una dottoressa aiuta un malato di Parkinson a camminare

Un grande risultato legato alle cure del morbo di Parkinson

 

Un grande risultato legato alle cure del morbo di Parkinson

Un paziente affetto da questa sindrome riesce a percorrere 6 km
a piedi senza difficoltà grazie ad un impianto spinale.

Il primo individuo a essere dotato di un impianto spinale per il trattamento della malattia di Parkinson in stato avanzato, ha sperimentare una vera e propria rinascita dopo il trattamento che gli ha permesso di camminare nuovamente senza cadere.

Marc, un uomo di 63 anni originario di Bordeaux in Francia, aveva ricevuto una diagnosi di questa malattia degenerativa oltre 20 anni fa e aveva sviluppato gravi problemi di mobilità, tra cui difficoltà nell’equilibrio e blocchi nella sua camminata.

Dopo aver ricevuto l’impianto, che mira a ripristinare la normale comunicazione tra il midollo spinale e i muscoli delle gambe, ha potuto camminare in modo regolare e riconquistare la sua indipendenza.

Il paziente non riusciva più a camminare senza cadere frequentemente diverse volte al giorno. In alcune situazioni, come entrare in un ascensore, rimaneva praticamente immobile, come se fosse bloccato

Ora non temo più di salire le scale. Ogni domenica vado al lago e percorro circa 6 chilometri. È incredibile.

In questo straordinario contesto è molto importante ricordare che l’impianto deve ancora essere sottoposto a un completo studio clinico.

Il team svizzero che ha seguito il paziente, è intervenuto con un lungo percorso di sviluppo di interfacce cervello-macchina per sconfiggere la paralisi, nella speranza che la loro tecnologia possa aprire una strada del tutto nuova nel trattamento dei deficit di movimento nei pazienti affetti da Parkinson.

È sorprendente vedere come, stimolando in modo mirato il midollo spinale con impulsi elettrici, analogamente a quanto fatto con i pazienti paraplegici, si possano correggere i disturbi nella camminata causati dalla malattia di Parkinson – ha dichiarato Jocelyne Bloch, neurochirurgo e professore presso l’ospedale universitario CHUV di Losanna che ha co-diretto il progetto.

La malattia di Parkinson è causata dalla progressiva perdita dei neuroni che producono dopamina.

In circa il 90% dei pazienti con una forma avanzata della malattia, ciò si traduce in difficoltà nella camminata, tra cui problemi di equilibrio e blocchi durante il percorso.

Trattamenti tradizionali con alcuni farmaci, possono migliorare i sintomi ma non riescono a ripristinare completamente il movimento normale. L’impianto mira a superare questo limite, agendo direttamente sull’area spinale responsabile dell’attivazione dei muscoli delle gambe durante la camminata.

Inizialmente, il team ha creato una mappa anatomica personalizzata del midollo spinale di Marc, identificando con precisione le aree coinvolte nella trasmissione dei segnali per il movimento delle gambe. Successivamente, sono stati impiantati elettrodi in queste aree, consentendo la trasmissione diretta della stimolazione con il midollo spinale.

Il paziente indossa un sensore di movimento su ciascuna gamba e quando inizia a camminare, l’impianto si attiva automaticamente e inizia a inviare impulsi di stimolazione ai neuroni spinali.

L’obiettivo è correggere i segnali anomali che vengono trasmessi dal cervello lungo il midollo spinale fino alle gambe, al fine di ripristinare un movimento normale. In nessun momento il paziente è controllato da una macchina, quest’ultima serve semplicemente a potenziare la capacità di camminare del paziente.

Questo studio, pubblicato su Nature Medicine, ha dimostrato che l’impianto ha migliorato i problemi di camminata ed equilibrio, e quando è stata analizzata la camminata di Marc, questa somigliava maggiormente a quella di soggetti sani rispetto a quella degli altri pazienti affetti da Parkinson. Inoltre, Marc ha riferito notevoli miglioramenti nella sua qualità di vita.

Gli autori dell’articolo hanno dichiarato che è necessario condurre uno studio clinico completo per dimostrare l’efficacia clinica e hanno arruolato ulteriori sei pazienti al fine di valutare se i benefici apparenti possano essere replicati su scala. Si prevede che questo processo di valutazione abbia bisogno di circa altri 5 anni di studi.

 


 

Immagine di un topolino

Un nuovo promettente studio scientifico sulla cura delle paralisi.

Un nuovo promettente studio scientifico sulla cura delle paralisi

Ripristino della Mobilità in un topo paralizzato con lesione spinale

Un sorprendente sviluppo scientifico ha permesso a un topo, precedentemente paralizzato, di recuperare la sua capacità di camminare dopo aver subito una lesione completa del midollo spinale.

Questo straordinario risultato è stato ottenuto grazie ad un trattamento innovativo, sviluppato da un gruppo di ricercatori affiliati al Politecnico di Losanna a partire dal 2018.

L’approccio terapeutico non solo ha favorito la rigenerazione delle fibre nervose, ma ha anche facilitato il loro collegamento con i nervi esistenti, ripristinando così le cruciali connessioni e, di conseguenza, la mobilità.

Il coordinatore dello studio, Jordan Squair, ha pubblicato i risultati sulla prestigiosa rivista scientifica Science, aprendo la strada alla possibilità di estendere questa terapia anche agli esseri umani. Tuttavia, rimangono ancora diversi ostacoli da superare per rendere questa tecnologia accessibile a un pubblico più ampio. Mark Anderson, uno dei coautori dello studio, affiliato al centro svizzero NeuroRestore e al Wyss Center per la ricerca, commenta:

Cinque anni fa, abbiamo dimostrato che le fibre nervose possono rigenerarsi anche in caso di lesioni anatomicamente complete del midollo spinale. Tuttavia, abbiamo anche constatato che questo non è sufficiente per ripristinare la funzione motoria, poiché le nuove fibre non riescono a stabilire le connessioni corrette dall’altro lato della lesione.

Per superare questa sfida, i ricercatori hanno sviluppato un innovativo protocollo terapeutico che agisce simultaneamente su vari fronti:

  • stimola l’espressione dei geni responsabili della rigenerazione delle fibre nervose
  • modula le proteine che facilitano questa crescita e introduce molecole guida che orientano le fibre nervose in riparazione verso i loro obiettivi naturali oltre la zona lesionata.

Nel concepire questa strategia terapeutica, i ricercatori si ispirati ai processi naturali di riparazione del midollo spinale, cercando di emulare i meccanismi che si verificano spontaneamente dopo lesioni parziali.

I topi trattati con questa innovativa terapia hanno recuperato la capacità di camminare, adottando un’andatura simile a quella dei topi che avevano subito solo lesioni parziali.

Come sempre vi terremo aggiornati tramite il nostro blog, su eventuali novità di questo importante fronte di cura.


 

una mascherina chirurgica ffp1 accanto alla mappa della regione toscana

Mascherine obbligatorie per uscire di casa: confermata l’ordinanza della Regione Toscana

Mascherine obbligatorie per uscire di casa:
confermata l’ordinanza della Regione Toscana

e altre News sulla Pandemia di Coronavirus

Arriva tramite un’ordinanza della Regione Toscana la conferma delle mascherine obbligatorie per qualsiasi cittadino toscano che debba uscire di casa per ragioni di lavoro o di necessità, così come era già stato annunciato lo scorso 5 Aprile direttamente dal Presidente della Regione Rossi.

È importante sapere che l’applicazione dell’ordinanza sarà gestita singolarmente dai sindaci di ogni comune ed entrerà in vigore a scaglioni ogni qualvolta un comune avrà effettuato – con modalità discrezionali di città in città – ad una completa distribuzione delle quote spettanti di mascherine pro-capite.

L’obbligo è esteso a tutti i cittadini dai sette anni di età in su che dovessero trovarsi ad uscire di casa per ragioni strettamente legate alle fattispecie previste a livello nazionale.

Il numero complessivo di mascherine messe a disposizione dalla Regione Toscana è di circa 10 milioni di pezzi. Sarà cura dei singoli organi comunali comunicare le modalità di distribuzione specifiche per ogni città, distribuzione che dovrà comunque avvenire entro 7 giorni dall’entrata in vigore dell’ordinanza regionale.

 

 

La tipologia delle mascherine obbligatorie che saranno distribuite ai cittadini toscani è la Ffp1: si tratta di presidi di protezione sostanzialmente equivalenti alle ormai note mascherine chirurgiche, elementi di protezione primaria che si aggiungono a tutte le raccomandazioni già note ai cittadini di tutto il mondo.

La misura messa in atto dalla Giunta regionale coincide con un periodo in cui l’attenzione di molti studi scientifici si sta concentrando sull’analisi delle possibilità che il coronavirus SARS-CoV-2 sia in grado circolare e permanere nell’aria, rappresentando un potenziale fattore di contagio, come per esempio proverebbe a dimostrare un recente studio del Mit e come sembrerebbe ribadire anche un ulteriore studio a cura dello US National Institute of Health (NIH). Dobbiamo ricordare, tuttavia, che si tratta di importanti ricerche che devono ancora essere validate e confermate da un più ampio consenso nella comunità scientifica.


grafica del Ministero della Salute sul fumo in tempo di coronavirusCoronavirus e fumo

Recenti studi condotti in Cina hanno evidenziato un aumento di almeno tre volte del rischio di sviluppare polmonite severa da Covid-19 in pazienti con storia di uso di tabacco rispetto a non fumatori. Questo l’allarme messo in evidenza dal Ministero della Salute in questi giorni. Oltre al rischio direttamente legato alla combustione del tabacco, il Ministero ricorda che il gesto di fumare è, oltretutto, occasione di avvicinare le mani al volto: uno dei comportamenti stigmatizzati più importante tra quelli segnalati sin dall’inizio dell’epidemia di coronavirus. Per questa ragione il Ministero ha dedicato una pagina specifica del suo portale a questo fenomeno.


grafica che mostra il 5GOcchio alle Fake News

Il Ministero della Salute già da tempo è impegnato a combattere le fake news relative alla pandemia. In un bollettino periodico pubblicato sul suo sito, il ministero mette i cittadini sull’avviso, segnalando di volta in volta le informazioni false più diffuse, spiegando perché si tratta di notizie prive di fondamento. Questo per esempio è l’ultimo bollettino pubblicato, che vi consigliamo di consultare.

Uno dei thread emergenti più perniciosi è quello dove viene abbinata la diffusione del coronavirus alla tecnologia del 5G o comunque delle telecomunicazioni più in generale. La diffusione tramite Internet, Whatsapp e altri strumenti di comunicazione a disposizioni di tutti è talmente pervasiva da spingere realtà come YouTube a prendere presto provvedimenti mirati contro i video che collegano 5G e COVID-19.

Il nostro consiglio, ribadito già in molte occasioni, è quello di cercare informazioni sul virus soltanto attraverso comunicazioni diramate da organismi ufficiali o comunque da fonti accreditate e di stigmatizzare notizie generiche che provengano da amici e conoscenti senza la segnalazione di alcuna fonte originale verificabile. In questo senso ci viene incontro NewsGuard, autorevole Centro di controllo sulla qualità e l’etica giornalistica, che ha stilato una lista di canali di informazione online che sono riconosciute per essere produttrici di fake news dalle quali tenersi alla larga.


il logo del Telefono Azzurro

Buone Notizie

L’Associazione Telefono Azzurro ha raccolto le domande e le istanze dei bambini e degli adolescenti che durante questo periodo di emergenza hanno contattato sia i servizi messi a disposizione nella Linea di Ascolto 1.96.96 che in quella di Emergenza 114 e ha deciso di rafforzare la sua offerta lanciando una soluzione a portata di click: la nuova sezione del sito dedicata al coronavirus. Una risorsa molto utile per chi sta affrontando il distanziamento sociale in casa con i propri bambini.


Un dottorando dell’India, della Scuola Normale di Pisa, ha deciso di contraccambiare le borse di studio ottenute dal Governo italiano cedendo lo stipendio di aprile al ministero della Salute per impegnarlo in attività anti-Covid19. Un gesto di speranza che premia l’inclusione e la condivisione tra i popoli.


Questo “bollettino” è una sintesi delle notizie più importanti tra quelle che quotidianamente raccogliamo e proponiamo attraverso il nostro Profilo Twitter e la nostra rivista gratuita “Villa Donatello News” che potete consultare per aggiornamenti costanti.


 

Tre medici con tute e mascherine di fronte ad una tenda da triage

Coronavirus: la pandemia e il distanziamento sociale

Coronavirus: la pandemia e il distanziamento sociale

Fanno riflettere 2 nuove ricerche basate su modelli matematici
in grado di fornire strumenti decisionali ai policymakers

Due distinti articoli, usciti nella giornata di ieri, contribuiscono a delineare un panorama della pandemia alquanto inquietante e del quale molti scienziati al lavoro dovranno tenere di conto.

Il primo, pubblicato da Science Magazine, stima che la maggior parte delle infezioni da COVID-19 non sono documentate nè identificate attraverso una regolare sorveglianza perché non presentano sintomi o ne presentano soltanto di lievi.

Asintomatici: i meno contagiosi che però trasmettono di più

Nonostante siano meno contagiosi dei casi sintomatici identificati, i casi non documentati contribuiscono alla trasmissione complessiva più dei casi sintomatici a causa della loro natura nascosta.

I risultati della nostra ricerca – commentano gli autori – indicano che l’86% delle infezioni esistenti non sono attualmente documentate e che ognuna di esse, malgrado i sintomi lievi o quasi inesistenti, è comunque in grado di trasmettere il contagio con una percentuale che è stimabile attorno al 55% di quanto possa essere quella di un’infezione attualmente documentata. Queste infezioni invisibili potrebbero essere quelle che hanno cancellato i confini, nascondendosi in soggetti apparentemente sani e trasportando il COVID-19 piano piano in tutto il mondo.

Gli autori sostengono che i Paesi dovrebbero aumentare in maniera radicale l’identificazione e il conseguente isolamento delle infezioni attualmente non documentate, perché solo così sarà possibile controllare completamente la pandemia. Questo è ciò che hanno fatto, ad esempio, la Cina e la Corea del Sud.

Anche lo stesso Tedros Adhanom – Direttore Generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità – durante una delle sue ultime conferenze stampa ha sintetizzato il suo messaggio rivolto alle nazioni con un: “Test, test, test”.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità dice che alcune nazioni non stanno eseguendo abbastanza test per il coronavirus:

Testate ogni caso sospetto.

Il j’accuse dell’OMS non riguarda un solo paese, ma leva il suo grido affinchè ci sia su questo punto una decisa inversione di tendenza.


Segui il nostro profilo Twitter e la rivista Flipboard “Villa Donatello News”
per tutte le informazioni e le News relative al Coronavirus


Modelli predittivi: diffusione, mortalità e livelli di ospedalizzazione da COVID-19

Un secondo documento, pubblicato da esperti modellisti dell’Imperial College, guarda al futuro per stimare la diffusione, la mortalità e l’ospedalizzazione da #COVID19 nel Regno Unito e negli Stati Uniti in diversi scenari di risposta all’epidemia.

Gli autori confrontano 2 tipi di risposta:

  1. Mitigazione: rallentamento della diffusione attraverso l’allontanamento sociale e altre misure senza arrestare la diffusione
  2. Repressione: intesa a invertire la diffusione dell’epidemia con l’isolamento domestico dei casi e delle quarantene, insieme all’allontanamento sociale e alla chiusura di scuole e università.

Gli autori dipingono un quadro terribile del futuro nel caso del solo approccio alla mitigazione, carico di casi e ricoveri incontrollabili, anche in concomitanza con un buon allontanamento sociale.

L’approccio repressivo si traduce anch’esso in un numero elevato di casi e ricoveri, ma molto inferiore rispetto agli altri approcci, quindi probabilmente gestibile dalle strutture sanitarie dei diversi paesi che lo utilizzassero.

Questo è un grafico che mostra come si comporterebbe l’epidemia negli Stati Uniti nei vari scenari (non fare niente, mitigare, reprimere). Nello scenario di Repressione il picco è spinto verso l’autunno, invece di essere in primavera/estate come sarebbe se si lasciasse che l’epidemia facesse il suo corso.

coronavirus pandemia un grafico che mostra gli andamenti dell'epidemiaCon la Mitigazione il picco arriverebbe più tardi (fine 2020/inizio 2021), ma sarebbe più alto e la conseguente domanda sugli ospedali sarebbe più elevata.

Con la Repressione, il picco arriverebbe invece in autunno (ottobre-novembre): supererebbe ancora la capacità di assistenza sanitaria, ma non così tanto come in altri scenari.

Attenzione, questi sono soltanto modelli previsionali, non è detto che le cose si svolgano esattamente come illustrato. Questi modelli, come molti altri, servono comunque alla politica per avere dei dati sui quali ragionare per prevedere le implicazioni delle scelte da compiere.

Ciò che entrambi i gruppi di ricercatori sottolineano, al termine di questi due studi, è che il modello d’approccio utilizzato dalla Cina e dalla Corea del Sud, che prevede un’intensa attività di test e di ricerca di casi, l’isolamento domestico e la quarantena insieme al distanziamento sociale, è probabilmente la combinazione più promettente attualmente sul campo.

 #restateacasa


 

L’Intelligenza Artificiale di Google Health come supporto nella lotta al tumore al seno

L’Intelligenza Artificiale di Google Health

Un prezioso supporto per la prevenzione del tumore al seno

In un recente articolo pubblicato sul nostro blog vi avevamo aggiornato sui progressi dell’Intelligenza Artificiale come supporto alla Medicina, promettendovi di seguire l’evolversi della ricerca.

In queste ore sta facendo il giro del mondo una notizia che riporta i risultati di un nuovo test su un prodotto di  Google Health che sarebbe stato messo  alla prova nella lettura di alcune mammografie, con il risultato di aver scoperto delle formazioni tumorali al seno di alcune pazienti che difficilmente sarebbero potute essere individuate dagli esperti. Ci sembra bello e importante cominciare questo nuovo anno con una notizia che sembra infondere molta speranza sulla crescita della qualità dei programmi di prevenzione contro il cancro.

Il software di Intelligenza Artificiale di cui stiamo parlando ha colto nella lettura delle immagini mammografiche elementi che poi sono stati effettivamente riscontrati come primitive formazioni cancerogene, mentre contemporaneamente è stato in grado di eliminare alcuni  falsi positivi che sarebbero stati impossibili da cogliere anche dall’occhio dei professionisti più stimati.

Se questo nuovo programma dovesse dimostrare di saper ripetere i risultati ottenuti, alla luce di un lungo e ancor più approfondito trial che ne dovrà confermare la bontà, potrebbe proporsi come fondamentale strumento per la prevenzione del cancro alla mammella, condizione che colpisce ormai quasi una donna su otto nel corso della propria esistenza.

Negli ultimi anni sono aumentati a dismisura i programmi di prevenzione in grado di individuare ed eliminare per tempo il tumore al seno; anche la nostra Casa di Cura è da tempo attivissima su questo fronte. Malgrado l’impegno progressivo, il cancro riesce comunque a colpire, così come continueranno a ripetersi situazioni di falso positivo, non per imperizia ma perché, allo stato delle cose, anche in caso di un piccolissimo dubbio rilevato dalla mammografia è giusto che si proceda con analisi più approfondite. Immaginate, per esempio in quest’ultimo caso, quanto potrebbe incidere un tecnologia di supporto ai radiologi di tutto il mondo nell’eliminare situazioni di ansia e di paura in donne invece perfettamente sane.

Il software di cui stiamo parlando riesce a leggere e interpretare i dati in tre diversi modi prima di combinarli e produrre quindi una sorta di punteggio di rischio che risulta molto più accurato di quelli attualmente a nostra disposizione.

Gli scienziati hanno messo alla prova l’Intelligenza Artificiale sulle mammografie di oltre 76.000 donne nel Regno Unito e di 15.000 donne negli Stati Uniti. Come ulteriore prova, alla IA di Google Health è stato poi chiesto di valutare quasi 30.000 nuove mammografie di donne britanniche e statunitensi che avevano un cancro confermato dalla biopsia o che non presentavano segni di cancro durante il follow-up a distanza di un anno dal primo controllo.

Negli Stati Uniti, le donne che si sottopongono allo screening del cancro al seno tendono ad essere visitate ogni uno o due anni e le loro mammografie vengono esaminate da un unico radiologo. Rispetto al sistema statunitense, l’IA ha prodotto il 5,7% in meno di falsi positivi e il 9,4% in meno di falsi negativi.

Nel Regno Unito, le donne vengono sottoposte a screening meno spesso, in genere una volta ogni tre anni, ma le loro mammografie vengono esaminate da due radiologi, e a volte un terzo in caso di disaccordo. L’IA si è comportata solo marginalmente meglio del sistema britannico, riducendo i falsi positivi dell’1,2% e i falsi negativi del 2,7%.

I risultati suggeriscono che l’IA potrebbe migliorare la qualità dello screening del cancro al seno negli Stati Uniti e mantenere lo stesso livello nel Regno Unito, con l’IA che assiste o sostituisce il secondo radiologo.

Questo nuovo strumento, data la giusta tendenza all’aumento dei controlli preventivi in tutto il mondo, potrebbe anche sopperire alla mancanza del numero di radiologi sufficienti a coprire la domanda, rendendo possibile, là dove sono almeno due i professionisti coinvolti nella lettura dei dati, la sostituzione di uno dei due.

Attenderemo ulteriori sviluppi del trial che verrà programmato nei prossimi tempi, per poi tornare a parlarvene qui nel nostro blog.

fonte: New York Times, Time, The Guardian, ANSA

 

una nuvola a forma di cuore nel cielo azzurro

Come anche un lieve inquinamento dell’aria può influire sulla salute del cuore

Come anche un lieve inquinamento dell’aria
può influire sulla salute del cuore

Nel corso degli ultimi anni si è parlato sempre più spesso di come l’inquinamento atmosferico sia dannoso per la salute: sappiamo sempre più chiaramente quanto le polveri sottili siano diventate uno dei pericoli invisibili più temibili per il nostro organismo. Uno studio pubblicato su The Lancet Neurology due anni fa,  per fare un esempio, sosteneva come l’inquinamento dell’aria fosse una delle cause principali di ictus nel mondo.

Quello che preoccupa recentemente è che l’Organizzazione Mondiale della Sanità segnala che anche anche livelli di inquinamento atmosferico ritenuti sicuri sembrano avere influenza importante sull’incidenza di varie patologie, non soltanto legate ai polmoni e alla respirazione, ma anche alla salute del cuore.

Un professore di medicina cardiovascolare alla Queen Mary University di Londra – Steffen Petersen – ha condotto un nuovo studio che suggerisce come bassi livelli di inquinamento atmosferico possano causare cambiamenti nel cuore simili a quelli riscontrati nell’insufficienza cardiaca.

L’inquinamento atmosferico collegato all’ingrossamento del cuore

I ricercatori coinvolti hanno esaminato i dati di oltre 3.900 persone sane che hanno fornito informazioni personali sulla loro salute, sulla loro zona di residenza e sullo stile di vita comunemente adottato. Questi dati sono stati messi in relazione alle dimensioni, al peso e al funzionamento complessivo dei loro organi cardiaci, misurati tramite risonanza magnetica.

Lo studio ha rivelato una forte correlazione tra vivere vicino a una strada trafficata – e quindi essere esposti al biossido di azoto – e lo sviluppo di ispessimenti ventricolari.

I ricercatori osservano che ingrossamenti di questo tipo sono simili a quelli che si notano nelle prime fasi dello scompenso cardiaco: il team hanno registrato una relazione causa-effetto tra l’esposizione all’inquinamento e cambiamenti nell’anatomia del cuore.

Utilizzando particelle sottili (PM2,5) per misurare le particelle di inquinamento atmosferico, gli scienziati hanno scoperto che i ventricoli del cuore sono aumentati dell’1% per ogni microgrammo di PM2,5 per metro cubo e ogni 10 microgrammi per metro cubo di biossido di azoto (NO2).

L’inquinamento dell’aria da monitorare come il colesterolo

Il Dr. Nay Aung, autore principale dello studio condotto dal Prof. Steffen Petersen, commenta i risultati affermando:

Sebbene il nostro studio fosse osservativo e non avesse ancora dimostrato un nesso causale, abbiamo visto cambiamenti significativi nell’anatomia del cuore, anche a livelli relativamente bassi di esposizione all’inquinamento atmosferico.

L’inquinamento atmosferico – aggiunge – dovrebbe essere visto come un fattore di rischio modificabile.

I medici e le persone in generale – conclude il Dr. Aung –  dovrebbero essere consapevoli della loro esposizione ai fattori di inquinamento dell’aria quando pensano alla salute del proprio cuore, proprio come pensano alla loro pressione sanguigna, ai livelli di colesterolo e al peso corporeo.

Futuri studi, così affermano i ricercatori, includeranno i dati di coloro che vivono in città congestionate dal traffico come Manchester e Londra utilizzando sistemi di misurazione della funzione cardiaca più accurati, aspettandosi che i risultati siano ancora più evidenti e clinicamente rilevanti.

Anche il Prof. Jeremy Pearson, direttore medico associato della British Heart Foundation commenta questi dati asserendo che

Non possiamo aspettarci che le persone si trasferiscano di casa per evitare l’inquinamento atmosferico. I governi e gli enti pubblici devono agire il più presto possibile per rendere tutte le aree sicure e proteggere la popolazione da questa tipologia di danni, ad oggi inevitabile in troppe zone del mondo.


 

1 2 3 5