto urinario possono essere divisi in tre tipologie: sintomi della fase di riempimento, della fase di svuotamento e sintomi post-minzionali.

I sintomi della fase di riempimento vescicale comprendono:

• Aumento della frequenza urinaria durante il giorno
• Il bisogno di svegliarsi di notte per urinare
• Il bisogno improvviso di urinare (urgenza) e la difficoltà nel trattenere le urine
• Perdita involontaria di urina (incontinenza)

I sintomi della fase di svuotamento vescicale comprendono:

• Flusso lento
• Flusso urinario a spruzzo o bifido (due getti paralleli)
• Flusso urinario intermittente
• Necessità di sforzarsi per iniziare la minzione (esitazione)
• Minzione con sforzo
• Prolungato tempo di svuotamento vescicale
• Gocciolamento finale

I sintomi post-minzionali includono:

• La sensazione che la vescica non si vuoti totalmente (incompleto svuotamento)
• Perdita involontaria o gocciolamento urinario post terminale nella biancheria intima

Nella prima fase della diagnosi è importante la raccolta della storia clinica del paziente (anamnesi) per escludere altre patologie, su base non urologica, che si manifestano clinicamente con sintomi similari. In questa fase è possibile utilizzare una scala di valutazione sintomatologica nota come l’IPSS-QoL (International Prostate Symptom Score).
Successivamente l’esplorazione rettale è una parte fondamentale dell’esame obiettivo del paziente affetto da IPB. Rappresenta una procedura fortemente raccomandata al fine di valutare le dimensioni prostatiche, le eventuali alterazioni di morfologia, consistenza e dolorabilità e la situazione neurologica locale (tono sfintere anale).

Un esame ematico importante riguarda la determinazione del PSA (antigene prostatico specifico) che è una glicoproteina prodotta dalle cellule epiteliali che tappezzano i dotti e gli acini ghiandolari prostatici con la precipua funzione di contribuire alla liquefazione del liquido seminale durante l’eiaculazione. Viene dosato nel sangue come marcatore d’organo. Tuttavia, pur essendo dotato di alta sensibilità, vista la scarsa specificità, non è adeguato per la diagnosi differenziale fra le diverse patologie prostatiche. Per cui un suo innalzamento, rispetto ai valori di normalità rapportati per l’età, non necessariamente sta ad indicare un tumore alla prostata.

Altro esame da effettuare inoltre è l’ecografia prostatica con valutazione del residuo post-minzionale, che rappresenta il metodo più efficace per descrivere la morfologia prostatica ed evidenziare l’eventuale presenza di sintomi post minzionali.

Un ultimo esame molto importante da effettuare, chiamato Uroflussimetria, è la misurazione del flusso urinario che rappresenta un metodo semplice, non invasivo, ripetibile, poco costoso , sensibile seppure poco specifico per valutare la presenza di disturbi minzionali legati all’ipertrofia prostatica benigna.

Articolo a cura del Dott. Andrea Cocci e del Dott. Gianmartin Cito