immagine di una colonna vertrebrale che si frattura

Osteoporosi: un nuovo test potrebbe aiutare a prevenirla con anni di anticipo

Prevenzione dell’Osteoporosi

Un nuovo screening genetico potrebbe predirne la predisposizione con anni di anticipo

Un nuovo studio, uno dei più grandi nel suo genere, ha recentemente identificato ben 899 regioni nel genoma umano associate ad una bassa densità minerale ossea, più di 600 delle quali non erano mai state identificate prima.

Le persone ritenute ad alto rischio – circa il 2% tra quelle testate – avevano all’incirca 17 volte le probabilità delle altre di sviluppare l’osteoporosi e circa il doppio di subire una frattura ossea durante la loro vita.

L’identificazione precoce di persone con un aumentato rischio genetico per l’osteoporosi potrebbe essere uno strumento importante per prevenire o ridurre l’incidenza della frattura ossea che colpisce milioni di persone ogni anno e che rappresenta un enorme costo di assistenza sanitaria a livello mondiale.

Esistono molti modi per ridurre il rischio di fratture da stress, tra cui la vitamina D, il calcio ed un corretto e costante esercizio fisico” – afferma Stuart Kim, professore emerito di biologia dello sviluppo presso la Stanford University School of Medicine e autore del paper pubblicato sulla rivista PLOS ONE – Al momento però non esiste alcun protocollo clinico dedicato alla prevenzione di questi rischi per gli anni ’20 o ’30. Un test come questo su vasta scala potrebbe essere un importante strumento clinico.

La perdita di massa ossea

Lo studio di cui stiamo parlando nasceva inizialmente come un’indagine volta ad aiutare grandi atleti del mondo dello sport e membri dell’esercito americano a conoscere meglio i rischi di lesioni ossee durante sessioni di allenamento intenso. Una volta compilati i dati raccolti, tuttavia, il gruppo di lavoro guidato dal Dott. Kim ha notato una forte correlazione tra le persone per le quali era stato predetto un più alto rischio di bassa densità minerale ossea, lo sviluppo dell’osteoporosi e le fratture.

Che cos’è l’osteoporosi?

L’osteoporosi è una malattia che si traduce in una riduzione della massa ossea a causa di perdita ossea, di carenze nella produzione ossea, o entrambi. La patologia è correlata con un’alta incidenza di fratture perché l’osso indebolito è meno in grado di sopportare gli stress da scivolamenti, cadute o talvolta anche la normale attività quotidiana. L’osteoporosi colpisce milioni di persone ed è responsabile di una su frattura su due nelle donne e una su quattro negli uomini di età superiore ai 50 anni.

Due studi precedentemente realizzati avevano dimostrato che esiste una componente genetica dell’osteoporosi: è più probabile che la sviluppi chi ha una storia familiare con precedenti. Oltre alla genetica anche i comportamenti quotidiani, compresa la frequenza e il tipo di esercizio fisico e di dieta, così come il peso e il genere di appartenenza, giocano un ruolo importante nella salute delle ossa.

Il test applicato su un vasto numero di soggetti

Il gruppo di lavoro del Dott. Kim ha analizzato i dati genetici e le informazioni sulla salute di circa 400.000 persone disponibili nella UK Biobank: un vasto compendio di informazioni non legate ad esplicite identità e liberamente disponibili per ricercatori di tutto il mondo. Per ogni partecipante sono stati raccolti dati sulla densità minerale ossea, sull’età, l’altezza, il peso e il sesso, nonché sulla sequenza del genoma del partecipante. È stato quindi sviluppato un algoritmo in grado di identificare le differenze genetiche presenti in natura tra le persone con bassa densità minerale ossea.

L’algoritmo assegnava un punteggio a ciascuno dei quasi 400.000 partecipanti che indicava il rischio di una bassa densità minerale ossea; le analisi successive hanno mostrato che il 2,2% di soggetti che si trovava ad avere punteggi più bassi erano 17 volte più predisposti, rispetto ai loro coetanei, a ricevere una diagnosi di osteoporosi e quasi il doppio delle probabilità di avere una frattura ossea.

A detta di molti studiosi che si sono interessati alla ricerca, ci si troverebbe di fronte a  uno dei più grandi studi di associazione su tutto il genoma mai conclusi per l’osteoporosi, che mostrerebbe chiaramente l’architettura genetica che sta alla base di questo importante problema di salute pubblica.

Kim sta ora pianificando di organizzare una sperimentazione clinica per indagare se gli atleti e i membri scelti dell’esercito identificati dall’algoritmo come ad alto rischio per l’osteoporosi possano aumentare la loro densità minerale ossea con semplici misure preventive. In futuro lo studio dovrebbe coinvolgere anche gruppi di giovani senza evidenti sintomi clinici di indebolimento osseo.


 

alcuni kiwi sia chiusi che aperti

Vitamina K e metabolismo osseo: mito e realtà

Pubblichiamo oggi una versione adattata per il nostro blog di una importante Review dedicata al rapporto tra Vitamina K e metabolismo osseo recentemente pubblicata dalla Dr.ssa Roberta Cosso e dal Dr. Alberto Falchetti del Gruppo EndOsMet su un’importante rivista scientifica.


Vitamina K e metabolismo osseo: facciamo un po’ di chiarezza.

Cos’è e dove si trova la vitamina K?

Sotto il termine vitamina K è rappresentato un gruppo di vitamine liposolubili, strutturalmente simili, identificate meno di 100 anni fa.

Diverse forme di vitamina K sono state descritte in natura e rappresentano vitamine liposolubili uniche, con una specifica funzione di coenzima (processi di carbossilazione): K1, K2, e K3.

La vitamina K1 è presente nelle piante/verdure, in più alta quantità in verdure a foglia verde, direttamente coinvolta nella fotosintesi. Gli animali possono anche convertirla a K2.

Le molecole di vitamina K2, o menachinoni, sono prodotte a livello intestinale da sintesi batterica.

Le principali forme alimentari si trovano, per lo più, in alimenti contenenti grassi, ad esempio formaggio fermentato, che ne miglioreranno l’assorbimento e la biodisponibilità rispetto alla K1.

La maggior parte della produzione di K2 avviene nel colon


La vitamina K3, o menadione, rappresenta una molecola provitaminica ed è un analogo sintetico, non usato come integratore nutrizionale nei paesi economicamente sviluppati per la sua potenziale tossicità.

Diversi prodotti naturali/sintetici, contenenti metaboliti della vitamina K, sono disponibili in commercio e il loro uso viene anche consigliato per una non meglio specificata salute delle ossa.

È pertanto necessario e utile affrontare questo aspetto specifico del loro uso, descrivendo lo stato dell’arte alla luce degli studi di ricerca di base, traslazionale e clinici, riportati in letteratura.

Esistono chiare evidenze per un’efficacia della vitamina K sulla salute dello scheletro?

In realtà, non abbiamo alcuna certezza di una reale efficacia della vitamina K nella prevenzione delle fratture da fragilità.

Ad oggi, gli studi clinici pubblicati sono stati condotti su diverse etnie, con diverse abitudini alimentari, supplementazione di metaboliti differenti di vitamina K, dosi diverse della stessa e diversi fattori di rischio di frattura.

La vitamina K sembra essere importante per la salute dell’osso e, in effetti, bassi livelli circolanti sono stati associati ad un aumentato rischio di fratture dell’anca in studi osservazionali.

Tuttavia, i risultati degli studi clinici sono ancora inconcludenti e non è ancora certo se la sua supplementazione, come K1 o K2, diminuisca il rischio di fratture vertebrali, non vertebrali, anche a causa dei limiti metodologici per la valutazione di questi risultati.

Deve ancora essere considerato e compreso quale tipo di vitamina K (K1, K2, K3?) sia da utilizzare nella pratica clinica quotidiana, come supplemento/farmaco per una migliore salute delle ossa.

vitamina-k-e-metabolismo-osseo

Possiamo suggerire la vitamina K con indicazione certa per mantenere o migliorare la qualità ossea?

L’efficacia della vitamina K sulla qualità dell’osso e sulla prevenzione delle fratture dovrà essere confermata in futuro con grandi studi clinici randomizzati, controllati, con una potenza statistica sufficiente per rilevare differenze, tra i gruppi confrontati, reali e clinicamente significative.

Attualmente, esistono diverse limitazioni prima di prescrivere consapevolmente una dieta arricchita o supplementi di vitamina K per una migliore salute ossea e queste limitate evidenze sulla prevenzione delle fratture da fragilità, fanno sì che non sia attualmente consigliabile un uso di routine dei supplementi per prevenire osteoporosi e fratture in donne in postmenopausa e uomini.

Inoltre, non abbiamo alcuna informazione chiara relativa a quali marcatori biologici potrebbero essere più sensibili ed accurati per valutare gli effetti sullo scheletro, sia positivi che negativi, della sua assunzione.

Domande ancora aperte

Vi sono ancora domande aperte che necessitano di adeguata risposta:

  1. nonostante un effetto minimo sulla massa ossea, la vitamina K può avere un effetto protettivo sulla fratture?
  2. quali altre vie metaboliche ossee vitamina K-dipendenti, oltre a quelle note, potrebbero essere presenti nell’influenzare il rischio di frattura?
  3. l’effetto della vitamina K sulla frattura potrebbe essere mediato attraverso un ruolo sulla qualità, la geometria, o la forza dello scheletro?

Un ruolo per il microbiota?

Un equilibrio tra microbiota (insieme dei microorganismi che vivono in simbiosi nel tubo digerente dell’uomo) benefico e patogeno durante l’infanzia e l’adolescenza potrebbe essere rilevante per la salute gastrointestinale e in generale per una sintesi e mantenimento favorevole di vitamina K.

Per concludere…

Nei prossimi anni, studi umani preclinici o clinici, dovranno produrre dati basati sull’evidenza per sostenere un ruolo per la supplementazione di vitamina K nella prevenzione e cura di malattie metaboliche dell’osso, come l’osteoporosi.

Vi è anche la speranza che ulteriori studi saranno più chiari nello stabilire una relazione causale tra stress ossidativo e perdita di massa ossea in donne in postmenopausa e uomini nell’invecchiamento, attraverso la somministrazione di agenti antiossidanti protettivi, quali la molecole di vitamina K, attraverso la dieta o integrazioni.

Roberta Cosso e Alberto Falchetti

immagine di un osso vertebrale

Screening del rischio di osteoporosi

Screening  gratuiti  a  Villa  Donatello contro il rischio di Osteoporosi

Iniziativa  in  collaborazione  con  Fismo-­‐Confesercenti  e  Villa  Donatello

Dottore tiene un cartello con scritto "Prevenzione osteoporosi"

Cos’è l’Osteoporosi

L’osteoporosi è una malattia in cui le ossa diventano fragili e deboli, con conseguente aumento del rischio di frattura.

Le persone affette da osteoporosi possono andare incontro a una frattura anche dopo un lieve trauma o una caduta dalla stazione eretta, durante lo svolgimento delle abituali attività quotidiane.

L’osteoporosi non dà segni o sintomi fino a quando si verifica una frattura – questo è il motivo per cui è spesso chiamata “malattia silenziosa”.

Le fratture da osteoporosi si verificano più comunemente in sedi come femore prossimale, colonna vertebrale, polso, omero e bacino, spesso con intenso dolore, disabilità significativa e, talvolta, conducono anche alla morte.

immagine con due sezioni di osso: una sana e una aggredita dall'osteoporosi

Una malattia comune

Si stima che in tutto il mondo una frattura da osteoporosi si verifica ogni tre secondi.

Dopo i 50 anni, una donna su tre e un uomo su cinque andranno incontro a una frattura.

Nelle donne oltre i 45 anni di età, le fratture dovute all’osteoporosi causano più giorni di ricovero in ospedale rispetto a molte altre malattie, tra cui il diabete, l’infarto e il cancro al seno.

Perché questa Campagna

Confesercenti Firenze – Fipac, insieme alla Casa di Cura Villa Donatello, nell’ambito della convenzione già in essere, ha progettato una campagna di prevenzione gratuita contro il rischio di osteoporosi, con l’obiettivo di migliorare il benessere dei propri soci.

osteoporosi 03

Villa Donatello in Pillole 18° Puntata - La prevenzione dell'osteoporosi