una ragazza fa esercizio fisico in casa guardando la televisione

Coronavirus: L’attività fisica ai tempi del COVID-19

L’attività fisica ai tempi del COVID-19

Una serie di indicazioni e consigli su come mantenersi attivi durante l’epidemia
a cura del nostro team di Medicina dello Sport

La pandemia di coronavirus (COVID-19) può rendere difficile mantenere uno stile di vita fisicamente attivo, ma noi proviamo con questo articolo a darvi qualche idea e suggerimento.

Sulla base di ciò che sappiamo finora sul COVID-19, questo virus sembra dotato di un potenziale di trasmissibilità molto alto. Per questo le disposizioni e le raccomandazioni ministeriali sono tutte improntate all’evitare quanto più possibile il contatto con gli altri e, nel caso questo sia necessario, a farci mantenere una distanza sociale di almeno 1 metro gli uni dagli altri.

Queste misure hanno ovviamente delle controindicazioni ed una di queste è la difficoltà di svolgere attività fisica: chiuse le palestre e i centri fitness, così come i parchi cittadini. Vietata anche la tradizionale corsetta, a meno che questa non avvenga nelle immediate vicinanze della nostra abitazione. In questo periodo di quarantena generalizzata quindi è quasi inevitabile rimanere molte ore seduti e inattivi.

Che cosa possiamo fare in merito?

Partiamo dalle indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), che anche in tempi normali consiglia di dedicare all’attività fisica almeno 20 minuti al giorno: le linee guida internazionali individuano infatti in 150-300 minuti a settimana la quantità di attività fisica ottimale per mantenere uno stile di vita sano e corretto.

Si noti bene che si parla di stile di vita in generale, proprio perché svolgere un’attività fisica adeguata e in maniera costante non influisce solo sulla tanto temuta pancetta, ma ha anche innumerevoli altri benefici su tutto il nostro organismo. Una regolare attività fisica, oltre a farci perdere peso eliminando quei chiletti di troppo, ci aiuta anche a:

  • Aumentare le difese immunitarie dell’organismo e di conseguenza a diminuire le probabilità di contrarre virus e malattie
  • Ridurre lo stress e l’ansia, che in un periodo come quello che stiamo vivendo sono sicuramente aumentati
  • Migliorare la qualità del sonno e di conseguenza il nostro benessere psico-fisico

Una volta stabilito il fabbisogno ideale di attività fisica, dobbiamo capire come possiamo perseguire questo obiettivo con tutte le limitazioni a cui siamo soggetti.

ATTIVITÀ FUORI CASA

Chiariamo subito un punto: fare jogging vicino a casa è un’attività formalmente consentita. Dopo diverse polemiche ed oggettive difficoltà di interpretazione delle precedenti norme, la nuova circolare del 31 Marzo del Ministero dell’Interno e un successivo tweet dello stesso Viminale sono stati molto chiari a riguardo:

Ma nonostante questa nota, l’argomento rimane non chiarissimo e l’applicabilità della norma non del tutto scontata, anche in virtù del fatto che in Italia stiamo sperimentando situazioni diverse per quanto riguarda la diffusione e la concentrazione del virus; tanto che stiamo assistendo a reazioni diverse da parte delle amministrazioni locali, dettate più che altro dalle differenti situazioni che si riscontrano nei vari territori.

La possibilità di svolgere attività fisica fuori dalle nostre abitazioni è quindi un argomento molto delicato. Se da un lato, attenendosi semplicemente alle indicazioni ministeriali, potremmo considerarla assolutamente legittima (oltre che salutare, tornando a quanto dicevamo all’inizio di questo articolo), da un altro punto di vista non ci sentiamo di consigliarla né tantomeno di incoraggiarla in un momento così critico e delicato.

Per dare un consiglio sensato e circostanziato dovremmo conoscere le specifiche condizioni di ciascuno di voi, in che quartiere vivete, se esistono spazi adeguati per correre o camminare e a quale distanza sono questi da casa.

Se non ci fossero alternative adeguate al correre all’aperto, il nostro consiglio sarebbe quello di attenersi al buon senso ed al senso di responsabilità.

Ma non lo facciamo, visto che esistono anche altre soluzioni per soddisfare il nostro fabbisogno quotidiano di movimento ovvero quella di svolgere attività fisica all’interno delle nostre case, senza nessun rischio di contatto con gli altri né quello di incorrere in multe (che tra l’altro sono anche piuttosto salate).

ATTIVITÀ IN CASA

infografica sulle attività che si possono fare durante la quarantena

Anche in questo caso partiamo dalle fonti ufficiali: il Ministero della Salute ha prodotto alcuni documenti che ci tornano utili per avere delle idee su come svolgere attività fisica in casa, alle quali ci fa piacere aggiungere alcune raccomandazioni e spunti supplementari.

Cominciamo da ciò che è possibile fare tra le nostra mura domestiche. Ovviamente alcune di queste attività presuppongono il possesso di alcuni strumenti specifici, che non tutti hanno; ma scopriremo che ci sono anche tante altre possibilità e per tutti i gusti. Ecco qui un piccolo elenco, senza la pretesa di essere esaustivi:

  • Ginnastica a corpo libero
  • Salto della corda
  • Corsa sul posto
  • Addominali
  • Flessioni sulle braccia
  • Squat
  • Yoga e Pilates
  • Ballare
  • Stretching
  • Allenamento con lo step (o con gli scalini di casa)
  • Allenamento con l’ausilio di oggetti (sedia, bottigliette di plastica, muro)
  • Allenamento con l’ausilio di macchinari (cyclette, panca, attrezzi, ecc.)

In questo caso il nostro consiglio è quello di scegliere una o più attività in linea con le nostre attitudini e con le nostre possibilità. È importante infatti non trasformare quello che deve essere tutto sommato un piacere benefico in un potenziale rischio per la salute.

Sempre in termini di cosa fare, le linee guida internazionali consigliano due tipologie diverse di attività fisiche: gli esercizi per migliorare la mobilità articolare e gli esercizi per rafforzare la muscolatura. Certo, se l’alternativa è l’assenza completa va benissimo eseguire anche solo una delle due tipologie di esercizi. Ma teniamo presente che questo è lo schema ideale consigliato per una sessione di allenamento domestico:

  1. Esercizi di riscaldamento
  2. Esercizi per la mobilità articolare
  3. Esercizi per rafforzare la muscolatura
  4. Esercizi di stretching finale

Un altro punto importante è quello di evitare di fare attività non adatte a voi: valutate sempre se gli esercizi che vi apprestate a fare siano sostenibili per il vostro fisico. Se venite da un lungo periodo di inattività, ad esempio, evitate di partire con sessioni troppo lunghe e stancanti: il vostro corpo, non abituato da tempo ad uno sforzo del genere, potrebbe risentirne.

Progettate sempre una tabella di lavoro di tipo incrementale: oggi farete 10, la prossima volta 15 e quella dopo ancora 20. Non cercate di fare troppo e subito: il vostro corpo, la sua elasticità e resistenza devono avere il tempo di abituarsi.

Per quanto riguarda invece le fonti di ispirazione su quali esercizi fare, la tecnologia ci viene in grande aiuto. Dai siti web, ai video su Youtube, fino alle innumerevoli applicazioni che possiamo scaricare sui nostri tablet e smartphone non abbiamo che l’imbarazzo della scelta.

In questo caso non stiamo a consigliarvi qualcosa in particolare, anche perché la disponibilità è pressoché infinita. Quello che ci piacerebbe trasferirvi è piuttosto un metodo e delle raccomandazioni di scelta e di selezione, che dovete poi personalizzare in base alle vostre esigenze e attitudini.

Non sarebbe corretto da parte nostra consigliarvi di guardare quel video o di scaricare quella applicazione, perché magari ciò che riteniamo utile e funzionale per una persona potrebbe non esserlo per un’altra.

Il nostro consiglio è quindi quello di sperimentare in prima persona, fino a trovare ciò che più vi si addice. Se individuate un video, ad esempio, guardatelo tutto fino alla fine senza replicare gli esercizi proposti, in modo da capire, in modalità riposo, se si tratta di un’attività per voi sostenibile. Non mettetevi subito a fare gli esercizi proposti dalla prima applicazione scaricata; prendetevi un po’ di tempo (tanto non manca) per scegliere e valutare bene.

Comunque, per non lasciarvi da soli in questa ricerca, vi riportiamo qui sotto un piccolo elenco di video online e di applicazioni da cui partire per individuare il vostro programma di allenamento domestico ideale.

Canali Youtube

Applicazioni per tablet e smartphone

  • 8Fit
  • Adidas Training by Runtastic
  • Allenamento di 7 minuti
  • Asana Rebel
  • Fitstar Personal Trainer
  • Freeletics
  • Keep, il trainer a domicilio
  • Nike+ Training Club
  • Pocket Yoga
  • Runtastic Results
  • Seconds
  • Seven – 7 minuti di esercizi
  • Sfida fitness 30 giorni
  • Squats Workout
  • Sweat
  • Sworkit
  • Sworkit Stretching
  • Virtuagym
  • Yoga.com
Tre medici con tute e mascherine di fronte ad una tenda da triage

Coronavirus: la pandemia e il distanziamento sociale

Coronavirus: la pandemia e il distanziamento sociale

Fanno riflettere 2 nuove ricerche basate su modelli matematici
in grado di fornire strumenti decisionali ai policymakers

Due distinti articoli, usciti nella giornata di ieri, contribuiscono a delineare un panorama della pandemia alquanto inquietante e del quale molti scienziati al lavoro dovranno tenere di conto.

Il primo, pubblicato da Science Magazine, stima che la maggior parte delle infezioni da COVID-19 non sono documentate nè identificate attraverso una regolare sorveglianza perché non presentano sintomi o ne presentano soltanto di lievi.

Asintomatici: i meno contagiosi che però trasmettono di più

Nonostante siano meno contagiosi dei casi sintomatici identificati, i casi non documentati contribuiscono alla trasmissione complessiva più dei casi sintomatici a causa della loro natura nascosta.

I risultati della nostra ricerca – commentano gli autori – indicano che l’86% delle infezioni esistenti non sono attualmente documentate e che ognuna di esse, malgrado i sintomi lievi o quasi inesistenti, è comunque in grado di trasmettere il contagio con una percentuale che è stimabile attorno al 55% di quanto possa essere quella di un’infezione attualmente documentata. Queste infezioni invisibili potrebbero essere quelle che hanno cancellato i confini, nascondendosi in soggetti apparentemente sani e trasportando il COVID-19 piano piano in tutto il mondo.

Gli autori sostengono che i Paesi dovrebbero aumentare in maniera radicale l’identificazione e il conseguente isolamento delle infezioni attualmente non documentate, perché solo così sarà possibile controllare completamente la pandemia. Questo è ciò che hanno fatto, ad esempio, la Cina e la Corea del Sud.

Anche lo stesso Tedros Adhanom – Direttore Generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità – durante una delle sue ultime conferenze stampa ha sintetizzato il suo messaggio rivolto alle nazioni con un: “Test, test, test”.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità dice che alcune nazioni non stanno eseguendo abbastanza test per il coronavirus:

Testate ogni caso sospetto.

Il j’accuse dell’OMS non riguarda un solo paese, ma leva il suo grido affinchè ci sia su questo punto una decisa inversione di tendenza.


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Modelli predittivi: diffusione, mortalità e livelli di ospedalizzazione da COVID-19

Un secondo documento, pubblicato da esperti modellisti dell’Imperial College, guarda al futuro per stimare la diffusione, la mortalità e l’ospedalizzazione da #COVID19 nel Regno Unito e negli Stati Uniti in diversi scenari di risposta all’epidemia.

Gli autori confrontano 2 tipi di risposta:

  1. Mitigazione: rallentamento della diffusione attraverso l’allontanamento sociale e altre misure senza arrestare la diffusione
  2. Repressione: intesa a invertire la diffusione dell’epidemia con l’isolamento domestico dei casi e delle quarantene, insieme all’allontanamento sociale e alla chiusura di scuole e università.

Gli autori dipingono un quadro terribile del futuro nel caso del solo approccio alla mitigazione, carico di casi e ricoveri incontrollabili, anche in concomitanza con un buon allontanamento sociale.

L’approccio repressivo si traduce anch’esso in un numero elevato di casi e ricoveri, ma molto inferiore rispetto agli altri approcci, quindi probabilmente gestibile dalle strutture sanitarie dei diversi paesi che lo utilizzassero.

Questo è un grafico che mostra come si comporterebbe l’epidemia negli Stati Uniti nei vari scenari (non fare niente, mitigare, reprimere). Nello scenario di Repressione il picco è spinto verso l’autunno, invece di essere in primavera/estate come sarebbe se si lasciasse che l’epidemia facesse il suo corso.

coronavirus pandemia un grafico che mostra gli andamenti dell'epidemiaCon la Mitigazione il picco arriverebbe più tardi (fine 2020/inizio 2021), ma sarebbe più alto e la conseguente domanda sugli ospedali sarebbe più elevata.

Con la Repressione, il picco arriverebbe invece in autunno (ottobre-novembre): supererebbe ancora la capacità di assistenza sanitaria, ma non così tanto come in altri scenari.

Attenzione, questi sono soltanto modelli previsionali, non è detto che le cose si svolgano esattamente come illustrato. Questi modelli, come molti altri, servono comunque alla politica per avere dei dati sui quali ragionare per prevedere le implicazioni delle scelte da compiere.

Ciò che entrambi i gruppi di ricercatori sottolineano, al termine di questi due studi, è che il modello d’approccio utilizzato dalla Cina e dalla Corea del Sud, che prevede un’intensa attività di test e di ricerca di casi, l’isolamento domestico e la quarantena insieme al distanziamento sociale, è probabilmente la combinazione più promettente attualmente sul campo.

 #restateacasa


 

Coronavirus: Villa Donatello si adegua alle nuove disposizioni ministeriali

Coronavirus: Villa Donatello si adegua alle
nuove disposizioni ministeriali


Se devi metterti in viaggio per raggiungere la nostra Casa di Cura

modulo autocertificazione


La nostra Casa di Cura sta svolgendo normalmente tutte le attività cliniche in entrambi i plessi, sia la nella nuova sede di Via Ragionieri a Firenze Castello, che nel presidio storico di Viale Matteotti a Firenze.

Siamo in costante collegamento con la Regione Toscana e con tutti gli altri enti preposti alla gestione di questo periodo, per operare secondo i criteri decisi e seguendo scrupolosamente le indicazioni.

Tra queste vi è quella di disciplinare gli accessi alle strutture sanitarie in maniera da evitare caos e favorire una maggiore sicurezza di chi arriva e di chi si trova già in una struttura clinica. Lo scopo principale è, ovviamente, quello di non favorire eventuali occasioni di diffusione del contagio e di mantenere normale l’erogazione di tutti i servizi a disposizione dei nostri pazienti.

Hai febbre, tosse o difficoltà respiratorie e hai una prenotazione attiva presso una delle nostre strutture? Chiedici uno spostamento di data (chiamandoci allo 055 50975 o collegandoti sul nostro sito web), chiama il Numero Verde della Regione Toscana 800.55.60.60 per informazioni più dettagliate; il numero è attivo dal lunedì al venerdì, dalle ore 9 alle ore 18. Rispondono operatori adeguatamente formati per fornire orientamento e indicazioni sui percorsi e le iniziative individuate dalla Regione sul tema del Coronavirus.

Se pensi di aver avuto contatti stretti con casi confermati di Covid-19 o se sei ritornato nelle ultime settimane in Italia dopo aver soggiornato nelle aree della Cina interessate all’epidemia o da zone sottoposte a quarantena della Regione Lombardia e della Regione Veneto, devi invece fare riferimento ai seguenti contatti messi a disposizione dalle Aziende sanitarie:

➡️Asl Toscana centro (Firenze, Prato, Pistoia, Empoli): 055.5454777 – Email: rientrocina@uslcentro.toscana.it
➡️Asl Toscana nord ovest (Pisa, Livorno, Lucca, Massa Carrara, Viareggio): 050.954444 – rientrocina@uslnordovest.toscana.it
➡️Asl Toscana sud est (Arezzo, Grosseto, Siena): 800.579579 – rientrocina@uslsudest.toscana.it

Villa Donatello, clinica di proprietà del Gruppo Unipol, ha messo a disposizione della Regione Toscana e dell’Area Vasta Centro tre posti letto di terapia intensiva (di cui uno in isolamento) e dodici posti letto di degenza ordinaria al fine di contribuire alla gestione dell’emergenza Coronavirus. I posti letto verrebbero eventualmente destinati ad assistere pazienti affetti da altre patologie per le quali non è possibile rimandare le cure, consentendo agli ospedali pubblici di liberare risorse per curare pazienti infetti da Coronavirus.
Villa Donatello supporta il sistema sanitario pubblico in questo momento di emergenza, integrandosi come un unico sistema sanitario e poggiandosi su un principio di mutua solidarietà tra strutture.


copertina della sezione dedicata alle fonti autorevoli su coronavirus

Cerchi informazioni? Scegli le fonti opportune!

Siamo tutti abituati a consultare la Rete per reperire informazioni. Purtroppo, però, quando si tratta di argomenti delicati come quelli legati alla Salute, è spesso complicato per l’utente non esperto reperire notizie adeguatamente verificate.

La ricerca sui Social Network, le informazioni di seconda mano girate dagli amici, un semplice tweet, non certificano che ciò che state leggendo sia corretto, o addirittura vero, tanto più quando si sta parlando di qualcosa di molto complesso come la natura di questa nuova infezione che è ancora in gran parte sconosciuta allo stesso  mondo scientifico.

Una buona parte del panico e del caos che si sono generati in questi giorni, dipende anche dal fatto che sono circolate notizie incorrette, se non addirittura false e tendenziose. Ecco perché abbiamo deciso di provare ad elencare alcune delle fonti che riteniamo idonee a comunicare una situazione di crisi come quella generata dalla comparsa del coronavirus COVID-19.


Una nostra selezione di articoli e spunti interessanti, in costante aggiornamento

Anche a noi piace rimanere informati. Per questo abbiamo pensato che, nel farlo, potevamo raccogliere gli spunti e le informazioni più importanti per condividerle con chi ci segue.

A questo scopo abbiamo dedicato la nostra attività concentrandoci in special modo su due strumenti a nostra disposizione che vi segnaliamo qui: Twitter, che ci dà l’opportunità di essere rapidi; Flipboard, attraverso la nostra rivista “Villa Donatello News“, dove invece raccogliamo articoli di approfondimento più lunghi.


 

Immagine del Premio Villa Donatello dedicato ai giovani atleti del Firenze Rugby 1931

Villa Donatello istituisce un premio per i giovani del Firenze Rugby 1931

Villa Donatello istituisce un premio per i giovani del
Firenze Rugby 1931

L’obiettivo del premio “Atleta dalla A alla Z” è quello di promuovere i valori sani alla base dello sport

Atleta dalla A alla Z” è un nuovo premio istituito dalla nostra Casa di cura, partner sin dal 2017 del club professionistico di rugby Firenze Rugby 1931 “I Medicei” che milita nel campionato di Serie A.

La scelta che abbiamo promosso è stata quella di puntare ai bambini e ai ragazzi che militano nelle giovanili dello storico club fiorentino, nel tentativo di valorizzarne le qualità di atleti a tutto tondo: i criteri di assegnazione del riconoscimento, infatti, vanno dalla serietà e la puntualità allo spirito di squadra, da una corretta alimentazione allo stile di vita anche fuori dal campo. Il punto focale è quello di promuovere tutta una serie di caratteristiche che deve avere uno sportivo oggi: integrità, aspetto fisico, qualità tecniche e comportamenti morali in primis.

Tutte le categorie di giovani saranno coinvolte in questo progetto: i ragazzi delle formazioni Under 6, 8, 12, 14, 16 e Under 18.

La targa – che potete vedere in foto – sarà assegnata nell’intervallo delle partite casalinghe della formazione principale giocate presso il Ruffino Stadium Mario Lodigiani.

A consegnare il riconoscimento saranno un rappresentante della nostra Casa di Cura e uno degli atleti della prima squadra.

La prima assegnazione sarà già effettuata il  prossimo Sabato 21 Dicembre a margine dell’incontro che I Medicei affronteranno contro il FEMI-CZ Rugby Rovigo Delta che inizierà alle ore 15.00

Una cultura sana della partecipazione allo sport e della condivisione di valori si forma proprio a partire dalle compagini giovanili. Questo nostro premio vuol essere un investimento nella formazione di futuri atleti di valore, sani fisicamente, forti dal punto di vista tecnico ma che abbiano anche tutte le caratteristiche di serietà, applicazione, condivisione e inclusione che lo sport moderno richiede come caratteristiche aggiuntive, se non addirittura principali.

In bocca al lupo a tutti i giovani coinvolti e un ringraziamento alla dirigenza de I Medicei che ha creduto come noi nella condivisione dei valori che questo premio porta con sé.

In questo servizio di Italia 7 la premiazione della categoria “Under 8”


 

L’Intelligenza Artificiale di Google Health come supporto nella lotta al tumore al seno

L’Intelligenza Artificiale di Google Health

Un prezioso supporto per la prevenzione del tumore al seno

In un recente articolo pubblicato sul nostro blog vi avevamo aggiornato sui progressi dell’Intelligenza Artificiale come supporto alla Medicina, promettendovi di seguire l’evolversi della ricerca.

In queste ore sta facendo il giro del mondo una notizia che riporta i risultati di un nuovo test su un prodotto di  Google Health che sarebbe stato messo  alla prova nella lettura di alcune mammografie, con il risultato di aver scoperto delle formazioni tumorali al seno di alcune pazienti che difficilmente sarebbero potute essere individuate dagli esperti. Ci sembra bello e importante cominciare questo nuovo anno con una notizia che sembra infondere molta speranza sulla crescita della qualità dei programmi di prevenzione contro il cancro.

Il software di Intelligenza Artificiale di cui stiamo parlando ha colto nella lettura delle immagini mammografiche elementi che poi sono stati effettivamente riscontrati come primitive formazioni cancerogene, mentre contemporaneamente è stato in grado di eliminare alcuni  falsi positivi che sarebbero stati impossibili da cogliere anche dall’occhio dei professionisti più stimati.

Se questo nuovo programma dovesse dimostrare di saper ripetere i risultati ottenuti, alla luce di un lungo e ancor più approfondito trial che ne dovrà confermare la bontà, potrebbe proporsi come fondamentale strumento per la prevenzione del cancro alla mammella, condizione che colpisce ormai quasi una donna su otto nel corso della propria esistenza.

Negli ultimi anni sono aumentati a dismisura i programmi di prevenzione in grado di individuare ed eliminare per tempo il tumore al seno; anche la nostra Casa di Cura è da tempo attivissima su questo fronte. Malgrado l’impegno progressivo, il cancro riesce comunque a colpire, così come continueranno a ripetersi situazioni di falso positivo, non per imperizia ma perché, allo stato delle cose, anche in caso di un piccolissimo dubbio rilevato dalla mammografia è giusto che si proceda con analisi più approfondite. Immaginate, per esempio in quest’ultimo caso, quanto potrebbe incidere un tecnologia di supporto ai radiologi di tutto il mondo nell’eliminare situazioni di ansia e di paura in donne invece perfettamente sane.

Il software di cui stiamo parlando riesce a leggere e interpretare i dati in tre diversi modi prima di combinarli e produrre quindi una sorta di punteggio di rischio che risulta molto più accurato di quelli attualmente a nostra disposizione.

Gli scienziati hanno messo alla prova l’Intelligenza Artificiale sulle mammografie di oltre 76.000 donne nel Regno Unito e di 15.000 donne negli Stati Uniti. Come ulteriore prova, alla IA di Google Health è stato poi chiesto di valutare quasi 30.000 nuove mammografie di donne britanniche e statunitensi che avevano un cancro confermato dalla biopsia o che non presentavano segni di cancro durante il follow-up a distanza di un anno dal primo controllo.

Negli Stati Uniti, le donne che si sottopongono allo screening del cancro al seno tendono ad essere visitate ogni uno o due anni e le loro mammografie vengono esaminate da un unico radiologo. Rispetto al sistema statunitense, l’IA ha prodotto il 5,7% in meno di falsi positivi e il 9,4% in meno di falsi negativi.

Nel Regno Unito, le donne vengono sottoposte a screening meno spesso, in genere una volta ogni tre anni, ma le loro mammografie vengono esaminate da due radiologi, e a volte un terzo in caso di disaccordo. L’IA si è comportata solo marginalmente meglio del sistema britannico, riducendo i falsi positivi dell’1,2% e i falsi negativi del 2,7%.

I risultati suggeriscono che l’IA potrebbe migliorare la qualità dello screening del cancro al seno negli Stati Uniti e mantenere lo stesso livello nel Regno Unito, con l’IA che assiste o sostituisce il secondo radiologo.

Questo nuovo strumento, data la giusta tendenza all’aumento dei controlli preventivi in tutto il mondo, potrebbe anche sopperire alla mancanza del numero di radiologi sufficienti a coprire la domanda, rendendo possibile, là dove sono almeno due i professionisti coinvolti nella lettura dei dati, la sostituzione di uno dei due.

Attenderemo ulteriori sviluppi del trial che verrà programmato nei prossimi tempi, per poi tornare a parlarvene qui nel nostro blog.

fonte: New York Times, Time, The Guardian, ANSA

 

il famoso "tocco delle dita" del Giudizio Universale di Michelangelo

Sensazioni fantasma: come il nostro cervello processa la sensazione del “tatto”

Sensazioni fantasma

Come il nostro cervello processa la sensazione del “tatto”

Vi è mai capitato che qualcuno vi toccasse il braccio sinistro quando, in realtà, aveva toccato quello destro? Gli scienziati conoscono questo fenomeno e lo chiamano sensazione fantasma: può aiutare a far luce su come il nostro cervello reagisce e processa la sensazione del tatto.

Il cervello umano è ancora per molti aspetti misterioso. Ci sono fenomeni complessi che sfuggono alla nostra comprensione, come il dolore agli arti fantasma che si verifica quando una persona crede di poter rilevare il dolore o altre sensazioni tattili ad un arto che ha perso con l’amputazione.

Alcune persone sperimentano allucinazioni tattili durante le quali credono erroneamente di provare una sensazione quando, in realtà, nessun fattore avrebbe potuto indurla.

Le allucinazioni tattili si verificano di solito in individui che sono sotto particolari condizioni psicologiche come la schizofrenia, ma non è raro che anche soggetti mentalmente e fisicamente sani possano sperimentare fenomeni simili.

Per esempio, quando una persona viene toccata sulla mano sinistra, può credere di aver percepito un tocco al piede sinistro o viceversa: questo è proprio il caso di ciò che gli scienziati chiamano sensazione fantasma: i ricercatori impegnati a studiare questa strana situazione sono ancora lontani da capire perché questo fenomeno si verifica.

In un nuovo studio recentemente realizzato, i cui risultati appaiono pubblicati su Current Biology, un team di ricercatori della New York University e delle Università di Amburgo e Bielefeld, in Germania, spiegano in dettaglio cosa caratterizza le sensazioni fantasma, sostenendo che una migliore comprensione di questo fenomeno potrebbe aiutare gli specialisti a decifrare altri misteri simili, compreso il dolore agli arti fantasma.

I limiti delle spiegazioni precedenti su come e dove i nostri processi cerebrali processano la sensazione del tocco, diventano evidenti quando si tratta di persone che hanno avuto parti del loro corpo amputate o che soffrono di malattie neurologiche – osserva il coautore dello studio Prof. Tobias Heed.

Egli sottolinea che, fino ad oggi, gli scienziati hanno appreso sorprendentemente poco su come il cervello umano elabori la sensazione del tatto.

Le persone che hanno avuto una mano o una gamba amputata spesso riferiscono sensazioni fantasma su quegli arti – prosegue il Prof. Heed – . Ma da dove viene esattamente questa falsa percezione?

Studiando a fondo i processi cerebrali

Fino ad oggi gli scienziati pensavano che la nostra percezione cosciente di dove si è verificato un tocco derivasse da una mappa topografica archiviata nel nostro cervello. Seguendo questa ipotesi, parti del corpo come le mani, i piedi o il viso, sarebbero rappresentati su questa mappa.

Tuttavia questo nuovo studio, che si è concentrato sull’analisi comportamentale in partecipanti pienamente sani, indica che il modo in cui il cervello attribuisce le sensazioni tattili è molto più complicato.

Nello studio in questione i ricercatori hanno condotto cinque diversi esperimenti, ognuno dei quali ha coinvolto la collaborazione di 12-20 adulti sani. Durante ogni esperimento i partecipanti hanno accettato di avere degli stimolatori tattili attaccati alle mani e ai piedi. I ricercatori hanno utilizzato questi stimolatori per generare sensazioni tattili in due diverse parti del corpo in rapida successione e poi hanno chiesto ai partecipanti di segnalare dove avevano sentito i tocchi. Questa tipologia di test è stata poi ripetuta diverse centinaia di volte per ogni partecipante.

Sorprendentemente, nell’8% di tutti i casi, i soggetti hanno attribuito il primo tocco ad una parte del corpo che non era stata nemmeno toccata – dandoci modo di verificare una discreta distribuzione della presenza di sensazioni fantasma – dichiara il ricercatore capo dell’esperimento, Stephanie Badde.

Le 3 caratteristiche delle sensazioni fantasma

La concezione precedente, come abbiamo accennato, attribuiva la posizione di un tocco dipendente da mappe del corpo conosciute dal nostro cervello: tutto ciò però non combacia in alcun modo con queste nuove scoperte.

Lo studio dimostra che le sensazioni fantasma possono avere 3 caratteristiche diverse:

  • L’identità dell’arto: un tocco su una mano viene percepito dall’altra mano.
  • Il lato del corpo: una persona potrebbe pensare di sentire un tocco alla mano destra quando, di fatto, si è verificato sul piede destro.
  • La normale posizione anatomica dell’arto (destro o sinistro). Per esempio, se una persona incrocia le braccia o le gambe, posizionando l’arto destro a sinistra del corpo, potrebbe erroneamente percepire un tocco al braccio destro come un tocco al piede sinistro.

Quando parti del corpo vengono posizionate sull’altro lato, per esempio quando incrociamo le gambe, i due sistemi di coordinate entrano in conflitto -prosegue il Prof. Heed.

I risultati attuali non si limitano a contraddire le precedenti conoscenze sulla modalità del cervello di elaborarare la percezione del tatto, ma quanto, in futuro, aiutare a guidare la ricerca sulle sensazioni degli arti fantasma e altri fenomeni correlati.

Un mistero affascinante che ci apre nuove porte per una maggiore conoscenza del nostro organo pensante.


 

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