Un medico parla con un paziente anziano

Cos’è l’ipertrofia prostatica?

Cos’è l’ipertrofia prostatica?

Il Sistema urinario: problemi e soluzioni – 5° parte

L’ipertrofia prostatica è una patologia benigna caratterizzata da un ingrossamento della prostata, tale da causare disturbi alle basse vie urinarie (noti come LUTS = Lower Urinary Tract Syntoms), che possono interferire sulla qualità di vita dei pazienti di sesso maschile. Si tratta di una condizione molto comune al di sopra dei 50 anni, correlata ai cambiamenti ormonali che si verificano durante l’invecchiamento dell’uomo.

L’ipertrofia prostatica benigna (IPB) rappresenta un problema con un notevole impatto sociale. Infatti, i disturbi delle basse vie urinarie ad essa associati possono avere un forte risvolto negativo sulla vita di relazione del paziente, tanto da portarlo ad evitare ogni tipo di attività per paura di trovarsi in situazioni dove non vi siano servizi igienici nelle vicinanze. Inoltre, la mancanza di un sonno continuo e prolungato dovuto alla necessità di urinare durante le ore notturne, può ridurre il livello di energia e rendere più difficile l’attività quotidiana, soprattutto lavorativa.

I disturbi dovuti all’incremento volumetrico della prostata, sebbene possano generare effetti rilevanti sulla salute generale dell’uomo, non sono però da confondere con la presenza di un tumore alla prostata. L’aumento di dimensioni dell’adenoma prostatico infatti non contribuisce a determinare un’evoluzione maligna del tessuto prostatico. Tuttavia, tenendo conto che l’ipertrofia prostatica benigna e il tumore prostatico risultano percentualmente più frequenti nella popolazione all’avanzare dell’età, è possibile che IPB e la patologia neoplastica siano entrambe presenti, soprattutto in pazienti di età più avanzata. Per questo motivo, è sempre necessario consultare un medico e discuterne con lui.

L’aumento di dimensione della prostata può avere effetti negativi sul normale modo di urinare. Ciò accade perché l’aumento volumetrico della prostata può esercitare una compressione sull’uretra prostatica, determinando quindi un’ostruzione al normale deflusso di urine.

I sintomi causati dall’ipertrofia prostatica benigna possono essere lievi, moderati o severi, a seconda dell’entità della patologia. I disturbi lievi possono essere considerati un esito diretto di un parafisiologico processo di invecchiamento. A tal proposito, di solito tali disturbi non richiedono alcun tipo di trattamento farmacologico né tantomeno chirurgico.

I disturbi gravi delle basse vie urinarie invece, possono avere un impatto estremamente negativo sulla qualità di vita del paziente. In questo caso la terapia farmacologica o chirurgica deve essere presa decisamente in considerazione.

I sintomi del basso tratto urinario possono essere divisi in tre tipologie: sintomi della fase di riempimento, della fase di svuotamento e sintomi post-minzionali.

I sintomi della fase di riempimento vescicale comprendono:

• Aumento della frequenza urinaria durante il giorno
• Il bisogno di svegliarsi di notte per urinare
• Il bisogno improvviso di urinare (urgenza) e la difficoltà nel trattenere le urine
• Perdita involontaria di urina (incontinenza)

I sintomi della fase di svuotamento vescicale comprendono:

• Flusso lento
• Flusso urinario a spruzzo o bifido (due getti paralleli)
• Flusso urinario intermittente
• Necessità di sforzarsi per iniziare la minzione (esitazione)
• Minzione con sforzo
• Prolungato tempo di svuotamento vescicale
• Gocciolamento finale

I sintomi post-minzionali includono:

• La sensazione che la vescica non si vuoti totalmente (incompleto svuotamento)
• Perdita involontaria o gocciolamento urinario post terminale nella biancheria intima

Nella prima fase della diagnosi è importante la raccolta della storia clinica del paziente (anamnesi) per escludere altre patologie, su base non urologica, che si manifestano clinicamente con sintomi similari. In questa fase è possibile utilizzare una scala di valutazione sintomatologica nota come l’IPSS-QoL (International Prostate Symptom Score).
Successivamente l’esplorazione rettale è una parte fondamentale dell’esame obiettivo del paziente affetto da IPB. Rappresenta una procedura fortemente raccomandata al fine di valutare le dimensioni prostatiche, le eventuali alterazioni di morfologia, consistenza e dolorabilità e la situazione neurologica locale (tono sfintere anale).

Un esame ematico importante riguarda la determinazione del PSA (antigene prostatico specifico) che è una glicoproteina prodotta dalle cellule epiteliali che tappezzano i dotti e gli acini ghiandolari prostatici con la precipua funzione di contribuire alla liquefazione del liquido seminale durante l’eiaculazione. Viene dosato nel sangue come marcatore d’organo. Tuttavia, pur essendo dotato di alta sensibilità, vista la scarsa specificità, non è adeguato per la diagnosi differenziale fra le diverse patologie prostatiche. Per cui un suo innalzamento, rispetto ai valori di normalità rapportati per l’età, non necessariamente sta ad indicare un tumore alla prostata.

Altro esame da effettuare inoltre è l’ecografia prostatica con valutazione del residuo post-minzionale, che rappresenta il metodo più efficace per descrivere la morfologia prostatica ed evidenziare l’eventuale presenza di sintomi post minzionali.

Un ultimo esame molto importante da effettuare, chiamato Uroflussimetria, è la misurazione del flusso urinario che rappresenta un metodo semplice, non invasivo, ripetibile, poco costoso , sensibile seppure poco specifico per valutare la presenza di disturbi minzionali legati all’ipertrofia prostatica benigna.

Articolo a cura del Dott. Andrea Cocci e del Dott. Gianmartin Cito

 

un uomo e una donna sereni abbracciati nel letto

Protesi peniene per la disfunzione erettile resistente a terapia medica

Protesi peniene per la
disfunzione erettile resistente a terapia medica

Il Sistema urinario: problemi e soluzioni – 4° parte

Tutti i pazienti affetti da disfunzione erettile che non abbiano ottenuto una risposta efficace con l’utilizzo di farmaci per uso orale (iPDE5), iniettati per via intracavernosa (alprostadil) o che abbiano una controindicazione assoluta all’assunzione di detti farmaci o che, ancora, non vogliano ricorrere a terapie medico- fisiche (anche tipo vacuum device, Li-ESWT), possono essere indirizzati alla chirurgia implantologica peniena come soluzione terapeutica più appropriata.

Ad oggi, esistono differenti tipi di protesi peniene, distinte in due categorie principali: idrauliche e non idrauliche.

Le prime (idrauliche) a loro volta comprendono i modelli bicomponenti e tricomponenti. Le seconde (non idrauliche) includono le protesi malleabili monocomponenti o semirigide.

La scelta del tipo di dispositivo viene concordata dallo specialista andrologo con il paziente tenendo conto di diversi fattori come:

  • aspettative del paziente
  • età
  • compliance del paziente (accettazione ed abilità del paziente all’attivazione del dispositivo)
  • coinvolgimento della partner
  • severità della disfunzione erettile
  • malformazioni del pene eventualmente associate
  • condizioni generali (malattie associate quali diabete, ipertensione, neoplasia e cardiopatia)

Tuttavia, in entrambi i casi, vi sono dei cilindri di silicone o altro materiale biocompatibile, cavi, che vengono inseriti all’interno dei corpi cavernosi del pene. Tali cilindri sono a loro volta collegati attraverso dei piccoli tubi di raccordo a un piccolo serbatoio che contiene dell’acqua sterile necessaria a riempire gli stessi, che viene posizionato nello spazio perivescicale (nel caso dei modelli tricomponenti) o viene allocato nello scroto. In caso di protesi tricomponenti, una pompa di attivazione viene poi posizionata nello scroto per il trasferimento del liquido di gonfiaggio dal serbatoio ai cilindri nei corpi cavernosi stessi. I cilindri, la pompa e il serbatoio sono tra loro connessi mediante sottili tubi di raccordo.

La protesi idraulica bicomponente, a differenza di quella tricomponente, è composta da cilindri connessi con tubi di raccordo alla pompa che funge anche da serbatoio. La protesi pertanto si caratterizza per un maggiore ingombro volumetrico della pompa, per una minore capacità di riempimento e distensione dei corpi cavernosi e per una minore rigidità.

Le protesi non idrauliche consistono invece in una coppia di cilindri di vario materiale che, a seconda della loro consistenza e diversa rigidità possono distinguersi in malleabili e soffici; mentre le prime, di maggiore consistenza, conferiscono una sorta di rigidità permanente al pene, che non si modifica in caso di stimolo sessuale, i modelli soffici sono composti da silicone morbido che consente al pene, seppur disteso, di assumere a riposo una posizione più naturale.
L’effetto estetico sarà dunque diverso rispetto alla protesi idraulica in quanto il pene è costantemente in uno stato di semi-erezione.

La procedura chirurgica viene condotta in anestesia generale e/o periferica e prevede il posizionamento di un catetere vescicale. L’accesso chirurgico è unico peno-scrotale oppure o infra-pubico, poco al di sopra della radice del pene. Si esegue dunque un’incisione dei corpi cavernosi ed una dilatazione di essi con l’utilizzo di dilatatori progressivi, per consentire di posizionare i due cilindri espansibili a livello dei corpi cavernosi del pene. Successivamente si procede alla preparazione dello spazio scrotale per l’inserimento della pompa. Il serbatoio viene poi posizionato nello spazio a lato della vescica extraperitoneale utilizzando sempre la stessa incisione peno scrotale. In caso di impossibilità a posizionare il serbatoio in tale spazio, verrà posizionato in una sede diversa, direttamente nel peritoneo (intraperitoneale) praticando un’incisione nella parte inferiore della parete addominale oppure in sede retroperitoneale.

Il limite principale delle protesi idrauliche è rappresentato dal costo e dalla necessità di una seppur minima destrezza manuale necessaria per l’attivazione e la disattivazione dei cilindri. Il risultato estetico e funzionale è però garantito.

Questo tipo di chirurgia, tuttavia, non è scevra da possibili complicanze, anche se attualmente esse sono un’evenienza rara che si presenta in meno del 5% dei casi.
Le possibili complicanze includono:

  • ematoma peno-scrotale
  • infezione
  • lesione dell’uretra
  • perforazione dei corpi cavernosi
  • rigetto della protesi
  • necrosi del glande
  • possibili deformità peniene o incurvamento del glande
  • dolore scrotale
  • ridotta sensibilità del glande
  • malfunzionamento del sistema protesico (possibile estrusione della pompa scrotale).

L’intervento solitamente ha una durata massima di 2 ore. Il catetere vescicale viene posizionato per 24-48 ore e talvolta può essere necessario un piccolo drenaggio scrotale. Il tempo di ospedalizzazione è solitamente di 2 giorni. L’unico segno visibile dell’impianto protesico penieno è una piccola cicatrice (3-4 cm), in corrispondenza dell’angolo peno-scrotale o a livello sovra-pubico, di cui con il passare del tempo non rimane alcuna traccia.

Il grado di soddisfazione dei pazienti che hanno subito l’intervento è in genere molto elevato.

Un semplicissimo meccanismo manuale procura dunque un’erezione sovrapponibile a quella naturale con soddisfazione completa di entrambi i partner, permettendo quindi al maschio di raggiungere l’orgasmo e l’eiaculazione come se vi fosse un’erezione naturale.

Articolo a cura del Dott. Andrea Cocci e del Dott. Gianmartin Cito

 

schema di funzionamento delle onde d'urto

Onde d’urto per la cura della disfunzione erettile

Onde d’urto per la cura della disfunzione erettile

Il Sistema urinario: problemi e soluzioni – 3° parte

La terapia extracorporea ad onde d’urto (Li-ESWT) per il trattamento della disfunzione erettile rappresenta un tipo di trattamento innovativo finalizzato a determinare la rigenerazione del tessuto vascolare a livello penieno. Infatti, alla base del meccanismo fisiopatologico del trattamento, vi è la capacità delle onde d’urto di stimolare la formazione di nuovi vasi sanguigni (processo di neo-angiogenesi), andando dunque ad incrementare il flusso sanguigno a livello del pene e di conseguenza a migliorare la sua capacità erettiva.

Le onde d’urto sono onde acustiche udibili e ad alta energia, che vengono impiegate con successo ormai da diversi anni nel campo medico in diversi ambiti per trattare numerose malattie, come ad esempio nella terapia antalgica. Esse agiscono generando un impulso di pressione che dunque trasporta energia quando si propagano attraverso un elemento. Quando le onde d’urto vengono applicate ad un organo, le onde focalizzate interagiscono con i tessuti profondi prescelti e agiscono come forze micromeccaniche transitorie che inducono cambiamenti biologici nelle cellule.

Il trattamento con onde d’urto induce una risposta pro-infiammatoria nei tessuti dove le onde vengono applicate. L’organismo reagisce incrementando la circolazione sanguigna e il metabolismo nell’area d’impatto, che a loro volta accelerano il processo di guarigione.

La terapia extracorporea a onde d’urto è ormai utilizzata dal 2010 anche per trattare la disfunzione erettile su base vascolare, aumentando quindi l’afflusso di sangue a livello del pene e consentendo dunque di ottenere erezioni più vigorose. È stato dimostrato infatti che la terapia con onde d’urto induce la riparazione della muscolatura liscia del pene, migliorando quindi il meccanismo veno-occlusivo. Inoltre, la terapia con onde d’urto in combinazione ad altre opzioni terapeutiche di prima o seconda linea (PDE5-i, alprostadil), ne può migliorare e potenziare i risultati.

Il trattamento in caso di disfunzione erettile prevede che il pene sia sottoposto a dei piccoli impulsi di onde d’urto a bassa intensità in vari punti. Le onde vengono trasmesse a quest’ultimo con un apposito apparecchio terapeutico per poi sprigionare il loro effetto. La terapia prevede più di una sessione e può essere ripetuta più di una volta, se necessario. Il trattamento non è invasivo, non presenta complicazioni e non richiede alcun tipo di anestesia.

Una seduta di trattamento dura generalmente circa 15 minuti. In media, a seconda della gravità e della risposta alla terapia, sono necessarie tra 6 e 10 sedute terapeutiche.

Sarà comunque lo specialista andrologo a valutare se il problema erettile può essere curato e trattato con le onde d’urto a bassa intensità (Li-ESWT).

In ogni modo, è importante una valutazione diagnostica completa prima di porre indicazione al trattamento anche al fine di determinare il protocollo terapeutico ottimale.

I risultati della terapia con onde d’urto possono essere permanenti come dimostrato da alcune evidenze scientifiche pubblicate in letteratura. Tuttavia, ricordiamo che la disfunzione erettile è anche influenzata dallo stile di vita del paziente. Pertanto, i miglioramenti determinati dalla terapia con onde d’urto potrebbero subire un’inversione nel corso del tempo se non vengono comunque risolte le problematiche alla base del disturbo.

Articolo a cura del Dott. Andrea Cocci e del Dott. Gianmartin Cito

(Leggi la prima parte qui e la seconda parte qui)


Un uomo e una donna camminano nel verde di un parco mano nella mano

Come curare la disfunzione erettile?

Come curare la disfunzione erettile?

Il sistema urinario: problemi e soluzioni – 2° Parte

La più frequente e iniziale forma di trattamento per un paziente affetto da problemi di erezione è quella di riconoscere e possibilmente cercare di modificare o rimuovere tutti i fattori di rischio alla base di una cattiva salute sessuale, ovvero un errato stile di vita, una dieta ricca di grassi o anche assunzioni di droghe o farmaci che implichino effetti collaterali negativi sulla funzione erettiva del pene. In molti casi tuttavia, non è possibile riconoscere una sicura causa di disfunzione erettile (DE), e quindi lo specialista andrologo è portato a proporre una terapia sintomatica che permetta comunque al paziente di ottenere un’erezione soddisfacente.

Nei casi di disfunzione erettile su base psicogena, possono essere proposti vari tipi di trattamento: comportamentale, cognitivo, analitico etc., a seconda delle componenti maggiormente preponderanti dal punto di vista psicosessuologico.

Nei casi di disfunzione erettile su base ormonale invece, la terapia sostitutiva con testosterone può essere efficace quando è dimostrato un deficit androgenico, ma deve essere indicata solo quando altre possibili cause endocrinologiche di DE siano state escluse (come ad esempio iperprolattinemia, iper o ipo tiroidismo). Ricordiamo inoltre che il paziente in età fertile deve essere correttamente informato sulle implicazioni che una terapia ormonale sostitutiva a base di testosterone può avere sulla spermatogenesi e più ampiamente sulla salute riproduttiva maschile.

Inoltre, fermo restando che spesso la disfunzione erettile può raffigurare un campanello di allarme per la salute generale dell’uomo, ovvero ad esempio rappresentare un precoce esordio di angiosclerosi antecedente un episodio di ischemia maggiore, o di una microangiopatia diabetica, trattare i fattori di rischio sottostanti (es. ipertensione, iperglicemia) può portare ad un progressivo miglioramento della sintomatologia.

Tra i farmaci di prima linea nel trattamento della disfunzione erettile ritroviamo gli inibitori selettivi delle fosfodiesterasi di tipo 5 (PDE5-i). Questi farmaci determinano una vasodilatazione a livello penieno, e agiscono migliorando l’afflusso e l’intrappolamento del sangue all’interno dei corpi cavernosi, determinando quindi una migliore qualità dell’erezione. Essi possono essere utilizzati al momento di un rapporto sessuale (somministrazione acuta) o nell’ambito di un programma riabilitativo della circolazione del pene (somministrazione cronica).

É bene ricordare che questi farmaci rafforzano la dinamica fisiologica dell’erezione e quindi agiscono solo a patto che vi sia un’adeguata stimolazione sessuale e quindi desiderio. Le molecole attualmente disponibili in commercio sono il Sildenafil, Vardenafil, Tadalafil ed Avanafil, che hanno differenti velocità di azione e durata. Tali farmaci devono essere valutati e prescritti sotto stretto controllo medico specialistico a seconda delle esigenze da parte del paziente. Infatti, soltanto dopo un accurato e dettagliato percorso diagnostico e di counselling, lo specialista andrologo potrà cucire la terapia sulla base di ciascun singolo paziente e dunque adattarla alle sue necessità e abitudini sessuali. Tuttavia, nei casi di disturbi organici severi, come ad esempio nei soggetti con gravi disturbi vascolari oppure nei pazienti sottoposti ad interventi di chirurgia demolitiva in cui vi è stata l’interruzione dei circuiti nervosi necessari a innescare l’erezione (asportazione della vescica o del retto, asportazione della prostata), è possibile che non vi sia una risposta alla terapia orale.

In tali casi generalmente si passa ad un trattamento di seconda linea, che prevede le somministrazione di sostanze vaso-attive (Alprostadil) sotto forma di iniezioni intracavernose o creme ad applicazione locale intrauretrale. Anche questi farmaci, come quelli somministrati per bocca, possono essere utilizzati al momento di un rapporto sessuale (somministrazione on-demand, al bisogno) o nell’ambito di un programma riabilitativo della circolazione del pene (somministrazione cronica).

Le somministrazioni vengono praticate attraverso delle iniezioni lungo la parete laterale del pene nei corpi cavernosi attraverso l’utilizzo di aghi corti e sottili (come quelli per la terapia insulinica). Questo trattamento rappresenta sicuramente una soluzione più invasiva ma molto efficace (abbiamo infatti una risposta completa in oltre l’80% dei pazienti). Queste iniezioni peniene inizialmente vengono eseguite dallo specialista per trovare il dosaggio adeguato a ciascun paziente (training ambulatoriale), poi volendo, i pazienti possono autogestirsi la terapia, imparando la semplicissima metodica manuale.

Gli effetti collaterali sono rappresentati dalla possibile insorgenza di erezioni prolungate che non recedono spontaneamente anche dopo alcune ore (stato patologico definito priapismo) e che richiede un trattamento specifico ospedaliero immediato per la risoluzione.

É importante citare tra i possibili trattamenti coadiuvanti per la cura della disfunzione erettile il Vacuum Device: un dispositivo che crea un vuoto meccanico attorno al pene richiamando sangue all’interno dei corpi cavernosi al fine di riattivare la funzione erettiva che in qualche modo si è danneggiata. Spesso tali dispositivi vengono utilizzati in congiunta ai trattamenti precedentemente citati, per potenziare la qualità dell’erezione.

Infine l’intervento chirurgico – ovvero l’impianto di una protesi peniena – ha sempre rappresentato il trattamento di terza linea, da indicare nei pazienti con DE severa che non rispondono in modo soddisfacente (non-responders) a nessuna terapia medica o intracavernosa, costituendo però al tempo stesso l’unica soluzione efficace al 100% in grado di risolvere la disfunzione erettiva in maniera permanente.

Articolo a cura del Dott. Andrea Cocci e del Dott. Gianmartin Cito

(Leggi la prima parte qui e la terza parte qui)

un ragazzo e una ragazza sorridono

Cos’é la disfunzione erettile?

Cos’é la disfunzione erettile?

Il Sistema urinario: problemi e soluzioni – 1° parte

Per disfunzione erettile (DE) intendiamo la ricorrente o persistente incapacità ad ottenere e/o mantenere un’erezione valida tale da consentire rapporti sessuali soddisfacenti per entrambi i partner.La disfunzione erettile rappresenta una patologia di rilevante impatto sociale: si calcola infatti che, in Italia, il 13% degli uomini, ossia circa 3 milioni, siano affetti almeno in parte da questa condizione. Altre ricerche internazionali, condotte su gruppi più ampi di popolazione hanno rilevato in oltre il 50% dei casi presenza di disfunzione erettile, se si includono anche le forme lievi-moderate.

L’incidenza di tale problematica aumenta con l’avanzare dell’età, passando progressivamente dall’ 1,7% nei pazienti di età inferiore ai 50 anni al 48,3% nei pazienti di età maggiore di 70 anni; in alcuni sottogruppi di pazienti come i fumatori ed i diabetici queste percentuali aumentano esponenzialmente in quanto aumentano i fattori di rischio che possono essere strettamente correlati all’insorgenza del disturbo.

Dal punto di vista eziopatologico, almeno il 70% dei casi di disfunzione erettile dipende da cause di origine organica. Sicuramente un ruolo molto importante è svolto da stili di vita inadeguati (come l’obesità, la vita sedentaria, il fumo), condizioni metaboliche (come il diabete e l’ipercolesterolemia), l’assunzione cronica di diversi farmaci (per esempio i beta-bloccanti per il controllo dell’ipertensione) o le conseguenze di diverse procedure chirurgiche.

È molto importante sottolineare come talvolta l’insorgenza improvvisa di disfunzione erettile possa costituire un campanello d’allarme per la salute generale dell’uomo in quanto, ad esempio avendo essa un’origine vascolare, può rappresentare un precoce esordio di angiosclerosi che può antecedere un episodio di ischemia maggiore, in sede coronarica (infarto ) o carotidea (ischemia cerebrale). La disfunzione erettile, altrettanto, potrebbe essere sintomo di esordio della microangiopatia diabetica.

Complessivamente, la disfunzione erettile può essere dovuta a diverse possibili cause: fattori vascolari (DE arteriogenica o venogenica), neurologici, iatrogeni, ormonali e/o psicologici.

Negli anni ’60 questo disturbo veniva considerato nel 90% dei casi a genesi psicologica e soltanto il 10% riconosceva una causa organica o fisica. Con il passare del tempo, sia per una maggiore incidenza dei fattori di rischio sopracitati sia per una migliore capacità diagnostica in tale ambito, le percentuali si sono quasi invertite. Tuttavia, molto spesso una componente psicologica, primitiva o secondaria, si associa sempre ad una problematica fisica nel campo erettivo. Basta infatti pensare allo stress, all’ansia da prestazione che possono contribuire a causare o accentuare una disfunzione erettiva.

È fondamentale, prima di eseguire le indagini diagnostiche per la disfunzione erettile, individuare possibili fattori di rischio (abitudini di vita, uso di droghe, presenza di malattie croniche, assunzione di farmaci, interventi chirurgici precedenti) o di rilevanti componenti psicologiche o relazionali tali da richiedere ad esempio una valutazione specialistica sessuologica.

L’anamnesi sessuologica permette di approfondire le relazioni affettive e sessuali del paziente, lo stile emotivo con cui egli affronta la tensione e l’ansia. È rilevante sapere se il paziente ha una storia affettiva, se questa è stabile e se in particolare, nell’eventuale coppia, c’è conflittualità: una richiesta di prestazione sessuale a tutti i costi o una non comprensione da parte del/della partner sono fattori scoraggianti per un uomo con problemi sessuali.

Le informazioni sulla partner inoltre ci permettono un inquadramento più completo: età, menopausa, assunzione di terapia estroprogestinica sostitutiva, assunzione di contraccettivi orali, stato di salute (eventuali interventi chirurgici o patologie che compromettono l’attività sessuale), modificazioni della libido. Informazioni relative al lavoro, in particolare eventuali problemi legati a esso (scarsa gratificazione, impegni pressanti, tensione con i colleghi), sono motivi che permettono di capire se c’è una parte intra-psichica all’ origine del disturbo.

L’esame obiettivo andrologico rappresenta un punto chiave nella valutazione del paziente con disfunzione erettile. L’esame obiettivo generale serve a escludere un quadro di franco ipogonadismo (riduzione patologica del volume testicolare), a rilevare problemi vascolari (aumentati valori pressori, alterazione dei polsi periferici) o metabolici (fimosi come segno di diabete mellito misconosciuto), oltre che ad escludere problemi neurologici di rilievo e presenza di placche peniene.

Successivamente verrà esaminata l’eventuale esistenza di patologie prostatiche (ad esempio prostatiti). Inoltre, la valutazione della prostata mediante esplorazione rettale costituisce un esame essenziale, in quanto le dimensioni prostatiche rappresentano un indice importante di androgenizzazione a tutte le età.

Per quanto riguarda la diagnostica di laboratorio è molto importante lo studio del quadro ormonale con dosaggio di: testosterone totale, prolattina, glicemia, trigliceridi, colesterolo, PSA (antigene prostatico specifico) plasmatico nei pazienti di età superiore ai 50 anni.

Attualmente, tra gli esami di secondo livello, l’Eco-Color-Doppler penieno dinamico farmaco-indotto è considerato il gold standard per porre diagnosi di conferma di disfunzione erettile su base vasculogenica, adeguato per la valutazione dell’integrità vascolare del pene. Si tratta di uno studio dinamico, ossia funzionale, eseguito in condizioni di base (pene in detumescenza) e dopo stimolazione con farmaci (sostanze vaso-attivo a dosaggio standardizzato) iniettati all’interno dei corpi cavernosi del pene, al fine di studiare l’afflusso ed il deflusso del sangue in condizione di erezione.

Inoltre, un altro possibile esame da eseguire è l’erettometria notturna che si avvale di uno strumento in grado di monitorare le erezioni spontanee durante le ore notturne. Attraverso i tracciati è poi possibile risalire alla qualità e al numero degli episodi erettili che si sono verificati durante il sonno. Infatti una disfunzione erettiva su base psicologica non dovrebbe compromettere la qualità e quantità delle erezioni spontanea durante la notte.

Articolo a cura del Dott. Andrea Cocci e del Dott. Gianmartin Cito

(Leggi la seconda parte qui e la terza parte qui)

un'immagine dell'Aquabeam

Aquabeam Waterject: Trattamento con getto d’acqua per l’iperplasia prostatica benigna con conservazione della eiaculazione

Aquabeam Waterject

Trattamento con getto d’acqua per l’iperplasia prostatica benigna con conservazione della eiaculazione

Villa Donatello la prima casa di cura privata ad utilizzarlo in Italia

Recentemente sono stati eseguiti nei più prestigiosi ospedali europei i primi interventi per la terapia dell’iperplasia prostatica benigna con utilizzo della rivoluzionaria terapia a getto d’acqua AQUABEAM.

Villa Donatello è la prima casa di cura privata a dotarsi di questo rivoluzionario macchinario.

I risultati ottenuti da questo nuovo approccio alla malattia prostatica sono molto importanti se teniamo conto del fatto che si stima che circa il 50% degli uomini dopo i 50 anni e l’80-90% dopo gli 80 anni sia affetto da ipertrofia prostatica.

Il Dottor Andrea Cocci – urologo sia dell’Università di Firenze che della nostra Casa di Cura e fra i primi chirurghi in Italia abilitato all’esecuzione della nuova tecnica – ci racconta di che cosa si tratti:

Questo trattamento innovativo dell’ipertrofia prostatica benigna è stato sviluppato negli Stati Uniti nella famosa Silicon Valley con l’obiettivo rendere un intervento comune come la resezione prostatica in caso di ipertrofia, semplice, veloce e sofisticato a tal punto da mantenere strutture nobili come quelle deputate alla eiaculazione.

La rivoluzione di questa procedura risiede nel sovrapporre l’immagine vista dal chirurgo con la strumentazione ottica con l’immagine ecografica ad alta risoluzione. Questo permette di definire i margini di resezione del tessuto e procedere in circa 4 minuti alla rimozione del tessuto interessato. Se comparato ai tempi di circa 60-120 minuti delle tecniche standard, la tecnologia Aquabeam rende questo intervento alla portata anche di chi ha problemi a sopportare l’anestesia per lunghi periodi.

Fra i molti vantaggi che questa tecnica offre ai pazienti attualmente selezionati grazie a criteri specifici, vanno sicuramente segnalate:

assenza di incisioni chirurgiche
durata dell’intervento (la procedura dura soltanto pochi minuti)
assenza di anestesia totale
preservazione della eiaculazione

Aquabeam usa una tecnologia ad acqua fredda il che riduce di molto il rischio di conseguenze sulle regolari funzioni sessuali, dato che l’effetto termico non impatta sulle strutture nobili nervose.

Questa procedura è entrata in uso regolare presso i maggiori ospedali americani ed europei con risultati stabili negli anni successivi al trattamento.

Gli urologi che hanno adottato questa tecnica, come il Dottor Andrea Cocci, si stanno confrontando per migliorarne la frontiera e permettere a molti più pazienti di poter accedere a questa tipologia di intervento.

I risultati ottenuti fino ad oggi offrono elementi di ottimismo perché la tecnica risponde alle necessità di cura, elevando gli standard di qualità della vita dei pazienti coinvolti.

Siamo inoltre lieti di presentare il video tutorial della procedura con la spiegazione del Dottor Andrea Cocci e i risultati ottenuti spiegati da un paziente che ha optato per questa procedura.


 

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