una ragazza sta dormendo su un lenzuolo bianco

Insonnia: ne esistono 5 diverse tipologie, differentemente trattabili?

Insonnia: ne esistono 5 diverse tipologie, differentemente trattabili?

Un nuovo studio clinico prova a dimostrarlo

L’insonnia è un pernicioso problema di salute che affligge molte persone, ma il mondo della ricerca può rendere il disturbo più facile da identificare e successivamente trattare. A quanto pare l’insonnia non è un problema di salute sempre uguale in tutte le situazioni: un nuovo studio ha scoperto che ci sono 5 tipologie di insonnia, con sintomatologie differenti per ognuna di esse e che possono anche richiedere cure mediche diverse a seconda della situazione.

Per capire l’entità della diffusione di questa condizione l’Università della Pennsylvania afferma che 1 persona su 4 negli Stati Uniti è affetta da insonnia ogni anno. L’American Academy of Sleep Medicine aggiunge che circa il 10% delle persone soffrono una condizione di insonnia cronica che interferisce con la loro vita quotidiana. I sintomi comuni dell’insonnia comprendono

  • difficoltà ad addormentarsi e dormire
  • risveglio precoce durante la notte
  • affaticamento durante il giorno

Sono le donne ad avere maggiori probabilità di sperimentare l’insonnia rispetto agli uomini, così come lo sono le persone sole che vivono in condizione di emarginazione.

Il recente studio di cui stiamo parlando è stato condotto da ricercatori dell’Istituto olandese di neuroscienze (NIN) ed è stato pubblicato su The Lancet Psychiatry lo scorso 7 gennaio.

Con l’aiuto di migliaia di volontari gli scienziati sono stati in grado di scoprire che l’insonnia è un problema di salute più complicato di quanto abbiamo pensato fino ad oggi.

Le 5 tipologie di insonnia scoperte

I ricercatori del NIN hanno scoperto il modo in cui si manifesta questo disturbo di salute: i sintomi che l’accompagnano possono variare a seconda del tipo di insonnia.

Una tipologia – la tipo 1 – pare caratterizzata dal “nevroticismo“: la tendenza a lungo termine di una persona ad essere in uno stato emotivo negativo o ansioso. Non si tratta di una condizione medica ma di un tratto della personalità che viene spesso confuso con la nevrosi.

Le tipologie chiamate “2” e “3”, di contro, sembravano meno legate a situazioni angoscianti come quelle del tipo 1. Infatti, come hanno rivelato i ricercatori nel comunicato stampa dell’8 Gennaio, i tipi 2 e 3 sembrano più legati rispettivamente a un’alta o bassa sensibilità rispetto alla sensazione di gratificazione delle azioni o degli eventi che ci accadono.

Le tipologie 4 e 5 non sembrano per niente legate a sentimenti di tensione o angoscia. Per la tipologia 4 il fattore scatenante sembra legato ad uno stile di vita stressante, che può provocare insonnia grave e di lunga durata; le persone che sono state fatte ricadere nella tipologia 5, invece, non sembrano essere influenzate neppure da questo elemento.

Gli scienziati hanno sottoposto i soggetti della ricerca ad elettroencefalografia (EEG) – una scansione che misura le onde cerebrali – scoprendo che i gruppi di persone suddivisi per ogni tipologia di insonnia ipotizzata rispondevano in modo diverso agli stimoli esterni. Quando gli scienziati hanno testato i volontari a cinque anni di distanza dalla raccolta dei risultati iniziali, la maggior parte dei volontari aveva mantenuto lo stesso tipo di insonnia, cosa che i ricercatori hanno abbinato dunque ad un tratto distintivo e duraturo.

Il passo in più, realizzato dai membri del gruppo di studio che ha identificato le 5 distinte tipologie di insonnia, è stato quello di scoprire che i trattamenti medici più efficaci differivano da tipo a tipo. Ad esempio, alcuni soggetti sembravano più reattivi alla terapia cognitivo comportamentale, mentre altri sembravano più reattivi ai farmaci per il sonno.

Il risultato più interessante di tutto questo studio, quindi, è che anche se abbiamo sempre considerato l’insonnia come un disturbo, in realtà sembra articolarsi in cinque distinti disturbi: i meccanismi cerebrali che li accompagnano sono molto diversi.

Questa nuova scoperta favorisce ulteriori ricerche sull’insonnia e, soprattutto, sullo sviluppo di potenziali trattamenti mirati. Sebbene questa ricerca sia la prima nel suo genere, si spera che medici e ricercatori possano ottenere nuovi risultati e continuare a comprendere meglio le varie tipologie esistenti, soprattutto per venire incontro a quella persona ogni dieci che vive una condizione pesantissima sotto gli effetti di questa patologia.


 

immagine rappresentativa del bruciore di stomaco

Il Reflusso acido: rimedi e stili di vita per ridurne l’insorgenza

Il Reflusso acido

Rimedi e Stili di Vita che ne riducono l’insorgenza

Il reflusso acido (più correttamente il reflusso gastroesofageo) può causare una sensazione dolorosa di bruciore alla gola o al torace che comunemente le persone chiamano bruciore di stomaco. Semplici rimedi casalinghi e consigli sullo stile di vita possono aiutare a ridurre o prevenire il reflusso acido e il bruciore di stomaco.

Il reflusso acido si verifica quando la valvola tra il tubo digerente e lo stomaco, noto come lo sfintere esofageo inferiore (SEI), non si riesce a chiudere correttamente dopo aver mangiato, il che consente all’acido dello stomaco di fuoriuscire nel tubo del cibo.

Il reflusso acido è molto comune e si può accompagnare ad altri sintomi che possono includere vomito, alito cattivo, erosione dei denti e un sapore amaro o aspro nella parte posteriore della bocca.

I sintomi  e la presenza di questo problema non vanno assolutamente trascurati. È possibile infatti che il reflusso acido frequente o prolungato possa svilupparsi in una forma più grave di reflusso conosciuta come malattia da reflusso gastroesofageo (MRGE).


Rimedi casalinghi e consigli sullo stile di vita
che possono aiutare a ridurre o prevenire il reflusso acido

Perdere peso

Diversi studi scientifici hanno trovato un’associazione tra l’obesità e la MRGE. Anche se la ragione dell’associazione non è chiara, i ricercatori ritengono che l’aumento della pressione addominale che si verifica a causa di un aumento di peso può causare il rilassamento dello sfintere esofageo inferiore, con conseguente perdita di acido gastrico nel tubo digerente.

Uno studio del 2013 ha studiato l’effetto della perdita di peso sulla MRGE tra gli adulti in sovrappeso e obesi. Dei 332 partecipanti che hanno preso parte allo studio il 37% ha riferito di aver avuto sintomi di MRGE.

Dopo aver completato un programma di perdita di peso strutturato di 6 mesi, il 65% di questi partecipanti ha riferito che i loro sintomi erano completamente svaniti; un altro 15% ha notato invece un parziale miglioramento della sintomatologia.

 

Tenere un diario alimentare

Molte persone riferiscono che certi alimenti specifici possono innescare in loro il reflusso acido e il conseguente bruciore di stomaco. Questi elementi scatenanti differiscono da persona a persona, ma alcuni esempi comuni includono:

  • caffeina
  • caffè
  • cioccolato
  • alcool
  • soda e altre bevande gassate
  • cibi grassi, piccanti, fritti e salati
  • agrumi e succhi
  • aglio e cipolle
  • pomodori

Uno studio del 2014 ha rilevato come le persone soggette alla Malattia da Reflusso gastroesofageo tendessero a manifestare sintomi più gravi dopo aver mangiato cibi grassi, fritti, acidi o piccanti.

I cibi acidi, va da sè, contengono alti livelli di acido, mentre gli alimenti piccanti contengono una sostanza chimica chiamata capsaicina. Entrambi possono irritare il tubo digerente.

Gli alimenti grassi contribuiscono ai sintomi di MRGE interferendo con lo sfintere esofageo inferiore e rallentando la digestione nello stomaco.

Le persone con reflusso acido possono trarre beneficio dal tenere un diario alimentare, in grado di aiutarli a identificare i singoli alimenti che scatenano i sintomi.

Conformarsi a pasti regolari e porzioni ridotte

Uno studio del 2014 ha confrontato le abitudini alimentari delle persone in cui è presente o meno la Malattia da reflusso gastroesofageo.

Mentre tutti i partecipanti di solito mangiavano tre pasti al giorno, quelli affetti da MRGE hanno saltato almeno un pasto molto più spesso di quelli che non ne erano affetti.

I partecipanti affetti da MRGE hanno anche dimostrato di incorrere in una probabilità maggiore di concentrare nel pasto serale la maggior parte dell’apporto di cibo piuttosto che dividere il loro apporto calorico in modo più uniforme tra il pranzo e la cena. I pasti abbondanti aumentano la quantità di cibo che lo stomaco ha bisogno di digerire, il che può peggiorare il reflusso acido.

I ricercatori raccomandano di consumare almeno tre pasti al giorno per prevenire e curare la MRGE. Suddividere in quattro o cinque pasti più piccoli potrebbe essere ancora più vantaggioso.

Alzare la testiera del letto

Alcune persone sperimentano un peggioramento del reflusso acido durante la notte. Questo tipo di reflusso acido è noto come reflusso gastroesofageo notturno o reflusso notturno e può avere un impatto negativo sul sonno di una persona.

Sdraiarsi dopo un pasto abbondante può contribuire al reflusso acido perché è più facile che il contenuto dello stomaco rifluisca nel tubo digerente quando una persona non è in posizione eretta.

Un piccolo studio del 2014 si proponeva di valutare se sollevare la testa più in alto di 20cm, mentre si è sdraiati a letto, migliorasse i sintomi in alcune persone che avevano ricorrente reflusso notturno.

Dopo 6 giorni di sonno effettuato in una posizione più sollevata i partecipanti hanno sperimentato una significativa riduzione del reflusso notturno e il 65% ha anche riportato una diminuzione dei disturbi del sonno.

L’International Foundation for Functional Gastrointestinal Disorders (IFFGD) raccomanda alle persone che subiscono regolarmente il reflusso notturno di provare a inserire una zeppa triangolare sotto la testiera del letto. Questa elevazione dovrebbe mantenere il tubo digerente sollevato sopra lo stomaco durante il sonno.

Evitare  il cibo prima dell’orario del sonno

Mangiare a tarda notte può aumentare la probabilità di riflusso notturno.

Uno studio del 2013 ha studiato la relazione tra diversi modelli alimentari e la Malattia da Riflusso Gastroesofageo. I ricercatori hanno scoperto che mangiare pasti più vicini al momento di andare a dormire era associato a un aumento dei sintomi della MRGE.

La produzione di acido gastrico è più alta durante le prime 3 ore dopo aver mangiato. Un altro studio del 2013, compiuto su persone che avevano ricevuto un trattamento per il reflusso acido, ha rilevato che i partecipanti avevano maggiori probabilità di manifestare una ricomparsa dei sintomi se mangiavano meno di 3 ore prima di andare a dormire.

Limitare l’assunzione di alcol

Sempre secondo l’IFFGD, l’alcol è fattore che provoca il bruciore di stomaco, soprattutto perché:

  • è irritante del tubo digerente
  • interferisce con la corretta funzione dello sfintere esofageo inferiore
  • aumentaa la produzione di acido dello stomaco

Tuttavia uno studio scientifico effettuato su larga scala ha messo in evidenza come molti altri fattori legati allo stile di vita, tra cui la cattiva qualità del sonno e abitudini alimentari irregolari, fossero fattori di rischio più forti per la MRGE rispetto all’alcol. Una revisione di questi dati ha permesso di concludere che non vi sono prove scientifiche sufficienti per dimostrare che la riduzione dell’assunzione di alcol migliori i sintomi di MRGE.

È nostro consiglio, per le persone che trovano che l’alcol inneschi o peggiori il loro reflusso acido, ridurne l’assunzione.

Smettere di fumare

Secondo una ricerca del 2016 il fumo da tabacco può contribuire al reflusso acido:

  • interferendo con la corretta funzione dello sfintere esofageo inferiore
  • rendendo la saliva meno efficace nel neutralizzare l’acido dello stomaco

La ricerca ha rilevato che rinunciare al fumo ha portato ad una diminuzione della MRGE grave, ma solo per individui con un peso corporeo equilibrato per le loro proporzioni. I partecipanti in sovrappeso o obesi non hanno mostrato la stessa riduzione dei sintomi nonostante l’abbandono del fumo.


Quando rivolgersi al medico

Il nostro consiglio è quello di parlare con il proprio medico di famiglia o con un professionista se i sintomi di reflusso persistono o peggiorano nel corso di poche settimane e soprattutto se si manifestano alcuni dei seguenti sintomi:

  • dolore al petto durante l’esecuzione di un’attività
  • perdita di peso inspiegabile
  • soffocamento durante l’alimentazione o difficoltà a deglutire cibi e liquidi
  • reazione di vomito con presenza di sangue o di una sostanza che assomiglia ai fondi di caffè

Uno qualsiasi dei sintomi di cui sopra potrebbe indicare un problema di salute potenzialmente letale che richiede cure mediche urgenti.

Conclusioni

Il reflusso acido è comune e si verifica quando il contenuto dello stomaco risale il tubo digerente. Il reflusso acido frequente o prolungato può portare a una condizione più grave nota come Malattia da Reflusso Gastroesofageo.

Alcuni rimedi casalinghi e consigli sullo stile di vita possono aiutare a ridurre o prevenire il reflusso acido. Questi includono perdere peso, tenere un diario alimentare, mangiare pasti regolari e alzare la testa del letto.

Chiunque soffra di reflusso acido per più di qualche settimana dovrebbe consultare un medico.


 

una ragazza in riva al mare allarga le braccia per godersi gli ultimi raggi di sole

Perchè la vitamina D non può fare miracoli nella cura delle malattie del cervello

Perché la Vitamina D non può fare miracoli
nella cura delle malattie del cervello

Per molto tempo si è pensato che la Vitamina D avesse delle proprietà benefiche per combattere malattie del cervello come la Sclerosi Multipla, il Morbo di Parkinson o l’Alzheimer, ma una recente ricerca che si è concentrata sull’analisi di ben 70 studi realizzati a livello mondiale nel corso degli ultimi anni, dimostra il contrario.

La Vitamina D è un elemento assolutamente indispensabile per il nostro organismo sotto molti punti vista; il fatto che si pensasse potesse essere decisiva contro le malattie del cervello dipende dal fatto che ai pazienti con malattie neurodegenerative viene molto spesso rilevata una bassa presenza di questo elemento nell’organismo. Questo aveva indotto al convincimento che un incremento dei livelli di Vitamina D, siano essi procurati tramite esposizione ai raggi solari, a trattamenti UV o attraverso pillole integrative, potesse essere di beneficio per il malato.

Moltissimi sono i casi di persone che assumono dosi elevate di Vitamina D come forma di prevenzione verso l’insorgenza di malattie neurodegenerative, o comunque per rallentarne gli effetti spesso devastanti.

Uno studio dell’Università di Adelaide, pubblicato recentemente sulla rivista scientifica Nutritional Neuroscience, rielabora, confronta e porta a sintesi l’analisi contenuta in ben 70 ricerche effettuate precedentemente da ricercatori di varie parti del mondo, confermando che non esiste alcun elemento di evidenza di un rapporto tra i livelli di Vitamina D presenti nell’organismo e malattie neurodegenerative. Nessun riscontro, in definitiva, sul fatto che la Vitamina D possa essere un supereroe a disposizione del nostro meraviglioso ma delicato cervello.

Quello che invece rimane certo è che la carenza di Vitamina D può rappresentare un problema molto grave per il nostro organismo per molte altre ragioni. Per questo è sempre importante rivolgersi al proprio medico di fiducia per valutarne i livelli, essere guidati per sapere se si è di fronte ad una carenza o ad un’insufficienza e ricevere le corrette istruzioni per riequilibrarne la presenza.


 

Giuseppe Alonci sul palco del Tedx di Modena dello scorso Maggio 2018

Come i chimici assediano i tumori [VIDEO]

Come i chimici assediano i tumori

La conferenza di un giovane ricercatore italiano
ci avvicina al lavoro quotidiano di chi studia come sconfiggere il cancro

La lotta contro il cancro è uno dei fronti più difficili e attivi della scienza moderna. Vi abbiamo aggiornato spesso su prospettive, novità, problematiche, così come abbiamo insistito presso la nostra struttura nel costante lavorìo sulla prevenzione, di concerto con altre importanti realtà come Fondazione ANT Italia ONLUS.

In questo caso, però, ci preme presentarvi l’ispirata conferenza di un giovane ricercatore chimico italiano che come tanti altri suoi colleghi provenienti da diverse branche della scienza, rinnova quotidianamente il suo impegno per trovare una strada, una soluzione, al male che angoscia la nostra epoca storica.

Il cittadino comune è oggi a pochi clic di distanza da innumerevoli e variegate fonti di comunicazione scientifica e pseudo-scientifica. È abitudine di molti informarsi su Internet, magari senza avere chiara in mente una geografia dei luoghi della Rete dai quali attingere informazione seria, rigorosa, accettata attraverso i criteri del metodo scientifico. Quando va bene la fonte accreditata alla quale si ha acesso è per lo più incomprensibile, ricca di termini scientifici complessi e di rimandi ad altri testi ancor più criptici.

Per questo è importante, soprattutto in questo periodo storico dell’universalizzazione della comunicazione, che emergano figure come quella che vi presentiamo oggi, in grado di fare da mediatori tra la Scienza e il cittadino comune, affamato di informazioni.

Un nutrito gruppo di ricercatori-divulgatori sta crescendo nel mondo e per fortuna anche in Italia: persone in grado di proseguire con il proprio lavoro affiancandolo ad un’attività di comunicazione diretta a tutti noi, nel tentativo di fugare dubbi ingiustificati e di delineare senza menzogna quali siano i progressi effettivi ed i limiti ancora invalicabili della ricerca.

Oggi vi presentiamo l’intervento al TedX di Modena dello scorso Maggio di Giuseppe Alonci, ricercatore italiano in Francia molto conosciuto in Italia anche per il suo Canale YouTube La Chimica per tutti e per essere uno dei fondatori del gruppo di divulgatori Edutube Italia, che ci racconta con estrema chiarezza e semplicità una delle strade che la Ricerca sta percorrendo da tempo per sconfiggere i tumori.

Buona visione!

una giostra piena di gente gira vorticosamente

Menopausa e vertigini: cosa le unisce e quando richiedere accertamenti

Menopausa e vertigini

Quale legame esiste tra i due fenomeni?
Quali sono le cause e quando rivolgersi ad un medico per accertamenti?

La sensazione di capogiro avviene con una probabilità più alta in donne che stanno vivendo il periodo della menopoausa, probabilmente a causa del processo di invecchiamento e degli importanti cambiamenti nei livelli ormonali che l’organismo deve affrontare. Le vertigini non sono una malattia ma possono essere comunque un sintomo di qualcosa di cui tenere assolutamente conto.

I ricercatori impegnati nello studio del legame tra menopausa e vertigini non sono ancora arrivati a risposte chiare ed univoche, ma ci forniscono comunque delle possibili spiegazioni.

Le cause

Cambiamenti Ormonali

 

I primi sintomi della menopausa compaiono durante la perimenopausa, quel periodo che dura da 4 a 8 anni fino a quando le mestruazioni si sono completamente fermate per un anno e la menopausa può dirsi completa. Le donne raggiungono la menopausa normalmente tra i 40 e i 58 anni di età.

Durante la perimenopausa le ovaie riducono la loro produzione di estrogeni e progesterone: gli ormoni responsabili del corretto funzionamento del sistema riproduttivo.

Questi ormoni svolgono anche un ruolo importante nelle attività di altri organi tra i quali il cervello, il cuore e il pancreas.

Improvvisi cambiamenti nei livelli ormonali legati alla fertilità possono causare capogiri influenzando specialmente:

  • L’Orecchio Interno – Il cervello percepisce l’equilibrio attraverso l’otoconia, un organo dell’orecchio interno formato da minuscoli cristalli chiamati otoliti. Esiste almeno uno studio che dimostra il legame tra il calo di estrogeni e la vertigine in donne che manifestano un disturbo definito da episodi di vertigini che si verificano durante il movimento: la Vertigine Posizionale Parossistica benigna (BPPV).
  • Il Metabolismo – Il sistema metabolico del corpo suddivide il cibo in zuccheri semplici, il glucosio, per consegnarlo alle cellule, che lo usano per produrre energia. Gli estrogeni svolgono un ruolo fondamentale in questo processo. Quando i livelli di estrogeni diminuiscono, le cellule in tutto il corpo potrebbero non ricevere abbastanza glucosio, provocando stanchezza e vertigini.
  • Il Cuore – I cambiamenti ormonali durante la menopausa possono anche provocare palpitazioni cardiache, dove il cuore sembra saltare un battito. I battiti cardiaci irregolari possono provocare vertigini.
  • Il Cervello – Tra le altre funzioni che svolgono, gli estrogeni aiutano il cervello a inquadrare la posizione del corpo nel suo ambiente circostante. Quando i livelli di estrogeni calano, si può provare una sensazione di disorientamento, squilibrio e quindi vertigine.

Invecchiamento

Il processo di invecchiamento può far sì che l’orecchio interno, così come altri sistemi dell’organismo collegati all’equilibrio, smettano di funzionare correttamente. Questo calo delle prestazioni funzionali può essere aggravato dai cambiamenti ormonali associati alla menopausa.

Cause indirette

Il capogiro è a volte un sintomo di una condizione correlata alla menopausa, piuttosto che un sintomo diretto della menopausa.

I cambiamenti negli ormoni della fertilità possono innescare le seguenti condizioni, portando a vertigini:

  • Insonnia – I cambiamenti ormonali associati alla menopausa possono disturbare il regolare ciclo del sonno, causando incapacità di addormentarsi o rimanere addormentati. Le difficoltà croniche del sonno,  comunemente chiamate insonnia, possono affaticare e rallentare le funzioni cerebrali, portando anche ad effetti come le vertigini.
  • Vampate – Circa il 75% delle donne sperimenta vampate di calore durante la perimenopausa: una sensazione di calore si diffonde temporaneamente in tutto il viso, il collo e la parte superiore del corpo. Le vampate di calore si verificano solitamente durante i primi 6-18 mesi di perimenopausa e possono continuare a verificarsi anche fino a 10 anni. Capogiri e disorientamento, se non proprio vertigine, possono derivare dagli effetti delle vampate di calore.
  • Emicrania – Questo studio ha riscontrato che la menopausa può scatenare le vertigini emicraniche: un particolare tipo di emicrania accompagnata da episodi di vertigini.
  • Ansia e Stress – La preoccupazione e il panico possono aumentare durante la menopausa a causa di cambiamenti ormonali o di altri eventi tipici della mezza età come le preoccupazioni sull’invecchiamento, la cura di genitori anziani e altro. I sentimenti ansiosi possono culminare in un attacco di panico, che può tipicamente includere come sintomo le vertigini.

Quando contattare un medico

Parlare con un medico delle vertigini in relazione alla menopausa può aiutare a identificare le cause ed escludere la possibilità di disturbi vestibolari: una classe di condizioni che colpiscono l’orecchio interno o la parte del cervello preposta all’interpretazione dei sensi.

Le donne che si trovano a vivere questi eventi fastidiosi dovrebbero contattare un medico il prima possibile se le vertigini peggiorano, persistono o influenzano negativamete le loro attività quotidiane.

Poiché le vertigini sono comuni a molte condizioni, le pazienti dovrebbero riportare al medico eventuali sintomi aggiuntivi che stanno riscontrando, così da favorire una corretta diagnosi fornendo indizi su ciò che sta accadendo all’interno del proprio organismo. È importante includere tutti i dettagli possibili sull’insorgenza di vertigini (quando si sono verificate, in quale occasione di stato mentale, luogo, orario ecc.) e sulla tipologia con la quale si manifestano (la sensazione di avere la testa leggera, la perdita improvvisa di equilibrio piuttosto che la vertigine vera e propria con la sua sensazione che il mondo attorno a noi stia ruotando).


 

una bambina soffia il naso in mezzo ad un campo pieno di polline

Allergie: 7 consigli utili per affrontare la stagione più delicata

Allergie: 7 consigli utili

Affronta al meglio la stagione più delicata

La European Academy of Allergy and Clinical Immunology ha rilasciato una lista di 7 consigli fondamentali per affrontare al meglio il problema delle allergie, soprattutto in questa stagione dell’anno, deputata ad essere la più problematica durante l’anno. La riproponiamo qui in italiano per i nostri lettori.

1) Ti hanno sempre detto che gli antistaminici possono indurre sonnolenza?

Si tratta di un’assunto vero se parliamo di vecchie tipologie di antistaminici, che influenzano le tue prestazioni al lavoro, a scuola e ovviamente mentre sei alla guida! Chiedi al tuo medico quali sono invece gli antistaminici che non hanno questo tipo di effetto indesiderato.

2) Gli occhi ti prudono?

Conserva le gocce per gli occhi nel tuo frigorifero; se sono fredde il sollievo che ti procureranno sarà più rapido.

3) Sai utilizzare correttamente lo spray nasale
per ottenere il miglior effetto evitando l’epistassi?

Soffia bene il naso e china la testa leggermente in avanti, poi, con la mano destra, applica il tuo spray nella narice sinistra, puntando leggermente verso la parete esterna della narice (evitando quanto possibile il setto nasale). Ripeti con la mano sinistra applicando lo spray sulla narice destra. Fatto questo rivolgi la testa verso l’alto, fissando il soffitto per un minuto. Non è assolutamente necessario inalare con veemenza, fallo nella maniera più naturale possibile. In questo modo dovrebbe essere evitato ogni tipo di sanguinamento nasale.

4) Hai il naso ostruito?

Evitare l’uso di spray nasali che contengono decongestionanti per più di 3-5 giorni. Inizialmente questi spray alleviano il blocco nasale, ma dopo alcuni giorni hanno un effetto contrario, quindi aumentano l’ostruzione nasale!


Per approfondire ti riproponiamo questo video


5) Hai mai provato i lavaggi nasali?

Le irrigazioni nasali possono aiutare a prevenire o lenire i sintomi dell’allergie. Si tratta di pulire i passaggi nasali con una soluzione salina in grado di rimuovere sia il muco che gli allergeni, idratando le pareti interne del naso.

6) Sai che un paziente su cinque con rinite allergica può anche essere affetto da asma?

Se il tuo medico di famiglia non l’ha ancora fatto e manifesti sintomi che suggeriscono la presenza di asma come mancanza di respiro, tosse ripetuta o suono sibilante nel petto, chiedigli di poter fare ulteriori accertamenti. (Leggi anche “L’attività in piscina: divertimento e salute per i bambini asmatici“)

7) Lo sapevi che l’immunoterapia può aiutarti a superare le tue allergie?

Potresti trarre beneficio da questo trattamento che funziona allenando il tuo sistema immunitario a tollerare gli allergeni che attivano i tuoi sintomi. Chiedi al tuo allergologo di fiducia.


 

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