hamburger allineati su un tavolo di legno

Che cosa si intende quando si parla di “cibi processati”?

Che cosa si intende quando si sente parlare di “cibi processati”?

Quante volte avete incontrato la frase “cibi processati” leggendo di alimentazione su una rivista, ascoltando un dietologo in radio o in televisione o, ancora, visitando un Sito Web online? Sicuramente molte volte.

La frase però, lasciata cadere così come se fosse scontata, non corrisponde ad un’immagine immediatamente chiara di ciò che rappresenta.

È bene sapere quindi che, dal 2010 e poi dal 2016 di nuovo dopo aggiornamento, esiste una vera e propria classificazione dei cibi determinata da rapporti prestabiliti di livelli ed entità di processi subiti, chiamata Nova System.

Conoscere almeno a grandi linee di quali gruppi facciano parte gli alimenti dei quali ci cibiamo più spesso, ci aiuta ad interpretare informazioni importanti come quella che è stata riportata dalla stampa di tutto il mondo in queste ore, relativa ad un apparente aumento del rischio di mortalità derivato da un costante consumo di certe tipologie di cibi processati. Senza le coordinate esatte che ci permettano di capire se e dove sbagliamo, queste informazioni finirebbero nel dimenticatoio piuttosto che influenzarci ad adottare stili di vita e di consumo più salutari. Di seguito una lista esemplificativa di cibi, suddivisi nelle stesse categorie utilizzate dal Nova System. Per ulteriori informazioni, anche legate alla metodologia scientifica che ha portato alla realizzazione della classificazione, potete fare riferimento a questo documento ufficiale in lingua inglese.

Esempi di cibi non processati o minimamente processati

Frutta, verdura, legumi, latte (intero, parzialmente scremato e non grasso), uova, carne, pollame, pesce e frutti di mare, latte fermentato come yogurt, cereali (riso bianco, pasta), succo naturale, caffè e acqua.

Ingredienti da cucina processati

Sale, zucchero, miele, oli vegetali (d’oliva, di girasole, di mais), peperoncino, burro e strutto.

Esempi di cibi processati

Latte condensato, crema di latte, formaggi, prosciutto tradizionale stagionato, pancetta, frutta in scatola o succhi di frutta in bottiglia, pane (bianco e intero), birra e vino.

Esempi di cibi ultra-processati

Crema pasticcera, gelato, prosciutto, salame, salsiccia, hamburger, patè, foie gras, polpette di carne, patatine, cereali per la colazione, pizza, margarina, biscotti, muffin, ciambelle, croissant e altri dolci non fatti a mano, torte, cioccolato, marzapane, bevande gassate, bevande zuccherate artificialmente, bevande alla frutta, frappè, minestre istantanee, maionese, bevande alcoliche prodotte per fermentazione seguite da distillazione come whisky, gin e rum.


 

Un piatto di patatine fritte appoggiato su un tavolo di legno scuro

Quali sono le cause dell’obesità e quando una persona può dirsi obesa?

Quali sono le cause dell’obesità?

Quando una persona può dirsi obesa?

L’obesità è una condizione che incorre quando una persona è in eccesso di peso o ha una massa grassa così abbondante da mettere a rischio la propria salute.

I medici normalmete si avvalgono dell’Indice di massa corporea (BMI), che è uno strumento molto semplice per valutare se una persona ha un peso appropriato per la sua età, per il sesso e l’altezza. In buona sostaanza si tratta di un’analisi della combinazione tra altezza e peso: un BMI tra 25 e 29,9 indica che una persona è in eccesso di peso; un BMI maggiore di 30 suggerisce che una persona possa essere in condizione di obesità.

L’obesità, va ricordato, può aumentare il rischio di sviluppare una serie di condizioni di salute tra cui la sindrome metabolica, l’artrite e alcuni tipi di cancro.

La sindrome metabolica comprende una serie di problemi come l’ipertensione, il diabete di tipo 2 e le malattie cardiovascolari.

Mantenere un peso sano o perderlo grazie alla dieta e l’esercizio fisico, è un modo per prevenire o ridurre l’obesità. In alcuni casi non è da escludere la necessità di un intervento chirurgico.

Quali sono le principali cause dell’obesità?

un hamburger

1) Eccessivo consumo di calorie

Quando consumiamo più calorie di quante ne servano al nostro organismo per essere trasformate in energia, il nostro corpo le accumula sottoforma di grasso. Questo porta ad un eccesso di peso e probabilmente all’obesità.

Alcuni tipi di alimenti hanno maggiori probabilità di condurre ad un aumento di peso, specialmente quelli ad alto contenuto di grassi e zuccheri.

Tra gli alimenti che tendono ad aumentare il rischio di aumento di peso segnaliamo:

  • il cosiddetto Fast Food
  • i fritti
  • le carni grasse e processate
  • molti prodotti caseari
  • alimenti con zuccheri aggiunti come prodotti da forno, cereali per la colazione e biscotti
  • alimenti contenenti zuccheri nascosti come ketchup e molti altri in scatola e confezionati
  • succhi di frutta zuccherati, bibite e bevande alcoliche
  • alimenti lavorati ad alto contenuto di carboidrati come il pane

Consumare in eccesso questo tipo di cibi, soprattutto se in combinato ad una condizione di sedentarietà, può condurre un individuo alla condizione di obesità.

Si deve essere chiari anche su un’altra questione: persone che consumano una dieta composta principalmente a base di frutta, verdura, cereali integrali e acqua sono comunque a rischio di ingrassare se mangiano troppo o se intervengono fattori genetici che ne aumentano il rischio. Tuttavia è più probabile che esse godano di una dieta variata mantenendo un peso sano. I cibi freschi e i cereali integrali contengono fibre che fanno sentire una persona piena per più tempo e che favoriscono una sana digestione.

un uomo dorme sul divano abbracciato al suo cane

2) Condurre una vita sedentaria

  • Lavorare in ufficio invece che svolgere un lavoro manuale
  • Stare molte ore al computer o a guardare la televisione piuttosto che svolgere attività fisica
  • utilizzare esclusivamente l’auto per i propri spostamenti piuttosto che camminare o utilizzare una bicicletta

Meno ci muoviamo e meno saranno le calorie che consumeremo.

L’attività fisica è anche molto importante per regolare il comportamento degli ormoni i quali svolgono un ruolo molto importante su come il nostro organismo processa il cibo assunto.

L’attività fisica non richiede per forza un allenamento in palestra. Il lavoro fisico, camminare o andare in bicicletta, salire le scale e tutti i compiti domestici contribuiscono. Tuttavia sono la tipologia e l’intensità dell’attività ad influenzare il grado di beneficio a breve e a lungo termine per l’organismo.

una donna a letto che non riesce a dormire

3) Carenza di sonno

La carenza di sonno, ormai è accertato grazie ad una lunga serie di studi scientifici, può portare all’accumulo di peso corporeo e all’obesità perché può portare a cambiamenti ormonali che aumentano l’appetito.

Quando non dormiamo a sufficienza il nostro corpo produce la grelina: un ormone che stimola l’appetito. Contemporaneamente la mancanza di sonno determina anche una minore produzione di leptina, un ormone che invece sopprime l’appetito.

il corpo umano mostra il sistema endocrino

4) Sindrome metabolica e fruttosio

Gli scienziati credono che esista un legame tra l’alto consumo di fruttosio, l’obesità e la sindrome metabolica. Le autorità scientifiche hanno sollevato preoccupazioni circa l’uso di sciroppo di mais e altre sostanze ad alto contenuto di fruttosio per addolcire bevande e altri prodotti alimentari. I ricercatori osservano che l’assunzione di fruttosio in grandi quantità può essere un importante fattore predittivo del rischio metabolico soprattutto nei giovani.

Gli alimenti che contengono sciroppo di mais ad alto contenuto di fruttosio includono:

  • bibite, bevande energetiche e bevande sportive
  • caramelle e gelati
  • creme al caffè
  • salse e condimenti tra cui condimenti per insalata, ketchup e salsa barbecue
  • cibi zuccherati come yogurt, succhi e cibi in scatola
  • pane e altri prodotti da forno già pronti
  • cereali per la colazione, barrette di cereali e barrette energetiche

Per ridurre l’assunzione di sciroppo di mais e altri additivi controllate sempre le etichette prima di acquistare, optate per articoli non dolcificati o meno elaborati, preparate direttamente voi i condimenti per le insalate e, più in generale, cuocete il più possibile in casa i vostri prodotti alimentari.

Alcuni alimenti contengono altri dolcificanti, che possono comunque sviluppare altre tipologie di effetti avversi.

pillole di varie forme e colori

5) Medicinali

Anche alcune tipologie di medicinali possono contribuire all’accumulo di peso.

  • antipsicotici tipici, specialmente olanzapina, quetiapina e risperidone
  • anticonvulsivanti e stabilizzatori dell’umore, in particolare il gabapentin
  • farmaci ipoglicemici come la tolbutamide
  • glucocorticoidi usati per trattare l’artrite reumatoide
  • alcuni antidepressivi

Alcuni farmaci, tuttavia, possono portare invece alla perdita di peso. Chiunque stia iniziando un nuovo trattamento ed è preoccupato per il suo peso dovrebbe chiedere al proprio medico se il farmaco può avere qualche effetto.

6) Fattore genetico

Un gene difettoso associato alla massa grassa e all’obesità è responsabile di alcuni casi di obesità. Uno studio pubblicato nel 2013 indica un collegamento tra questo gene e:

  • l’obesità
  • i comportamenti che portano all’obesità
  • una maggiore assunzione di cibo
  • una preferenza per i cibi ipercalorici
  • una ridotta capacità della sensazione di sazietà

Conclusioni

Molti fattori giocano un ruolo importante nello sviluppo della condizione di obesità. I tratti genetici possono aumentare il rischio in alcune persone.

Una dieta salutare che contenga abbondanza di cibo fresco e un regolare esercizio fisico ridurranno il rischio di obesità nella maggior parte delle persone. Tuttavia, gli individui che hanno una predisposizione genetica potrebbero trovare più difficile mantenere un peso sano.

Condividi la tua situazione personale con il tuo medico di famiglia e discutine, se serve, con un professionista in grado di accompagnarti in un percorso sanitario controllato e costruito sulla tua specifica realtà.

Testata del sito web Vivermeglio

La nostra Casa di cura, da tempo, mette a disposizione Vivermeglio: un programma dedicato ai corretti stili di vita che si giova dell’intervento multidisciplinare di varie tipologie di professionisti in grado di costruire con te e per te un percorso di cura adeguato e fornirti un punto di riferimento di continuità che spesso, da soli, non siamo in grado di portare avanti.


 

una ragazza sta facendo ginnastica su un tappetino

Esercizio fisico e metabolismo: quando il grasso svolge un ruolo benefico

Esercizio fisico e metabolismo

Quando il grasso svolge un ruolo benefico

Un team internazionale di scienziati ha recentemente scoperto come l’esercizio fisico apporti benefici al metabolismo e alla salute nel suo complesso attraverso la sua interazione e il suo effetto sul grasso. La scoperta più sorprendente è stata quella che ha mostrato quanto il tessuto grasso svolga un ruolo attivo all’interno di questo processo.

Il gruppo di ricercatori di cui parliamo è stato lo stesso che, in un lavoro precedente, aveva dimostrato per primo che l’esercizio fisico stimola il tessuto adiposo a rilasciare molecole in grado di regolare il metabolismo.

Ora, in un nuovo articolo apparso sulla rivista Nature Metabolism, i membri dello stesso team descrivono la metodologia con la quale hanno identificato una di queste molecole e di come ne hanno studiato la sua attività.

La molecola in questione è una proteina chiamata fattore di crescita trasformante beta 2 (TGF-beta 2) e lo studio riguarda i suoi effetti sul metabolismo del glucosio e degli acidi grassi.

Utilizzando delle cavie, i ricercatori hanno dimostrato che l’esercizio fisico stimolava le cellule di grasso a rilasciare TGF-beta 2, apportando quindi miglioramenti alla tollerabilità del glucosio. Allo stesso tempo si è dimostrato che trattare un gruppo di topi sedentari con la molecola TGF-beta 2 ha permesso di invertire gli effetti metabolici dannosi dell’alimentazione ad alto contenuto di grassi in quei soggetti.

La scoperta che una singola proteina abbia effetti così importanti è stata piuttosto impressionante – ammette l’autrice a capo del team di studio Laurie J. Goodyear, professoressa di Medicina presso la Harvard Medical School di Boston.

L’adipochina in grado di migliorare la tolleranza al glucosio

La TGF-beta 2 è un adipochina, fa parte cioè di un grande gruppo di molecole proteiche di segnalazione tra cellula e cellula secrete dal tessuto adiposo. Questa tipologia di molecole aiuta a regolare una varietà di processi metabolici nel tessuto grasso ma anche nel cervello, nel fegato e in altri organi, svolgendo anche un ruolo importante nel sistema immunitario.

Il TGF-beta 2 però è diverso dalla maggior parte delle adipochine rilasciate dalle cellule grasse che tendono ad aumentare con l’obesità e possono danneggiare la salute e il metabolismo. La prof.ssa Goodyear spiega infatti che, a differenza degli effetti negativi di molte delle altre molecole dello stesso gruppo, questa nuova ricerca ha identificato e riconosciuto la TGF-beta 2 come adipochina che ha la proprietà di migliorare la tolleranza al glucosio quando viene rilasciata dalle cellule adipose a seguito dell’esercizio fisico.

Il team di ricercatori ha approfondito lo studio del comportamento delle adipochine negli uomini e nei topi maschi prima e dopo l’esercizio, registrando come i livelli di TGF-beta 2 fossero aumentati dopo l’esercizio fisico. Ulteriori approfondimenti hanno rivelato come l’esercizio fisico abbia causato un aumento dei livelli di TGF-beta 2 non solo nel tessuto adiposo ma anche nel sangue, sia sull’uomo che sulla cavia.

Nel corso di questi ulteriori approfondimenti si è infine appreso come il trattamento dei topi con TGF-beta 2 abbia attivato direttamente alcuni cambiamenti metabolici, tra i quali si sono notati rilevanti aumenti dei livelli di assorbimento degli acidi grassi e una migliore tolleranza al glucosio.

In una fase successiva dello studio i ricercatori hanno somministrato TGF-beta 2 a topi divenuti obesi in seguito ad una dieta ricca di grassi, osservando che la proteina aveva un effetto simile a quello prodotto dall’esercizio fisico: è riuscita cioè a invertire gli effetti negativi che una dieta ricca di grassi infligge al metabolismo.

Come i risultati di questa ricerca incidano sul futuro delle cure per il diabete e gli alti livelli di glicemia

Un passaggio molto interessante è stato quando si è inoculato la molecola TGF-beta 2 su cavie che avevano sviluppato diabete di tipo 2 in seguito ad un regime alimentare ricco di grassi. Anche in questo caso l’effetto è stato simile a quello provocato dall’esercizio fisico: un’inversione dell’impatto metabolico negativo della dieta.

Questo probabilmente è il primo studio in grado di dimostrare che una molecola prodotta dall’esercizio fisico può favorire il metabolismo.

Durante il processo attraverso il quale il TGF-beta 2 viene prodotto un ruolo molto importante viene svolto dall’acido lattico rilasciato dai muscoli durante l’esercizio fisico. L’acido lattico, dopo la sua produzione, viaggia nel tessuto grasso stimolando le cellule adipose a secernere TGF-beta 2.

I ricercatori ritengono che i risultati potrebbero portare a terapie che utilizzano TGF-beta 2 per il trattamento degli alti livelli di glicemia e del diabete di tipo 2. Come sempre accade in questo caso, tuttavia, la strada della Scienza è ancora lunga prima che tali trattamenti possano essere disponibili.

La Professoressa Goodyear conclude dicendo che

questa ricerca rivoluziona davvero il modo in cui pensiamo all’esercizio fisico e ai molti effetti che ha sul nostro metabolismo ma, soprattutto, di come il grasso stia effettivamente giocando un ruolo importante nel modo in cui i processi in atto nel nostro organismo durante l’esercizio fisico armonizzino il sistema metabolico.

Questo nuovo studio non fa che ribadire l’importanza che l’esercizio fisico ha per la nostra salute e, più in generale, di quanto sia fondamentale adottare uno stile di vita che tenga conto delle nostre effettive necessità alimentari, di sonno, di gestione dello stress. Di questo si occupa un team di professionisti riuniti nel nostro programma Vivermeglio: un percorso su misura, personalizzato in base al tuo stato di salute, alla tua età e alle tue esigenze particolari, in grado di offrirti una costante supervisione medica che garantisca la qualità e la correttezza scientifica del progetto. Per avere ulteriori informazioni puoi visitare il portale dedicato cliccando l’immagine sottostante.


 

Una bela rossa appena lavata

Qual è il metodo migliore per lavare le mele?

Qual è il metodo migliore per lavare le mele?

Uno studio dell’Università del Massachussets

Questa è la stagione delle mele, frutto molto amato e del quale l’Italia è un importante produttore.

Per difendere la qualità della produzione gli agricoltori utilizzano vari mezzi tecnici e chimici, tra i quali alcuni pesticidi.

Molte persone si chiedono spesso quale sia il metodo migliore per lavare le mele, togliendo non soltanto sporco e impurità, ma proprio i tanto temuti pesticidi.

Quest’anno l’Università del Massachussets ha deciso di svolgere uno studio approfondito proprio per dare una risposta a questa domanda, supportandola con dati effettivi raccolti secondo il metodo scientifico.

Quale metodo di lavaggio stai utilizzando? Ognuno ha la sua propria tecnica preferita di cui è geloso, spesso tramandata da generazioni, ma quello che è importante è che sia efficace, per questa ragione andiamo a dare un’occhiata a quello che lo studio ha riportato.

Gli scienziati che si sono cimentati in questo esperimento hanno inizialmente cosparso un buon numero di mele con un insetticida e un pesticida, lo stesso su tutte così da misurare poi i loro quantitativi al termine delle prove. Dopo averle lasciate riposare per 24 ore, le mele sono state immerse e lavate principalmente in tre differenti soluzioni, quelle più utilizzate comunemente:

  • una soluzione con semplice acqua
  • una soluzione con candeggina
  • una soluzione contenente l’1% di bicarbonato di sodio

I Risultati

Immergere le mele in una soluzione di bicarbonato di sodio per due minuti ha rimosso più pesticidi sia di un ammollo di due minuti nella soluzione di candeggina che dopo  due minuti di risciacquo sotto l’acqua del rubinetto.

Molto importante ricordare però che ci sono voluti 12-15 minuti nella soluzione di bicarbonato per eliminare completamente i pesticidi utilizzati in questo studio.

Un altro fattore molto importante da ricordare è che questo studio ha utilizzato soltanto due pesticidi, mentre l’industria della produzione ne utilizza molti altri tra quelli realizzati con sostanze chimiche accettate e permesse. Alcuni di questi pesticidi purtroppo penetrano nel frutto in profondità, rendendo impossibile rimuoverli a prescindere da qualsiasi tipo di lavaggio si decida di utilizzare.

Togliere la buccia è un altro modo efficace per ridurre l’esposizione ai pesticidi, ma così facendo si perderanno molte delle fibre e delle vitamine importanti che questo frutto ci mette a disposizione. L’acquisto di prodotti organici e non trattati rimane il metodo migliore per ridurre l’esposizione alle sostanze chimiche; anche questa tipologia di mele è spesso trattata con pesticidi, ma di tipo naturale e non sintetizzato.

Per utilizzare la tecnica del bicarbonato dovrete aver cura di mescolare 1 cucchiaino di bicarbonato in una quantità equivalente a 2 tazze d’acqua e lasciare poi le mele in immersione per non meno di 15 minuti.

patatine fritte

Obesity Day: nel 2025 una persona su tre sarà sovrappeso o obesa

Obesity Day: la Giornata Mondiale contro l’obesità

Nel 2025 una persona su tre al mondo sarà sovrappeso o obesa

L’11 Ottobre, nel mondo, si celebrerà l’Obesity Day: la giornata dedicata alla sensibilizzazione sui danni alla salute provocati dall’obesità.

Il World Obesity Day fu lanciato per la prima volta nel 2015 con lo scopo di sensibilizzare e supportare la ricerca di soluzioni pratiche che aiutassero le persone a perseguire e raggiungere livelli salutari di peso corporeo, cercando contemporaneamente di invertire il crescente trend di diffusione del sovrappeso e dell’obesità. Gli obiettivi dichiarati della campagna sono quelli di aumentare la consapevolezza, incoraggiare la promozione, migliorare le politiche e condividere le esperienze su questo grave problema globale di salute pubblica. La campagna ha raggiunto oltre sei milioni di persone nel 2016 – numero che si spera possa aumentare nel corso delle prossime edizioni a partire da quella di quest’anno – anche grazie alla condivisione di chi leggerà articoli che ne parlano come il nostro e quelli di molte altre fonti.

L’idea di dedicare una giornata all’Obesity Day nasce dalle attività della World Obesity Federation, realtà che rappresenta molti professionisti della comunità scientifica, medica e delle ricerca che operano in più di 50 associazioni regionali e nazionali. Attraverso i suoi membri si è formata una comunità globale di organizzazioni dedicate a risolvere i problemi dell’obesità. La mission di questo sodalizio è quella di guidare gli sforzi globali per ridurre, prevenire e trattare l’obesità.


La mappa della diffusione delle organizzazioni che al momento
supportanto ufficialmente l’Obesity Day


I dati che riguardano la diffusione dell’obesità nel mondo sono divenuti drammatici: assieme al fumo stiamo parlando della principale causa di morte nel mondo.
Si stima che dal 2025 i costi sanitari legati alla cura di patologie collegate al sovrappeso e all’obesità come diabete, malattie cardiovascolari e altro, raggiungeranno addirittura 1,2 triliardi di dollari e che per quella data ben una persona su tre nel mondo sarà sovrappeso o obesa: un dato pauroso che spiega in maniera ancora più chiara la vastità del fenomeno di cui stiamo parlando e che fa intravedere quante persone avranno un bisogno crescente nel tempo di costose cure sanitarie più o meno intense.
Il costo sanitario maggiore in termini di interventi legati alle malattie che possono colpire le persone affette da questa condizione, nel 2025 sarà a carico degli Stati Uniti per ben il 46%, ma è anche vero che il disastro maggiore si verificherà soprattutto nei paesi poveri, dove le strutture sanitarie nazionali riescono a malapena ad intervenire sulle problematiche legate alla natalità e alla diffusione delle malattie infettive gravi. Ad ogni modo i costi lieviteranno sostanziosamente per tutte le nazioni al mondo, rendendo sempre più complessa la gestione della sanità, con grossi rischi anche di rinnovate ingiustizie sociali.
due piedi su una bilancia che invece di restituire un peso fa la faccina triste
Sono molti gli interventi pensati e promossi dalla comunità scientifica nella speranza di arginare il fenomeno. Tra le varie soluzioni possibili c’è, per esempio, quella di promuovere la nascita e l’applicazione di una tassa sul consumo di bibite ricche di zuccheri, sulla stessa falsariga di ciò che avviene in tantissimi paesi per il tabacco e i suoi derivati. Stiamo parlando però di idee molto utili ma che da sole non possono bastare a risolvere il problema.
Uno dei problemi che sta rallentando la battaglia messa in piedi dalla World Obesity Federation e da decine di migliaia di strutture e profesionisti nel mondo, è il fatto che soltanto recentemente – e a macchia di leopardo – si sta cominciando a percepire il sovrappeso e l’obesità come una reale malattia.
Villa Donatello da sempre si occupa del problema non soltanto grazie alla Specialità di Dietologia e alla sua integrazione con altre realtà interne alla nostra struttura come il Gruppo EndOsMet, ma anche grazie a Vivermeglio, il programma dedicato a modificare le abitudini e lo stile di vita di persone che hanno avuto un rapporto scorretto con il cibo, la sedentarietà e molto altro. Vi invitiamo a visitare i link di queste nostre attività e a contattarci o di prenotare online una visita nel caso desideriate un’analisi della vostra situazione personale.

varie tipologie di pane

Cibi con e senza glutine: informazioni per una scelta più consapevole

Cibi con o senza glutine?

Qualche informazione per una scelta più consapevole

Capita spesso di lasciarsi trascinare da campagne di informazione parziali e compiere scelte in campo alimentare senza l’adeguata consapevolezza.

Le stesse campagne promozionali di alcuni prodotti, più che informare, seguono i trend che intravedono nelle discussioni dei potenziali clienti, apponendo etichette sugli alimenti che da sole non offrono informazioni nutrizionali utili, ma che intercettano il percepito del consumatore medio in funzione della vendita.

Questo fenomeno negli ultimi anni ha investito anche i cibi con e senza glutine: è in aumento il numero di persone che si nutrono di alimenti gluten-free anche quando non affette da patologie o intolleranze che lo richiedano espressamente.

Un nuovo studio, che ha analizzato le proprietà nutrizionali di molti alimenti senza glutine, ci permette di scoprire che questi mancano di importanti proprietà e che preferibilmente devono essere scelti in situazioni specifiche di necessità o di opportunità onde evitare di trarne più svantaggi che benefici, soprattutto se parliamo di alimentazione in età evolutiva.

La ricerca di cui stiamo parlando, presentata pochi giorni fa a Praga al 50° Congresso annuale dell’European Society for Paediatric Gastroenterology Hepatology and Nutrition, è dedicata ad una comparazione nutrizionale tra alimenti con e senza glutine.

Il glutine è una proteina presente in un’ampia varietà di grano, segale e orzo, così come negli alimenti da questi derivati come la pasta, il pane e altri prodotti da forno.

Le persone affette da celiachia devono seguire una dieta strettamente senza glutine, visto che questa patologia autoimmune può attivarsi anche in caso di assunzione di una quantità minima. Si è stimato che circa 1 persona su 100 nel mondo soffra di celiachia, stessa percentuale che si ottiene analizzando soltanto i paesi europei.

Oltre alle persone affette da celiachia sta crescendo il numero di soggetti che consumano alimenti senza glutine perché intolleranti: la sensibilità al glutine presenta gli stessi sintomi della celiachia, ma senza che si verifichino i danni all’intestino tenue tipici della patologia.

La ricerca, condotta dal Dr. Joaquim Calvo Lerma e dalla Dr.ssa Sandra Martínez-Barona dell’Instituto de Investigación Sanitaria La Fe a Valencia, si rivolge soprattutto a chi decide di consumare alimenti senza glutine soltanto perché percepisce questo attributo come più salutare, a seguito di campagne di promozione e marketing slegate da dati scientifici verificati.

Prodotti senza glutine con scarso valore nutrizionale? I consumatori possono essere fuorviati

I contenuti nutrizionali di più di 600 prodotti alimentari senza glutine sono stati confrontati con un numero simile relativo a prodotti che invece contengono il complesso proteico.

Ciò che è emerso per primo, durante la comparazione, è che gli alimenti senza glutine hanno un più alto contenuto energetico e che forniscono mediamente soltanto un terzo dell’apporto proteico che invece è assicurato dagli alimenti contenenti glutine.

Farina, pane, pasta, pizza, sono tutti alimenti ad alto contenuto proteico: privare un bambino di queste sostanze può avere un impatto negativo sul suo sviluppo, nonché avvicinarlo più facilmente a disordini come l’obesità.

Visto che sempre più persone stanno seguendo una dieta priva di glutine per gestire efficacemente la malattia celiaca – dichiara il Dr. Calvo Lerma – è fondamentale che i prodotti alimentari commercializzati come sostitutivi siano rielaborati dall’industria alimentare in maniera da garantire che essi realmente dispongano di valori nutrizionali simili a quelli che vanno a rimpiazzare. Questo è particolarmente importante per i bambini, poiché una dieta equilibrata è essenziale per una crescita e uno sviluppo sani.

Per andare oltre le etichette “con o senza glutine”, bisogna capire che ogni alimento in questione ha proprietà specifiche e che quindi non può essere valutato correttamente soltanto per una dicitura molto generica.

Per esempio lo studio rivela differenze importanti da conoscere.

  • il pane senza glutine contiene più lipidi e grassi saturi
  • la pasta senza glutine ha meno zuccheri di quella con il glutine
  • i biscotti senza glutine forniscono un apporto proteico decisamente inferiore alla loro controparte con glutine.

Queste sono soltanto alcune tra le differenze rilevate, per questo la comunità scientifica sta chiedendo che queste importanti informazioni siano messe in risalto sulle confezioni, così da permettere alle persone non già di seguire acriticamente una campagna di marketing o la moda del momento, ma di poter compiere le proprie scelte più consapevolmente.

Là dove i valori nutrizionali dei prodotti senza glutine variano in modo significativo dalle loro controparti contenenti glutine, ad esempio con livelli più alti di grassi saturi, l’etichettatura dovrebbe indicarlo chiaramente, in modo che i pazienti o i genitori possano prendere decisioni informate. I consumatori – conclude il Dr. Calvo Lerma – dovrebbero inoltre essere forniti di orientamenti per migliorare la loro comprensione delle composizioni nutrizionali dei prodotti, sia senza glutine che contenenti glutine, per consentire loro di effettuare acquisti più consapevoli e garantire una dieta più sana.


Per sapere di più sulla sensibilità al glutine guarda il video di Dario Bressanini, chimico e divulgatore scientifico